Vi porteremo ovunque

Vi dice niente questo titolo? Alla gran parte di voi, credo di no. Si tratta del vecchio slogan dell’Alitalia, quello ‘storico’, prima del ‘piano Prato’ del 2007, che lo sostituì in ‘Volare nella tua vita’, poi sono arrivati i ‘patrioti’ di Berlusconi,  poi le Poste con MistralAir, poi Ethiad e poi arriviamo all’oggi. Era da tempo che stavo preparando i materiali per un post sui trasporti, come sarà questo e vi devo confessare che della vicenda Alitalia, oggi, mi interessa relativamente poco. Mi interessava molto di più parlare di nazionalizzazione dieci anni fa, cosa che feci e che all’epoca era davvero impopolare, quasi quanto criticare l’euro. Non mi fermai lì, scrissi molte altre cose su Alitalia  (forse ce ne sono delle altre di seguito a quelle linkate a fine articolo, onestamente non mi ricordo), ovviamente nel silenzio generale. Ebbi delle attestazioni di stima che ancora gelosamente conservo, ma questa è un’altra storia.

Quindi, ricapitolando, adesso, nell’anno di grazia 2017…mi venite a parlare di nazionalizzazione? Ma esattamente, dieci anni fa, cosa stavate facendo? Io non è che fossi un pieccidì o master in bisnissamministrescionanlò all’epoca: facevo la matricola in una città di provincia, eppure se ci potevo arrivare io a certe conclusioni, magari ci si poteva arrivare anche un po’ più in alto.

Come sia finita, ce lo racconta icasticamente anche il superallineato Corriere , colonizzati a terra, colonizzati in cielo. Usque ad sidera, usque ad inferos, come ci spiegano quelli che amano i brocardi.

In tutto ciò le ‘associazioni dei consumatori’ sono da sempre il terminale delle politiche deflazionistiche made in UE e nascono proprio perché alla dimensione politica della cittadinanza viene sostituita, dall’ordinamento UE, quella economica del consumo, quindi non è un caso che in questi giorni vengano intervistati esponenti delle stesse sull’operatività di Alitalia. A parte che non è dato sapere con quali qualifiche tecniche i suesposti soggetti parlino (abilitazioni? Specializzazioni?), tanto per tornare al noto dibattito sulle ‘fake news’, tuttavia siccome stiamo andando verso il trimestre estivo è pressoché certo che non ci saranno problemi di operatività: la cassa acquisita con l’aumento di domanda di posti e i prezzi relativamente più alti rispetto al resto dell’anno saranno sufficienti per coprire le spese operative (quelli che hanno studiato economia sanno che si tratta di una quasi  rendita  ), ma l’operazione è, chiaramente, quella di abbattere i ricavi nel breve/brevissimo termine, creando quindi una sofferenza nell’operatività dei voli e permettendo all’avvoltoio di turno di prendersi i residui asset attivi o comunque interessanti. Vediamo se mi sbaglio.

Detto questo, comunque, meglio tardi che mai: c’è stato un bel convegno sulla nazionalizzazione di Alitalia, di seguito vi posto i video di Bagnai e Paolo Maddalena, se poi vi interessano gli altri li trovate qui 

E la morale qual è? La morale è che l’impresa pubblica è come l’aria: ci si accorge di quanto serva solo quando manca. Beh, un po’ come tutte le cose essenziali, peraltro… La mattina mica vi svegliate e misurate la percentuale di ossigeno nell’aria, no?

Ne volete una riprova? Leggete qui : ci sono un tram, degli imprenditori (negozianti) e un quartiere di periferia. Sembra una storiella, ma è la semplice realtà.  Naturalmente se poi i tram e gli autobus ce li producessimo anche, sarebbe meglio come già ci dicevamo. Ancora una volta, anche su questo tema occorre guardare con enorme interesse a quello che si sta facendo a Napoli:

E quindi che si fa? Occorre  muoversi, appunto, perché qui stanno scappando con l’argenteria : i conti correnti e libretti ce li hanno già svuotati, ma evidentemente non basta, visto che al governo stanno preparando la privatizzazione 2×1 (paghi uno prendi due, come al supermercato) quella con l’integrazione ANAS/Ferrovie. Qui trovate un quadro più chiaro delle cifre di cui si parla, quando si discute di privatizzazioni. Questo come prelevamento occulto di ricchezza aggregata, poi c’è la vostra personale, di ricchezza, cari lettori: per esempio quando vi arrivano le bollette.  Volete sapere come finisce? Finisce così: a meno che non si inizi, seriamente, a rimettere in piedi un’idea di impresa pubblica e politica economica alternativa a quella dominante.

D’altra parte, che ripensare a un coordinamento delle politiche di intervento pubblico nei settori economici sia un passaggio ineludibile e ineliminabile, come abbiamo già detto, e come prova anche questa notizia: che le utility siglino un protocollo per le sinergie operative, significa solo che l’unica strada sensatamente percorribile è quella dell’holding, cioè l’IRI.

