20-21 settembre 2020: perché votare NO al taglio dei parlamentari

Ho avuto modo di estendere il comunicato ufficiale di Indipendenza sul NO al taglio dei parlamentari che ripropongo di seguito e trovate qui e ho lavorato in seno a un coordinamento plurale qui a Treviso che sta operando nel territorio per portare avanti le istanze del NO

REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: PERCHÉ NO!

Accorpato alle amministrative e regionali si terrà il 20 e il 21 settembre 2020 il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. La pessima riforma relativa al taglio dei parlamentari che ha avuto il suo architrave nel Movimento 5 Stelle, sostenuta a geometria variabile da tutte le principali forze politiche nel corso delle varie letture (Lega prima, PD e satelliti poi, senza scordare Fratelli d’Italia che vantava sui social il suo appoggio “determinante”), dimostra quanto caricaturali siano le differenze fra le forze politiche euroatlantiche dello scenario italiano.

Questa esiziale riforma porterà a una riduzione della rappresentanza di circa un terzo, rendendo ancora più lontane le istanze dei ‘territori’, che a parole tutti vogliono ascoltare ma che, giocoforza, vedranno nelle istituzioni nazionali e centrali un riferimento sempre più lontano e assente, il cui unico ruolo è quello di ratifica meno che notarile delle decisioni prese in sede europea. Non è fuor di luogo affermare che già oggi ‘Roma’ sia percepita –non solo al Nord– come un livello decisionale più lontano rispetto a Francoforte o Bruxelles: in quest’ultima città le istituzioni (camere di commercio, regioni…) e le associazioni di categoria fanno a gara per aprire sedi e centri per ‘contare’, come se ciò potesse minimamente incidere sugli assi strutturali delle politiche comunitarie.

Insomma, dietro questo referendum c’è l’idea che le istituzioni dello Stato nazionale siano qualcosa di sostanzialmente inutile e che tanto vale ridurne il funzionamento a un fatto formale, il minimo sindacale. Una riforma che pare fatta di proposito anche per ostacolare non solo l’affermazione di forze politiche ‘altre’ rispetto al blocco dominante ma anche residuali diritti di tribuna per prospettive pur soltanto in senso lato ‘critiche’ rispetto all’orizzonte unico liberista di matrice europea: ‘scattare’ un seggio con i numeri che si prospetterebbero e con le soglie elettorali di cui si parla nelle riforme elettorali diventerà più che un’impresa. A meno che, naturalmente, non si sia omologati nelle coalizioni maggiori accettandone prospettive, regole e matrice politica.

C’è un altro messaggio estremamente negativo che si cela dietro questo intendimento: l’idea di far apparire come maggiormente ‘democratico’ e ‘rappresentativo’ il Parlamento Europeo dove i seggi sono assegnati secondo un criterio di ‘degressione proporzionale’, i Paesi membri più piccoli hanno un peso specifico maggiore, e ripartiti con un criterio proporzionale. Alla fine, a che serve il Parlamento nazionale se siamo rappresentati di più e meglio a livello europeo? Eppure il Parlamento Europeo non è niente di neanche lontanamente paragonabile a un parlamento nazionale in termini di attribuzioni e funzioni, ma l’artificio retorico ha ottime potenzialità di colpire nel segno.

Un’ulteriore evoluzione del ‘piano inclinato’ che, svuotando lo Stato nazionale, mira a condurre l’opinione pubblica all’accettazione della prospettiva sovranazionale per gli assi politici fondamentali da un lato e subnazionale (regionalismo, federalismo, euroregionalismo) verso il basso dall’altro, il tutto, ovviamente, eliminando qualsiasi spazio di attuazione dei diritti sociali propri della dimensione nazionale.

Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e dei salassi (accettati) di ben più grave portata per la popolazione italiana di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.). Un prezzo da far impallidire le risorse indirizzate al funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:

– meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;

– compressi sia le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’, sia i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni) in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;

– si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi a vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione); è evidente che il taglio vada inquadrato nel più generale svuotamento dello Stato nazionale in favore dell’Unione Europea e degli altri enti sovranazionali verso l’alto, e delle regioni verso il basso;

– riducendo i parlamentari, aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Un fatto non indifferente se si pensa che nelle prime tre votazioni è richiesta una maggioranza dei due terzi per l’elezione, ma dalla quarta è sufficiente quella assoluta (art. 83).

Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Una certa vulgata giornalistica, tutt’altro che disinteressata, ha trasmesso l’idea che il Presidente della Repubblica sia una sorta di carica onorifica per politici a fine carriera, ma la realtà e la pervasività dei poteri di questa carica sono tutt’altro che secondari seppure esercitati storicamente con sensibilità molto diverse. C’è un elemento che differenzia il Presidente della Repubblica dagli altri organi costituzionali: è l’unica istituzione del nostro ordinamento che non sottostà alla divisione dei poteri, compartecipando difatti di funzioni in tutti e tre i fondamentali poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario). La destra italiana punta a poter intervenire su ogni versante della vita istituzionale attraverso una figura che sia espressione di quella cultura politica, come tappa intermedia verso il presidenzialismo, mai nascosto approdo strategico.

Lungi dall’essere un fatto aritmetico, quindi, questa riforma modifica in modo sensibile la costituzione materiale contribuendo a quella deformazione della natura parlamentare che, in teoria, dovrebbe esserci propria ma che da almeno tre decenni subisce attacchi frontali sul piano del riparto delle competenze fra Stato e regioni (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) e, non da ultimo, tramite l’affiancamento agli organi elettivi delle ‘autorità indipendenti’ espressione immediata e diretta delle culture istituzionali sovranazionali con amplissimi poteri al di fuori del controllo democratico e della responsabilità elettorale. In altri termini, sempre meno democrazia e sempre meno rappresentativa.

Trattandosi di referendum confermativo ai sensi dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum per la validità (chi vota decide). 

Alberto Leoncini

Vi propongo poi alcune domande-risposta alle tipiche obiezioni del SI:

  1. Sono contro i senatori a vita (ai quali non sono contrari, sia chiaro): il peso specifico nel Senato laddove passasse il taglio dei senatori a vita aumenterebbe, quindi il loro voto conterebbe più di ora.
  1. Si risparmiano delle risorse: a parte il fatto che la logica dei ‘tagli alla spesa pubblica’ è la stessa propalata dai centri di potere sovranazionali e già questo dovrebbe farci seriamente dubitare della bontà di tali istanze, in ogni caso il vero paradosso è che nessuno mette in discussione i costi delle c.d. ‘autorità indipendenti’, costosissime emanazioni dei poteri sovranazionali i cui costi-sopportati dalla collettività- fanno impallidire quelli del Parlamento senza nemmeno essere elettive o sottoposte a responsabilità politica;
  2. Abbiamo una pletora di parlamentari/sono troppi: il paragone con stati federali/confederali (USA in particolare ma anche India, Brasile…) è del tutto inappropriato perché si guarda al Parlamento federale quando i parlamenti degli stati membri della confederazione hanno quasi sempre numeri in rapporto alla popolazione in linea con quelli italiani. Quanto al contesto europeo, il rapporto eletti/popolazione è in linea con le principali democrazie occidentali.

Il coordinamento ‘Acqua Bene Comune’ per il NO

Un SI perché ce lo chiede l’europa (e quindi un ottimo motivo per votare NO)

Comitato NO al taglio

Comitato NOstra

Costituzionalisti per il NO

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Il vento, racconto di una canzone: rassegna della presentazione trevigiana

Approfitto di questi giorni di domiciliari collettivi per fare un po’ di ordine anche telematico, sistemando la rassegna della presentazione trevigiana de ‘Il vento, racconto di una canzone’, ultimo romanzo di Vincenzo Elviretti, edito da Catartica Edizioni  che organizzai ancora lo scorso dicembre alla Libreria San Leonardo. Un consiglio di lettura è sempre utile, specialmente in questo periodo.

Abcveneto

TrevisoSos

TrevisoToday

OggiTreviso

L'immagine può contenere: il seguente testo "DA NON PERDERE San Leonardo Vincenzo Elviretti presenta il suo libro Oggi dalle 18, in libreria San Leonardo a Treviso, Vincenzo Elviretti tail suo nuovo romanzo, "Il vento Racconto di una can- zone" (Catartica Edizioni), dialogando con Alberto Leoncini. La tranquilla cit- tadina di Bellegra (Roma) viene scossa da un efferato delitto..."