Visto che si parla di mobilità, vi segnalo che il 7 maggio  il comitato che si batte contro la Pedemontana organizza una biciclettata sui luoghi dello scempio, perché, appunto, non tutti i modi di muoversi sono uguali…

Oggi, peraltro, sarebbe anche il Primo Maggio. Settant’anni fa Portella della Ginestra, e prima ancora i ‘martiri di Pietrarsa’: senza agire sugli snodi di cui ci occupiamo, l’unica prospettiva possibile è questa … Quindi, insomma, auguri. Non so voi, ma io credo di averne bisogno.

 

Alberto Leoncini

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Terzo compleanno: a Canossa con la faccia di quelli che l’avevano sempre detto

Eh, si, passa il tempo: sono tre anni che esiste questo blog. Il primo anniversario l’abbiamo celebrato così, il secondo così e il terzo, che sarà domani ma non so se avrò il tempo di scriverci, quindi il post lo pubblico oggi, lo celebriamo intanto con l’invito alla quarta assemblea nazionale di Indipendenza  che sarà fra un mese…Per i più pigri incollo anche la locandina:

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Io parlerò, per la cronaca, di radicamento territoriale e strutturazione di un’alternativa politica, quindi vi aspetto…Naturalmente, per chi non avesse associato la cosa, il 25/3 a Roma ci sarà il vertice europeo per rilanciare in pompa magna la retorica unionista in occasione del sessantennale dei Trattati di Roma, istitutivi della CEE, divenuta ora UE. Sarà un’occasione importante per contestare il modello egemone e le relative politiche, quindi invito chi può/vuole a scendere in piazza. Diversi saranno i cortei, come Indipendenza dobbiamo ancora sciogliere la riserva sul quale partecipare, tuttavia troverete le info sul sito, ma anche qui, per i più pigri vedrò di darne conto qui.

Bene, ora veniamo al merito: che saremmo tornati da dove siamo partiti, solo con trent’anni di deindustrializzazione, quasi dieci di recessione tecnica e un tessuto istituzionale ridotto a un colabrodo, questo l’abbiamo sempre saputo, e detto qui, qui e in molti altri post, ma quello che vi propongo oggi le supera tutte: avete presente HFarm? Si, questa:

Ecco, gira gira, tutto questo smart, duepuntozero, nuovismo variamente declinato dove arriva? Ma al caro vecchio IRI, amici miei!

Esattamente come l’acqua per lessare le patate: vi giuro che non credevo ai miei occhi, ma vedere che CDP nel suo sito ufficiale, cioè di fatto il braccio pubblico di investimento che ha sostituito (parzialmente e male, perché dovrebbe fare altro) l’IRI sia partner di HFarm con dichiarazioni del genere:

Abbiamo dato vita insieme a Cattolica ad un pool di investimento – ha commentato Aldo Mazzocco, Head of Group Real Estate del Gruppo Cdp  con l’obiettivo di sostenere una importante realtà italiana del mondo dell’innovazione. L’investimento è coerente con la vocazione del nostro fondo FIA2, dedicato alle nuove forme dell’abitare, degli ambienti di lavoro e dell’educazione”.

è qualcosa di incredibile. Ora, per arrivare qui, a prescindere dalla bontà o meno della scelta, che non è mio interesse sindacare…anche perché non c’è assolutamente niente di male nell’attivare una partnership con un soggetto sostanzialmente pubblico, il punto è che, mediaticamente, il mondo ‘start up’, digitale, e-tutto viene descritto come qualcosa di radicalmente ‘nuovo’ e ‘diverso’ dalle vecchie logiche politiche, economiche e sociali.Ora, a parte il fatto che si tratti in molti casi di tecnologia militare, come internet che è la base di tutto e che quindi deriva direttamente dal ‘bene pubblico’ per definizione da manuale, cioè la difesa, appunto (e quindi la sovranità come monopolio dell’uso della forza…). Questa narrazione va smentita e va invece indagato come e in che termini debba concretarsi l’intervento pubblico nel frangente attuale, che è quello che facciamo qui. Il punto, quindi, non è se debba esserci un intervento pubblico nell’economia ma come, quindi si rassegnino quelli che ‘eh ma non siamo più negli anni ’60’.

A questo punto, dovevamo proprio sottoporci a questo calvario economico? E se no, chi dobbiamo ringraziare? Quei personaggi, senza riferimenti, che ci hanno imbottito le prime serate sulle magnifiche sorti progressive delle privatizzazioni? O con la storia dei panettoni di Stato?  O con l’italietta della liretta? Vogliamo poi parlare del dogma dell’indipendenza della banca centrale? E, per quanto qui direttamente ci interessa, il conto di aver raso al suolo una delle più grandi conglomerate industriali pubbliche del mondo, esattamente, a chi lo dobbiamo mandare?

Beh, Borghi ci ha già detto nel 2012 come finirà:

Spero vivavamente che questo sia l’ultimo compleanno che ho tempo di festeggiare qui, perché, sapete, ho in cuor mio la speranza che fra un anno il regime sia caduto e avremo iniziato la, lunga e non meno faticosa, ricostruzione che sarà economica ma riguarderà anche la ricomposizione delle fratture (umane, personali, famigliari e politiche) create da questo modello. In tale contesto spero di poter dare il mio contributo e di avere poco tempo per le analisi perché il tempo dovrebbe essere assorbito dalle cose da fare, potendole fare. Questo è il mio augurio e la mia speranza, un po’ come il bellissimo discorso di Nord che trovate al minuto 1h 56 min, da Il partigiano Johnny di Fenoglio. Se non l’avete visto, regalatevi due ore per guardarlo integralmente.

Io, per parte mia, cercherò di non rimanerci nell’ultimo mese di guerra, poi ognuno faccia come crede.

 

Alberto Leoncini

PS: è ripartito il trenoverde2017 di Legambiente/Trenitalia

il governo non ha ancora fissato la data dei referendum su voucher e appalti, voi intanto seguite la campagna. 

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Vivere per lavorare: here we go again

Mentre stavo scrivendo questo avevo visto la promo di PresaDiretta ‘Salari da fame’, ovviamente sapevo che sarebbe stato interessante ma il post era già stato predisposto. Naturalmente provvedo ora a postarvi la puntata completa  invitandovi a visionarla. Come dicevo, è indubbio che il tema del lavoro diventerà sempre più centrale, tuttavia vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che se i salari sono ormai polverizzati e il lavoro è svalutato, questo non significa che la ‘sinistra’ ne abbia compreso le ragioni, tant’è che in questi giorni si è alleata con i grandi operatori (google, Starbucks etc…) contro le politiche (sbagliate) di Trump, il perché lo trovate qui. Tanto è vero che anche nella stessa puntata di Iacona, fatta molto bene, è andato in Svezia ma non è stato dato il giusto risalto al fatto che…. la Svezia ha potuto riallineare il cambio dopo la crisi del 2008. Come ricorda PalombiPiù che con Spagna e Irlanda, in realtà, sarebbe preferibile comparare la Finlandia con un Paese simile, la Svezia: fino al 2008 le economie delle due nazioni crescono più o meno in modo simile, poi crollano dopo la crisi finanziaria negli Usa e da lì si salutano. Oggi a Stoccolma il Pil è dell’8% superiore a quello del 2008: fa una differenza di 20 punti percentuali coi cugini. La Svezia, però, non ha l’euro: tra il 2008 e il 2009 ha lasciato svalutare la corona di circa il 20% restaurando per questa via la sua competitività.

Ah, per i più attenti dei miei lettori, questo articolo io l’ho già citato nel mio pezzo  sulla riduzione dell’orario di lavoro, sperimentata in Svezia.  Peraltro anche lì c’è chi, a sinistra, lavora per uscire dalla UE. 

Per chi volesse il bignamino, il succo lo spiega Fassina qui:

Per chi volesse invece la ‘versione estesa’, c’è Bagnai. 

Nella II parte della puntata trovate anche il tema dell’acqua pubblica con una bella intervista a Luigi de Magistris, uno dei più importanti risultati concretati dalla sua amministrazione come ho ricordato nel mio pezzo sul municipalismo. 

Alberto Leoncini

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Economie carcerarie e impresa pubblica: quale futuro, quali prospettive

Prendo spunto dalla realizzazione di questo bel reportage a puntate da una collaborazione la Repubblica/Antigone sulle condizioni delle carceri italiane per trattare un tema di cruciale importanza per chi si occupi di impresa pubblica, cioè le economie carcerarie.

Non v’è dubbio che la riqualificazione professionale e l’offerta di percorsi rieducativi basati su un’alternativa lavorativa sia un fatto imprescindibile per evitare recidive, per cui è chiaro che devono essere attivati anche da parte della domanda pubblica percorsi di sostegno a questa forma di impresa. Naturalmente si va sempre lì: occorre mettere in discussione le logiche della filiera mercatista egemone, che si tratti di privatizzazioni o di economie carcerarie, da lì non si scappa, un po’ come dal carcere, insomma. Naturalmente, visto che dobbiamo conteggiare tutti gli zerovirgola sarebbe da valutare il costo per la società di un recidivo e l’acquisto di beni e servizi senza ricorrere al mitico ‘mercato’.