Foto gentilmente concesse da Maria Ester Nichele

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi, persone sedute e spazio al chiuso

L'immagine può contenere: 3 persone, barba e occhiali

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Amuchinino e laboratorio Grecia

Questi giorni si stanno incaricando di dimostrare meglio, più velocemente e più efficacemente di quanto mai avrei potuto fare tutto quanto ho scritto e sostenuto qui e altrove in questi anni. Tutto quello che sembrava impossibile è divenuto rapidamente realtà sotto i colpi della pandemia da Covid-19. Non più il chinino, ma mascherine dall’Istituto Farmaceutico Militare, nazionalizzazioni, come nel caso di Alitalia e rottura dei vicoli la cui censura era, fino all’altro giorno, blasfemia, per non parlare della necessità di riconversione della produzione dopo che, dal giorno alla notte, ci siamo accorti che senza la necessaria e imprescindibile autonomia produttiva anche l’assenza un oggetto semplice come una mascherina può diventare un dramma collettivo.

Ad una superficiale analisi si potrebbe dire ‘non tutto il male vien per nuocere’, in realtà tutto il male viene per nuocere, perché non c’è da illudersi sui reali intendimenti delle classi dirigenti europee, ben sintetizzati in questo postato di Indipendenza, che linko e riporto nel punto centrale:dopo le flebo e l’aumento spaventoso del debito, seguiranno misure durissime di rientro, andando a colpire come al solito, privatizzando, quel che resta degli ‘asset’ pubblici, della sanità, della previdenza, dei servizi, ed i patrimoni dei cittadini con inevitabile ulteriore aumento delle tasse e continua Draghi è l’uomo della banca d’affari USA Goldman Sachs, l’uomo della Troika che, insieme a Trichet (governatore francese uscente della BCE e lui, Draghi, in pectore alla successione), firmò la letterina estiva nell’agosto 2011 che smantellava in modo ancor più deciso (legge Fornero, tagli anche alla sanità, abolizione dell’art. 18, ecc.) quel che restava del modello di compromesso sociale in Italia. Da governatore della BCE si erse, impietoso, a bloccare i bancomat in Grecia per piegare ai propri voleri il governo di Tsipras quale premessa dell’ulteriore macelleria sociale che poi fu dispiegata (colpire uno –la Grecia– per intimidire altri particolari Paesi della UE).

In altri termini, chi pensa a soluzioni ‘dentro’ il quadro sistemico euroatlantico non costituisce in questa fase nemmeno un interlocutore: non c’è nessuno da ‘convincere’, non ci sono argomenti da discutere. Siamo in una fase di sospensione dei fondamentali diritti di cittadinanza, come acutamente osservato da Naomi Klein e Marco Bersani, quindi qualsiasi cosa che non sia l’organizzazione di un’alternativa politica che prenda le mosse a emergenza terminata è una distrazione di energie mentali e materiali che semplicemente non ci possiamo permettere. L’ora servirà per l’allora: quando milioni di persone si troveranno senza reddito, senza prospettive, allora il giro di vite preparato con il guanto di velluto di questo periodo lascerà il posto al pugno di ferro.

Fra le varie cose che ci sono sottratte in questi giorni c’è anche la libertà di riunione, quindi non posso che rinnovare un invito già fatto : approfittate di questo tempo per capire. C’è una grande opportunità, fra l’altro: priva vi riportavo il passaggio del nostro comunicato sulla Grecia, perché sempre lì si torna. Chi mi conosce sa che ho sempre detto e ripetuto che, una volta accettato quel precedente, l’unica direzione sarebbe stato l’abisso, cosa puntualmente verificatasi.

Al link che vi ho appena riportato trovate il video de ‘Il più grande successo dell’euro’, in continuità con il quale è da poco disponibile il preziosissimo lavoro di Jacobo Brogi ‘Laboratorio Grecia’ che vi posto di seguito:

Regalatevi due ore e mezza per vederlo, non ve ne pentirete, e se potete mandatelo ad amici e parenti, se lo merita. Si tratta di un prodotto frutto di un lungo lavoro che ora è a disposizione di tutti e che deve essere accolto e diffuso come merita. D’altra parte, come stiamo imparando, non tutto quello che costa ha valore e non tutto quello che ha valore costa.