Il paradosso è che siamo ossessionati da ‘sogni’e ‘visioni’ quando si parla di integrazione europea, poi concretamente l’unico orizzonte di azione politica possibile è il ragionierismo spinto. Ad ogni modo, come i lettori di questo blog sanno, oggi si tratta di combattere una battaglia che è insieme culturale ed economica, a tal proposito è imprescindibile conoscere e far conoscere ciò che si sta muovendo sul terreno della costruzione dell’alternativa, per esempio forse non tutti sanno che c’è un ottimo, a quanto a mia conoscenza il più completo, database di prodotti dalle carceri italiane nel sito del Ministero della Giustiza e a Torino ha aperto Freedhome , negozio dedicato proprio ai prodotti carcerari (su questi temi v. in particolare 7 e 8).

Carcere, ma non solo: per la specificità antimercatista che anima questo spazio non si può non segnalare la rete fuorimercato che unisce produzione economica, rivendicazioni sociali e sovranità alimentare.

Qualche che sia il vostro livello di aggiornamento sulla realtà, si sta alzando il livello dello scontro politico/sociale e probabilmente ancora si alzerà nei prossimi mesi. Se avete qualche euro (5,10, 15 o anche di più, non faccio i conti in tasca a nessuno), vi consiglio di devolverlo a chi da anni sta lavorando per uscire da questo pantano, tipo  Indipendenza, o Asimmetrie APS : l’informazione (non la propaganda) saranno beni vitali per sopravvivere nel prossimo periodo.

I mezzi di queste realtà sono, a dir poco, ridicoli rispetto a quelli su cui possono contare i nostri avversari: ne volete la riprova? Greekcrisis di Panagiotis vorrebbe far su 5.000 (cinquemila) euro per comprare una macchina usata. Questo è il livello in cui le realtà di opposizione operano. Da sempre c’est l’argent qui fait la guerre, quindi fatevi i vostri conti e valutate serenamente il da farsi.Ah, poi ci siamo anche noi

A margine di ciò, vi segnalo, fra i video in particolare quello dedicato a maternità e carcere e quello dedicato alla sfera affettiva e detenzione (2 e 6), perché forniscono un quadro molto efficace di due problemi enormi, cui in Norvegia hanno dato delle risposte significativamente diverse, come si vede le battaglie di civiltà da combattere sono ancora molte.

Alberto Leoncini

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Lavorare per vivere e vivere per lavorare

Giorni fa ho visto su twitter una vignetta che faceva: “Sharing economy, zio, praticamente io coltivo il campo e in cambio do una parte del raccolto” “Fico! Anche mio nonno faceva il mezzadro”. Sulla sharing economy non mi dilungo perché ne ho già parlato qui , più che altro riflettevo su quanto diventerà attuale l’impresa pubblica, come già ho detto nell’ultimo post, certo magari non lo chiameremo più ‘acciaio di Stato’, ma tanto lì torneremo.

D’altra parte, se avete visto com’è andata in questi giorni con il terremoto e il maltempo,  con paesi e frazioni isolati dalla rete elettrica per giorni e giorni, comprenderete agevolmente il perché i socialisti hanno voluto la nazionalizzazione dell’elettricità e perché tornare nelle mani dei monopoli non sia una grande idea, visto che nessun privato avrà mai voglia di gestire le aree in perdita e impervie, che sono, en passant, una fetta consistente del territorio italiano. Naturalmente se poi riusciamo a capirlo senza doverci assiderare, meglio ancora.

Per arrivare dove dobbiamo arrivare, sarà fondamentale intrecciare le rivendicazioni e porre fine alla settorializzazione delle stesse. Ad esempio, un fatto gravissimo come l’accorpamento del Corpo Forestale ai Carabinieri, ha arrecato danni ai terremotati all’ambiente e non è molto dissimile dall’abolizione della polizia municipale varata in Grecia nel 2013 . Ah, se volete sapere come sta andando da quelle parti, leggetevi questo.

Con Indipendenza è esattamente quello che stiamo cercando di fare, a tal proposito occorre ri/portare il lavoro (non fesserie tipo reddito della gleba, per capirci) al centro del dibattito politico, ma fuori dalla retorica perché anche problemi come la scarsità di sangue nei centri trasfusionali  non sono imputabili né ‘al freddo e all’influenza’ come pretenderebbe di fare l’articolo né alla congiura plutomassonica, quanto al fatto che, siccome tutti i lavoratori sono ricattabili per le ben note ‘riforme’, si sono ridotte le richieste di permesso per effettuare le donazioni perché chi ha la fortuna (eh, si, un po’ come quando ti sorteggiano per le casette) di avere un lavoro, di certo non si vuol mettere in cattiva luce, d’altra parte se rompi c’è un comodo licenziamento disciplinare che ti aspetta, il commento lo fa Bagnai e quindi vi rinvio lì.

Ancora, come avrete visto dall’ottimo servizio/inchiesta di Presadiretta, ‘Vite h24’  il modello egemone impone ritmi di vita sempre più allucinanti e insostenibili, quindi invece che baloccarsi con fesserie tipo ‘family day’, sarà imprescindibile lavorare per una rivendicazione organica sulla conciliazione lavoro/vita famigliare, per una politica dei redditi e della genitorialità, così come per l’ampliamento delle iniziative imprenditoriali al di fuori delle logiche di mercato, come questo maglificio confiscato che ha creato la sciarpa di Libera  .

In questi giorni sta partendo la campagna della CGIL per i due referendum abrogativi sul lavoro (voucher e appalti), sarà importante non farsi prendere in contropiede (c’è il quorum, perché sono referendum abrogativi), perché la porcata governativa sulla fissazione della data è sempre dietro l’angolo, quindi occorre sin d’ora seguire la campagna sui social facebooktwitter e sensibilizzare amici e conoscenti nella vita reale.

Alberto Leoncini

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L’ordine nuovo

Siamo all’inizio di un nuovo anno, quindi pur nella consapevolezza delle difficoltà del momento e delle tante incognite che popolano l’oggi, occorre guardare anche con un moto speranza al futuro.

Non so se il 2017 sarà l’anno della capitolazione del regime euroatlantico, certo è che ‘l’ordine nuovo’, per dirla con Gramsci, non è ancora sorto e in questi momenti di passaggio occorre arrivare preparati e attrezzati a ogni evenienza, perché è dalla gestione della fase di transizione che si possono governare i fenomeni nel lungo periodo.Tutte cose dette da Indipendenza già due anni fa e che vi invito a riprendere.

Certo, magari Gramsci per i ben noti e condivisibili motivi non sarebbe contento di essere citato a Capodanno, tuttavia la speranza con la quale inizio quest’anno è che mi sono convinto di una cosa: eliminato questo tappo, il succitato regime e la relativa egemonia culturale, si apriranno praterie immense per l’impresa pubblica, ma non un ritorno al passato, quanto qualcosa di inedito rispetto a ciò che abbiamo oggi: nonostante la rimozione culturale, gli sberleffi, la decostruzione; sotto la cenere l’impresa pubblica continua ad affermare la propria esistenza.

Come sapete, penso che il mondo stia cambiando, non sono ottimista ma credo che i semi della trasformazione siano stati piantati: vi cito quattro esempi.

Il primo è particolarmente caro a noi di chininodistato perché riguarda la cannabis di Stato prodotta a Firenze nello stesso stabilimento del Chinino. Una storia che continua e che non si interrompe.

Il secondo è, in continuità con la nostra prospettiva municipalista, cronaca trevigiana riguarda le sinergie fra ATS (la società del servizio idrico trevigiana) e Contarina (la società incaricata di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani)  , a tal proposito particolarmente importante è un passaggio dell’econotiziario n.12, oggi non disponibile in rete ma che potrete credo a breve scaricare a questo link  (pag.5).

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Il terzo, da la Repubblica di ieri è questo articolo: invitandovi a leggerlo per intero, vi riporto il solo incipit: “Si potrebbe definire la rivincita dello Stato padrone”

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risposta mia: e non avete ancora visto niente! D’altra parte siamo nel centenario della rivoluzione russa, quindi qualche spettro che si aggira lo dovete pur mettere in conto…

Il quarto riguarda Acque Vicentine e la scelta di operare con Banca Etica. Un fatto interessante, perché l’impresa pubblica del XXI secolo non potrà prescindere dalle forme di mutualità e auto organizzazione affermatesi nel frattempo.

 

Siamo nei giorni della crisi Monte Paschi Siena, quel che dovevo dire l’ho sostanzialmente detto  , il dato di fatto è che la nuova stagione dovrà essere qualcosa di molto diverso dall’operazione MPS, eppure anche in questo caso dovrà essere compiuta una battaglia perché quella banca torni a essere lo zoccolo duro delle nuove BIN. Come già ci siamo detti c’è molto da fare, ed è con questo spirito che condivido con voi i ‘buoni propositi’ per il 2017 di Mimmo Porcaro , un sentiero sicuramente sul quale riflettere per prepararsi e strutturarsi alle grandi e complesse sfide che, comunque sia, dovremo affrontare in quest’anno agli esordi.

Per concludere un augurio all’inizio del nuovo anno: che quello appena trascorso sia l’ultimo Natale senza i panettoni di Stato. Una battuta, ma neanche troppo.

Alberto Leoncini

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Dopo il referendum costituzionale: fra rinnovamento e restaurazione europea

Dall’ultima volta che ho scritto è un passato un po’ di tempo, ma, come dicevo, ci sono stati un po’ di impegni, non da ultimo il referendum che fortunatamente ha avuto l’esito sperato. Ovviamente la guerra continua, anzi si alzerà il livello dello scontro, come spiega Grigoriou Panagiotis  : chi si illudesse di aver sconfitto la filiera che ha voluto la riforma, incorrerebbe in un grossolano errore, occorre quindi attrezzarsi con strumenti culturali e politici, senza pretesa di esaustività segnalo un paio di cosette questo e questo  sempre dall’ottimo vocidallestero che vi consiglio di seguire e monitorare.