Senza alambiccarsi su teorie più o meno complottiste sulla fuga da un laboratorio del coronavirus, potrete vedere gli esiti di quello che le nostre classi dirigenti hanno scientemente ed esplicitamente considerato un esperimento di disciplinamento sociali con una metodica che non sfigura al cospetto delle pagine più buie della storia del Novecento.

Sperando di fare cosa gradita e sperando anche di tornare a scrivere a queste latitudini in circostanze almeno un po’ migliori, condivido con voi anche la lezione di Alessandro Barbero all’Ex OPG Je so pazzo di Napoli. Mi sono ripromesso di tornare in quella meravigliosa città quando tutto questo sarà finito, al di là del pregio del video, lo voglio inserire come segnale di speranza.

Alberto Leoncini

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Regionalismo differenziato e taglio dei parlamentari: la fratellanza siamese

Scusate il silenzio di questi mesi, ma fra una cosa e l’altra ho incrociato pochino a queste latitudini, una delle tante cose che vorrei fare e che non faccio, lo speculare inverso delle cose che non vorrei fare e che invece faccio, ma questa è un’altra storia. Volevo condividere con voi il mio intervento sul regionalismo differenziato che ho tenuto al convegno di Indipendenza lo scorso 11 maggio.

Il tema del regionalismo e il suo combinarsi con il tema della deindustrializzazione sarà, peraltro, l’argomento del mio prossimo articolo su Indipendenza in cui cerco di spiegare come i due fenomeni si leghino e come la ritrazione (l’eliminazione…) dell’impresa pubblica sia stata il propellente di tale dinamica.

A settembre avrà luogo la votazione sulla riforma costituzionale relativa al taglio del numero dei parlamentari, voluta dai legastellati: una mossa che, combinata con la legge elettorale vigente, serve a tagliar fuori dai due rami del Parlamento ogni prospettiva di accesso ai pensieri critici, tutto ciò mentre non si dice un ‘a’ sulle autorità indipendenti che, impegnate come sono a ‘moralizzare il mercato’, non badano a spese, se quello è il terreno su cui ci si vuol confrontare. 

Credo che a opporsi in sede referendaria, sperando che la consultazione si tenga, sarà una sparuta nicchia testimoniale e succederà come con il regionalismo differenziato: ai referendum tutti a votare SI e a guardarti come un alieno se criticavi le magnifiche sorti progressive, salvo poi scoprire l’ovvio e ciò che ci si stava scientemente ficcando in un pozzo di guano, come avrebbe dovuto essere evidente a qualsiasi normodotato in buona fede.

Come scrivevamo qui insomma, regioni sempre più ‘autonome’, purché non si fiati sui diktat europei e allo stesso modo serve un parlamento sempre più esautorato, ridotto e ricattabile, ma evidentemente nell’epoca del cervello all’ammasso queste ovvietà possono essere dette solo in spazi come questo: il villaggio di Asterix e Obelix.

Concludo queste brevi notazioni con il consueto invito all’assemblea di settembre:

viii assemblea indi

Alberto Leoncini

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Chininotizie-2

Eccoci alla seconda puntata di chininotizie, la prima la trovate qui.

Anzitutto vi do la notizia che è stato attivato il sito della campagna tematica di Indipendenza di opposizione al c.d. ‘regionalismo differenziato’ noregionalismodifferenziato  ed è stato creato il logo ad hoc, questo:

 

no regionalismo differenziato

Aderite alla fanpage, divulgate e condividete…La battaglia è solo all’inizio!

Volevo condividere con voi anche questo video sempre della LightBlu Green Edition sul reddito energetico:

Poi segnalo, solo per completezza di rassegna, questa puntata della trasmissione wikiradio sull’IRI, incredibile nel non dire una parola (una!) sulle responsabilità dell’Unione Europea nello smantellamento dell’IRI stesso, nel non citare nemmeno gli accordi Andreatta-Van Miert e gli interessi retrostanti il suo smembramento.

Alberto Leoncini

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Regionalismo differenziato, Unione Europea e pianti sul latte versato

Alcuni giorni fa ho dovuto spostare un mobile che ha una parete coperta dal 1996, quando fu collocato nella posizione in cui è adesso.  Su quella parete ci sono alcuni adesivi risalenti alla mia infanzia, tra cui questo:

Jpeg

devo dire che avevo completamente rimosso l’episodio che lo riguardava, ma mi è tornato in mente. Nel furore delle proteste per le ‘quote latte’ (credo fosse il 1995, quindi ero in seconda elementare) vennero fuori dalla mia scuola un gruppo di allevatori a regalare dei cartoni di latte con assieme l’adesivo che avevo evidentemente appiccicato sul mobile di cui sopra e, se la memoria non mi inganna, anche dei volantini.

Latte che probabilmente era ‘fuori quota’ e quindi destinato alla distruzione. Ricordo molto bene quelle proteste: mi sovviene i servizi del telegiornale in cui gli allevatori avevano bloccato una strada e sversato per protesta autobotti di latte sull’asfalto.

Quelle immagini mi colpirono molto perché più o meno in contemporanea c’era la guerra in Ex Iugoslavia (stava finendo, ma erano i durissimi anni postbellici) e giungevano le notizie sulla fame e i razionamenti che quelle popolazioni così vicine dovevano subire. Ricordo che partecipai a una iniziativa di scambio di lettere e disegni con una scuola bosniaca, ‘un pesce di pace’, che ancora esiste.

Non ricordo il nome della bambina che mi scrisse, né mi ricordo esattamente cosa mi scrisse ricordo però benissimo che accluse alla lettera una carta di caramella degli aiuti internazionali, come dono. Io all’epoca vivevo nel rampante Nord Est degli anni ’90 in cui ai bambini della Trevisobbene- che per motivi di stradario frequentavo- si regalavano una quantità di giocattoli incredibile, di certo mai mi sarei sognato di fare o ricevere una carta di caramella come regalo.

Pensai a quanto fosse sbagliato sversare così del latte che poco lontano da noi sarebbe apparso un miraggio, e visto quel che accade in Sardegna, la penso esattamente allo stesso modo, dato che le ragioni delle sperequazioni, delle disuguaglianze e delle ingiustizie in questo frangente sono più acuite che mai.

Oggi, oltre vent’anni dopo, ho capito molte più cose su quel che sta dietro quegli atti, ho capito quali snodi di filiera guidano quei processi, ho avuto la fortuna e il privilegio di poter anche intervenire e coordinare l’azione politica, per quanto in piccolo, per contrastarli.

Dell’attualità di quel periodo c’è un altro ricordo  che serbo molto vivo: le manifestazioni secessioniste della Lega Nord. Non tanto a Treviso: politicamente siamo sempre stati un opaco paesone, quanto quelle che venivano raccontate dai TG.

Avvertivo un’intrinseca violenza in quelle prospettive. Sia chiaro, non sono particolarmente intelligente: non sono mai stato una cima a scuola, non ho mai vinto le olimpiadi di matematica né i certamen di traduzione, avevo tre materie sotto alla maturità, non ho avuto un percorso universitario piano e lineare. Sono tutt’altro che un allievo modello quindi quel che mi domando è che, se a certe cose ci arrivo io, perché non ci possa arrivare chiunque.

Facciamo un salto di circa vent’anni. Andiamo all’estate 2017. Si inizia a parlare di referendum autonomista qui in Veneto. Io all’università non mi sono mai interessato di rapporto Stato/regioni, è un tema che non mi ha mai affascinato e i miei interessi hanno sempre riguardato altro, però visto che l’iniziativa prendeva le mossa da un’istanza apertamente secessionistica del Veneto pur non essendo un genio (v. sopra) qualche campanello di allarme mi si è acceso: alla fine non serve una laurea in fisica per sapere che con la bomba nucleare ci si può far male, credo.

Decido quindi di parlarne in direttivo di Indipendenza e di muoverci attivamente per il NO. Nella mia ingenuità- sempre per i motivi di cui sopra- pensavo: “beh, saremo una delle varie organizzazioni per il NO, conteremo poco, ma diamo il nostro piccolo contributo”. Rimasi sbigottito quando ormai nel pieno della campagna elettorale noi eravamo praticamente l’unica organizzazione politica schierata per il NO: telefonate a tutte le ore dai principali media nazionali, richieste di partecipazione alle tribune e alle serate informative come se piovesse.