Il dato, tuttavia, è che c’è stata un’importante eterogenesi dei fini: si è tornato a parlare di Costituzione e dell’assetto di valori e idealità che tratteggia nel suo insieme: è il primo passo per riportarla al vertice della gerarchia delle fonti e, quindi, necessariamente per uscire dalla UE, il cui diritto oggi prevale anche sulla Costituzione.

Un dettaglio che mi fa particolarmente piacere, avendo scritto dell’importanza del CNEL nel 2012, quindi prima che l’oscenità della riforma fosse stata partorita, è che anche tale istituzione è stata oggetto di dibattito, segnalo in proposito questo e questo sulla genesi storica  riscoprendone significato e ruolo, a questo punto mi auguro che ci sia chi abbia il coraggio di porre tali istanze come concreta rivendicazione politica, valorizzando quella sede di confronto intercategoriale e utilizzando davvero il ‘diritto di tribuna’ dato dal CNEL per avanzare proposte e istanze per un nuovo modello economico, in particolare da parte del sindacato ma non solo.

Poi c’è MPS, con gustosissime prese di posizione, come quella del Sole24Ore, sull’intervento dello Stato nel rispetto del mercato . Sempre per tornare ai Pooh: “il mio amore si potrebbe svegliare, chi la scalderà”. Certo, dopo aver preso quel che c’era da prendere. Insomma, il classico ‘testa vinco io, croce perdi tu’.

Come stiano le cose con riferimento alla crisi bancaria, lo spiega benissimo Bagnai . Aggiungo solo che qualsiasi ipotesi di intervento statale sganciata da una prospettiva di rilancio dell’impresa pubblica sarà solo l’ennesimo favore a speculatori e delinquenti con il colletto bianco, nulla di più, e contribuirà a far perdere in misura ancor maggiore credibilità e prestigio alle istituzioni che, senza batter ciglio, aprono il portafogli per 20 miliardi di euro (per ora…) quando si tratta di banche e, invece, quando si tratta di urgenze per la collettività (sanità, scuola, dissesto idrogeologico, prevenzione sismica, trasporti pubblici e chi più ne ha più ne metta)….eh, no, c’è la crisi. Non parliamo poi di ipotesi di controllo pubblico di imprese in crisi, perché guai a violare le sacre regole del mercato!

Naturalmente parlo a ragion veduta di criminalità economica, perché già nel 2007 c’era chi, come Fabrizio Zampieri, spiegava esattamente cosa si nascondesse dietro l’operazione MPS/Antonveneta. certo, poi come ha ricordato Claudio Borghi su MPS non abbiamo nemmeno visto un processo.

Certo, in confronto ai valori in gioco con la crisi bancaria si tratta di noccioline, ma vi comunico che, digerito il panettone, le poste aumenteranno le tariffe  (dal 10 gennaio), questo perché, come noto, con le privatizzazioni i servizi migliorano e i costi per l’utente scendono. E le marmotte, come da copione, incartano la cioccolata. Che, poi, portando un beneficio a tutta l’economia, le privatizzazioni faranno anche crescere i vostri redditi. Che infatti sono cresciuti, o no?

In questi giorni esce anche il nuovo numero di Indipendenza , in cui viene pubblicato il mio già annunciato lavoro sul municipalismo, con la recensione all’ultimo lavoro di Paolo Maddalena  in seno a un percorso di lettura che abbraccia anche il testo di Paolo Berdini ‘Le città fallite’. Si tratta di un articolo di cui sono particolarmente contento, non solo perché costituisce una prima sintesi sul municipalismo, quanto anche perché tale tema assumerà un’importanza vieppiù crescente nella prospettiva di organizzare politicamente il malessere di questo periodo pertanto vorrei, nel mio piccolo, cercare di fornire un contributo al dibattito. Chi saprà cogliere tale sfida nei termini in cui la tratteggio, iscriverà un’importante ipoteca sul futuro politico dell’alternativa.

C’è anche un mio lavoro su regimi alimentari, scelte di consumo e sovranità alimentare, temi sui quali reputo importante intervenire per fare un po’ di chiarezza, cercando di dare una prospettiva di direzione politica alle istanze emergenti in questo periodo su alimentazione vegana/vegetariana, scelte di consumo e ‘sovranità’ del consumatore.

Alberto Leoncini 

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Il NO di Loredana Cannata

Condivido con voi il post di Loredana Cannata sul NO al referendum costituzionale, che qui trovate sul suo profilo facebook. Un sincero grazie a questa figura della nostra scena culturale, politica e sociale che ho definito ‘La Franca Rame dei giorni nostri’, dopo uno scambio su twitter in esito all’articolo ‘questo è il mio paese’ per l’incessante impegno nei confronti del Sud del mondo e delle lotte sociali contro la globalizzazione, lo strapotere degli oligopoli finanziari e il sistema di rapporti economici in essere. Proprio nella prospettiva della costruzione di un ‘NO sociale’ vi indico anche il volantino elaborato da Indipendenza, da scaricare, diffondere e postare accanto a quelli elaborati dal Comitato per il NO.  

Perché voterò NO alla DEforma della Costituzione al referendum del 4 Dicembre.

1. E’ un ulteriore passo verso la privatizzazione del potere e la perdita dei diritti a cui assistiamo da anni, espressione della volontà dei poteri forti finanziari e autoritari che sempre più fanno soccombere la politica e la democrazia al dominio economico ed élitario.
2. Insieme alla nuova legge elettorale già approvata (Italicum), espropria la sovranità al popolo e la consegna ad una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri, mettendo in quelle poche mani gli organi di garanzia di cui si arroga l’elezione (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale).
3. Considerato che in Italia abbiamo tendenzialmente 3 blocchi politici che raccolgono ognuno il 25-30% dei voti e che a votare è circa il 50% degli aventi diritto, tale minoranza parlamentare pluripotenziata sarà l’espressione del 15% della popolazione.
4. Sono 47 gli emendamenti che andranno a modificare la seconda parte della Costituzione, quindi un vero e proprio stravolgimento di quest’ultima, ma ciò intaccherà anche i principi fondanti della prima parte, dato che impoverirà due concetti vitali, la democrazia (Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”) e la rappresentanza (Art. 2 “La sovranità appartiene al popolo”).
5. Questo Parlamento, che intende così pesantemente modificare la Costituzione, è stato eletto con una legge elettorale (Porcellum) che è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Inoltre, è una DEforma frutto non della volontà autonoma del Parlamento, ma scritta sotto dettatura del governo.
6. Il Senato non sarebbe più eletto dal popolo, ma da un meccanismo nebuloso che comprende i consigli regionali e i sindaci e che renderebbe ancora più confusionaria la sua elezione.
7. I costi del Senato sarebbero ridotti solo di un quinto. Maggiori risparmi potrebbero semplicemente derivare da tagli di stipendi e privilegi ai politici e dall’eliminazione delle assurde pensioni d’oro. Il governo usa questo tasto come uno specchietto per le allodole verso chi non avrà la pazienza di indagare a fondo le reali conseguenze e finalità di questa DEforma.
8. Non produce semplificazione, ma moltiplica fino a 10 i procedimenti legislativi e incrementa la confusione. L’unica semplificazione che comporta è quella di accentrare il potere in poche mani.
Quando c’è la volontà politica, sono molto rapidi ad approvare una legge, come è successo con il Jobs Act.
9. Triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare.
10. E’ una DEforma scritta intenzionalmente in modo da creare confusione (andate a dare un’occhiata a come è scritto l’Art. 70!).
11. La nostra Costituzione, che ancora rimane un orizzonte, non essendo mai davvero stata attuata, è l’unico baluardo e garanzia che ci difende dall’accentramento di troppo potere in poche mani.
12. Dicono che votare NO sia un restare fermi al passato, ma è il SI’ a riportarci al passato, cioè al tempo dei totalitarismi che negano partecipazione, sovranità popolare e democrazia. 
13. Certo che si può aggiornare la Costituzione rispetto ai cambiamenti sociali e tecnologici avvenuti in questi anni, ma si può farlo con emendamenti chiari e onesti e con modalità e finalità coerenti con la Costituzione stessa.

E’ importante una massiccia affluenza al referendum, non solo per difendere la Democrazia nel vero senso della parola, ma anche per contrastare l’illegittimo invio, da parte del governo, di lettere per la promozione del SI’ agli Italiani residenti all’estero.

Il giorno dopo, con la vittoria del NO, non ci sarà nessun caos, ma l’occasione di ripartire con la riconquista dei Diritti, della Libertà e della Dignità che da diversi anni i poteri forti finanziari ci hanno, di fatto, rubato!

Loredana Cannata

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28 ottobre-4 dicembre: i giorni del NO

Il 28 ottobre 1940 inizia la campagna di Grecia del regime fascista, cui il governo prima e il popolo greco poi rispondono ‘NO’ (OXI), un NO che ha impedito alle truppe italiane di penetrare efficacemente nella penisola ellenica e che ha costretto Mussolini a chiedere l’ausilio di Hitler, dimostrando in modo definitivo la propria subalternità all’alleato tedesco.