A quel punto mi resi conto che il sì avrebbe dilagato e fu un momento di grande sconforto, tant’è che presi la decisione di intervenire solo in alcune delle occasioni (particolare: ho fatto tutto a spese mie) in cui ci chiamavano. C’era da lasciare una testimonianza storica, null’altro. Avevo capito che la Lega aveva preso la rincorsa e che non c’era assolutamente nessuno intellettualmente idoneo a contrastarla.

Lo sconforto cresce oggi a sentire le preoccupate prese di posizione sul tema del regionalismo differenziato, in questo senso va dato merito al prof. Viesti di aver dato un contributo importante nel dibattito. Ma, esattamente, tutti questi pensatori, intellettuali, studiosi…dov’erano?

Con Indipendenza abbiamo deciso che la nostra rivendicazione di contrasto a tale dinamica proseguirà come focus specifico di intervento, in questo senso saremo lieti di avere e trovare altri compagni di strada, ma con alcuni caveat e puntini sulle i.

In tutta questa storia c’è però una morale: non potremo mai dare la colpa alla Lega (Nord?) di nulla fintanto che accetteremo un mondo in cui il latte viene spanto sulle strade e quel partito è l’unico che prende posizione su un fatto banale, cioè che se vogliamo produrci il latte lo dobbiamo poter fare, difatti come noto la Lega Nord è stata da sempre la sponda politica di opposizione alle ‘quote latte’, di facciata finché volete, ma gli altri nemmeno hanno fatto finta. Non c’è niente di intelligente, strategico o articolato in questo: è un fatto fisico, in politica il vuoto non esiste, quindi se c’è qualcuno lo riempie. Da ultimo, per le prefiche che oggi si stanno levando in opposizione al ‘regionalismo differenziato’, non è mai troppo tardi (certo, se ci si ribella al fascismo il 24 aprile sera, magari non ci si fa una grande figura, ma meglio di niente), però sappiate che per opporsi al regionalismo differenziato ci si deve opporre all’Unione Europea. Piaccia o no, da lì si deve passare.

Scusate per questa divagazione personale, ma sono di quelli che ‘il personale è politico’.

Qui il sito: visitate, linkate e condividete:

https://noregionalismodifferenziato.home.blog/

Alberto Leoncini

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Chininotizie-1

Con la fine dell’anno è tempo di cambiamenti di prospettive e di proposte nuove, per cui inauguro ‘chininotizie’, un nuovo modo di predisporre i postati in questo blog: accanto cioè agli articoli tematici/monografici (tempo permettendo…), ci saranno delle rassegne periodiche, che cercherò di fare almeno mensilmente (i buoni propositi per l’anno nuovo) con brevi e approfondimenti. Alcune cose le ritrarrò dal mio profilo fb personale perché mi sono reso conto della difficoltà a reperire posizioni, postati e interventi risalenti nel tempo che, per vari motivi, tornano di attualità, quindi ho deciso di strutturare questa sorta di ‘archivio telematico’ per recuperare, almeno in parte, il tempo perso. Per chi frequenta certe latitudini informative è un po’ come fa Messora con LightBlue , le rassegne come questa (che è l’ultima uscita, mentre scrivo), che affiancano appunto gli approfondimenti tematici:

  1. Intanto condivido con voi notizia, indice e copertina dell’uscita dell’ultimo numero di Indipendenza, in cui trovate, di mio: un articolo sui dieci anni dalla ‘grande crisi’ (2008-2018) e un altro mio intervento sul referendum civico su Atac/trasporto pubblico locale a Roma (v.sotto). Vale il solito discorso…chi è interessato, scriva…

indi 45

2.  Su Atac, appunto… La mobilitazione continua. A tal proposito abbiamo ridenominato il sito internet della campagna  e la correlata pagina facebook in ‘Per Atac servizio pubblico’. Stiamo lavorando in seno al coordinamento di realtà già impegnate per il no al fine di ‘portare a casa’ un progetto ambizioso…su cui sarete aggiornati a tempo debito.