Celebrare questa data è, da un lato,  un momento di vero inter/nazionalismo e dall’altro un bel modo di avvicinarsi a un altro giorno in cui dovremo rispondere NO, il 4 dicembre al referendum costituzionale. La roboante tracotanza del regime renziano dovrà inciampare in quello che il nostro ducetto considera il proprio capolavoro politico e quella che appare a prima vista come una cavalcata trionfale dovrà diventare l’inizio di un rovinoso declino.

Se non l’avete ancora fatto, rinnovo l’invito a votare goofynomics come miglior sito di economia ai MIA2016 e l’articolo sulla Brexit come miglior articolo. Tutte le info al link che segue, con spiegazioni ‘for dummies’.  Anche questo è un modo per prepararsi al 4 dicembre. Sempre nella prospettiva di comprendere ‘perché’ votare NO, vi incollo anche l’articolo di D’Attorre il cui titolo dice già molto: “La sinistra chieda scusa per l’euro”. Fra non molti anni dovranno inginocchiarsi come Brandt al ghetto di Varsavia, speriamo solo di evitarci dieci milioni di morti (6 di ebrei, 4 di vari altri gruppi), cui vanno ovviamente sommati militari e civili.

no-referendum

oxi_-_28_10_1940

 

Ieri tuttavia era un altro importante anniversario, quello dell’assassinio di Enrico Mattei, una delle più importanti figure politico/imprenditoriali del secondo dopoguerra in Italia, di seguito trovate la puntata di wikiradio dedicata al suo ricordo. Mi sembra ben fatta perché emerge chiaramente la dimensione ‘nazionale’ delle sue istanze, tanto con riferimento all’Italia quanto con riferimento ai paesi in via di sviluppo e decolonizzazione, insomma, come diciamo a Indipendenza: “senza indipendenza nazionale, nessuna rivoluzione sociale”. A questo proposito non posso che ri/proporvi il bel documentario su Sankara, di cui ricorreva l’anniversario dell’assassinio lo scorso 15 ottobre.

Vi posto anche la tavola rotonda di Alternativa per l’Italia a Treviso, lo scorso sabato 22/10, al II minuto dopo la III ora (in chiusura) un mio breve intervento su cose che sapete già. Interventi di Paola De Pin, Antonio Maria Rinaldi, Giuseppe Palma, Nino Galloni.

 

 

 

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Piantare del grano, far bambini

Nel pieno di un periodo abbastanza pieno ho giocoforza trascurato questo blog, non perché manchino le cose da scrivere, quanto perché manca il tempo per farlo. E anche questo post non sarà nulla di speculativo. Ero partito dall’intenzione di postare su facebook un video dell’ultimo concerto dei Pooh all’Arena di Verona, poi ho pensato che ci fosse qualcosa di più dell’affetto e della passione per quella che è un’istituzione della musica italiana del secondo dopoguerra. Mi sono sorte alcune riflessioni: la prima è che vorrò vedere i bimbiminkia che affollano i vari talent fra cinquant’anni dove saranno, la seconda è che parecchio tempo che non sento da capo a fondo un loro album. Fra cose da fare, articoli da scrivere, attività politica e tentativi poco riusciti di collocamento professionale, va così. Naturalmente con chi ci ha ficcato qui facciamo tutto un conto. Però sapete, sempre per quel discorso che ‘il personale è politico’, volevo sottoporvi questo articoletto dal blog di Bagnai. In sostanza ci dice sintetizza i vari ‘treni persi’ per il nostro sviluppo… Beh, persi… Diciamo che alcuni ce li hanno fatti perdere.

Tra l’altro giusto ieri il canale yt delle ferrovie ha postato questo video sul Settebello, sempre per la storia de ‘l’italietta della liretta e delle partecipazioni statali’

certo, all’epoca non c’era il ponte sullo Stretto, comodità che oggi noi possiamo vantare, o no?

E la morale qual è? La morale è che qualsiasi cosa vogliamo fare nella vita, se vogliamo poterla fare dobbiamo abbandonare la tonnara in cui siamo. Perché, vedete, tanto per tornare ai Pooh, per ‘piantare del grano e far bambini’, con buona pace della Lorenzin, ci vuole un contesto diverso da quello attuale. Quali sono gli elementi discretivi di ‘prima’, senza voler mitizzare ma analizzando storicamente i fatti, con ‘adesso’?

Due, essenzialmente: l’economia mista- forse è per questo che siete qui- e la repressione finanziaria, cioè il controllo sui movimenti di capitale, oltre la flessibilità del cambio ma quello è un presupposto anche per un sistema puramente ‘capitalista’. O si affrontano, insieme, questi due nodi o non se ne esce.

Detto ciò, cosa si deve fare al referendum del 4 dicembre (votare NO), l’ho già spiegato qui. Cercherò, compatibilmente con tutto, di essere presente a queste latitudini. I prossimi mesi saranno pienissimi, quindi portate pazienza. Purtroppo non è vero che ‘non siamo in pericolo’…

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