3. Qui un mio intervento a un anno dal ‘referendum autonomista’ in Veneto con i riconnessi risvolti;

4. “Il ragionamento è molto semplice: a me sembra che ad alcuni fra i miei tanti illustri colleghi non sia esattamente chiaro quanto catastrofica sia la situazione del nostro paese. […]Quello che è successo nel 2008, a causa del modo in cui è stato gestito a partire dalla fine del 2011, resterà visibile come una cicatrice nella serie storica del Pil italiano per i secoli a venire.[…]L’austerità non è solo una politica di taglio dei redditi: è soprattutto una politica di redistribuzione dei redditi.Ma questo voi lo sapete, e chi nel 2018 non l’ha ancora capito lo capirà, purtroppo, senza bisogno che ci sforziamo di insegnarglielo”

viaggio ai confini della surrealtà

(da goofynomics)

5. Condivido con voi questo appello di Oipa Treviso relativo alla ricerca di un nuovo spazio per alloggiare i tanti trovatelli in attesa di famiglia… diffondetelo anche voi e, se conoscete qualche ipotesi logisticamente fattibile… battete un colpo:

6. Qualche settimana fa è andata in onda una puntata di Report intitolata Pulp Fashion, dedicata al costo etico e ambientale della moda. Ci sarebbe molto da dire, a partire dall’intelligente idea di deindustrializzarci a favore della ‘fabbrica del mondo’ (l’Asia), fatto questo che riguarda non solo la moda ma, ad esempio, anche l’agroalimentare . Sorridevo-amaramente- pensando a quello che ci diceva Sankara, di cui fra l’altro ricorreva l’anniversario della nascita, quando, nel suo forse più celebre discorso parlava della ‘cottonade’ come alternativa ai tessuti importati simbolo della dipendenza (post)coloniale (min. 15,50). “Non c’è un solo filo che venga dall’Europa o dall’America”

E conclude con “La patria o la morte, vinceremo!”. Ovviamente guai a fare questi discorsi negli ambienti ‘di sinistra’, che diventi subito rossobruno. Al di là di questo, ancor più paradossale è ‘il filo’ che ci porta a Gandhi, universalmente riconosciuto come una sorta di santino laico buono per tutte le occasioni (salvo omettere il dettaglio che lui è battuto una vita per l’INDIPENDENZA dell’India dal dominio coloniale). Riporto questo stralcio:

Per rispondere alla crescente povertà degli indiani ed alla schiavitù economica imposta dagli inglesi, egli propone alla nazione la produzione casalinga del tradizionale khadi, tessuto filato a mano con l’arcolaio (charka). Ogni indiano dovrà indossare solo abiti di tessuto fatto a mano prodotto in India. Il filatoio a mano è per Gandhi la soluzione alla povertà causata dalla disoccupazione invernale dei contadini indiani.

tratto da peacelink…non certo da qualche sito della galassia sovranista. L’aspetto incredibile è che di tutta questa elaborazione teorica e pratica, non è rimasto assolutamente nulla. Se volete continuare a tessere questo filo, anche se ormai Natale è troppo vicino (ma poi ci sono i saldi…), vi consiglio comunque una visitina alla fanpage di Rat Tail, un progetto di artigianato/recupero ideato e promosso da Federica Betteti, una mia cara amica oltre che una promettente stilista. Come dico sempre: da qualche parte bisognerà pur partire.

Alberto Leoncini

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Autunno caldo e referendum Atac: qualche riflessione oltre i proclami

Da che io mi ricordi, ogni estate sindacati e movimenti progressisti hanno promesso ‘autunni caldi’, cosa che in effetti quest’anno è successa con gli esiti catastrofici ben noti sul piano ambientale. A parte ciò, quel tipo di proclami hanno un suono davvero grottesco se si pensa alle capitolazioni incondizionate di quelle forze, tuttavia in questa frazione d’anno sono accaduti come ricordavo dei fatti nuovi.

Non una manifestazione sindacale per i diritti, per lo stato sociale o contro il governo. Una manifestazione che aveva il proprio fulcro rivendicativo e il cuore della propria piattaforma nelle nazionalizzazioni. Non so se ci rendiamo conto di quale enormità sia accaduta.

Qui la presentazione di Giorgio Cremaschi:

 

Siamo a un punto di svolta? Molto dipenderà dal referendum su Atac. Se vince il SI, come pronosticato ovunque, no. Se per ipotesi vincesse il NO, nonostante i disservizi che quotidianamente sono inflitti agli utenti e alla loro esasperazione, nonostante la martellante propaganda e nonostante la disparità di mezzi, probabilmente si potrebbe sensatamente dire che qualcosa sta cambiando nella direzione auspicata.

Il dispiegamento di forze per il sì è qualcosa di inaudito se la si considera solo una questione locale: Partito Democratico, Confindustria, Emma Bonino che fa un ‘messaggio alla nazione’ a PiazzaPulita, campagne su social e internet (altro che hacker russi!). Insomma, la compatezza del blocco sociale dominante è granitica, ma quel che più grave è che, a fronte di tutto questo, le forze di alternativa e di opposizione hanno per la gran parte sottovalutato l’appuntamento, snobbato con sufficienza la campagna elettorale, scialacquato in sofismi e si sono mosse con un ritardo che definire grave è un pallido eufemismo. Se non si coglie il fatto che questa consultazione è il terreno di ri-legittimazione delle sponde politiche rifiutate il 4 marzo scorso, veramente sarebbe opportuno abbandonare la politica e darsi al punto croce.

Scrivo queste parole non senza ansia e preoccupazione al termine di una campagna elettorale che ho seguito direttamente e con impegno, con il comitato informale ‘no referendum Atac’ che abbiamo creato con Indipendenza: mentre i ‘propagandisti della rivoluzione’ (Togliatti), siano essi della sinistra o di quanto ne rimane o del microcosmo sovranista, cianciano e ululano alla luna, noi ci poniamo concretamente il problema di formulare ed elaborare un’alternativa all’orizzonte unico del capitalismo, alla monocultura della crisi e al TINA (there is no alternative). L’alternativa c’è, e c’è anche chi la costruisce intervenendo sui problemi articolando una prospettiva ‘altra’ e differente, in cui la Costituzione sia al centro, in cui ci siano i cittadini e non i clienti. Insomma, sempre con Togliatti: “Il socialismo è la nostra meta, noi non lo nascondiamo […] per questo lavoriamo e combattiamo, ed oggi per la nostra Patria ciò che vogliamo è una svolta a sinistra per un’avanzata democratica secondo le linee previste dalla nostra Costituzione e secondo i principi che essa sancisce e che aprono al popolo italiano la speranza, ove siano applicati, di un luminoso avvenire di progresso, di libertà, di felicità”.

In tutto ciò ci siamo occupati di TAP , Brasile, attualità italiana…e altro è in cantiere, insomma, la lotta continua in ogni caso.

Da ultimo vorrei segnalare questo articolo sulla Grecia pubblicato dal giornale on line della mia ex università  e questo report sulle violazioni dei diritti umani in Grecia ripreso da vocidallestero  e questo mio commento a un tweet di Bini Smaghi:

Lorenzo Bini Smaghi, alto papavero della BCE , posta questo grafico. Piccola guida di lettura: raffronta la produttività fra area euro e Italia. Ora, l’area euro è un aggregato macroeconomico in cui c’è chi ci guadagna (Germania e paesi satelliti) e c’è chi ci perde (indovina?). Bene, quindi per la media ponderata, la produttività cresce perché c’è uno grande che ci guadagna molto e quindi tira su il valore aggregato. Quello che però inchioda gli europeisti alle loro responsabilità è la spezzata italiana: il tracollo è evidente proprio da quando è stato introdotto l’euro, perché prima i due valori erano pienamente paralleli. Questi i fatti, il resto è da confinare nella pattumiera della storia.

Alberto Leoncini

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Genova e noi

Il crollo del ponte Morandi a Genova resterà, probabilmente, fra quei traumi collettivi della nostra recente (Piazza Fontana, l’uccisione di Moro, la strage di Bologna o gli attentati a Falcone e Borsellino). Che le privatizzazioni fossero una fregatura, che le oligarchie imprenditoriali pensassero solo al porco del comodo loro, che un decennio di cure austeritarie avrebbe distrutto qualsiasi paese, erano cose note e stranote, peraltro ammesse anche dalla stessa stampa mainstream, pur con curiose circonlocuzioni e arditi avvitamenti semantici. Il punto è che, adesso, si entra in una fase in cui bisogna dare concretezza operativa a tutte le belle idee di cambiamento che ormai entrano nella zucca anche ai più duri di comprendonio, certo ci sarà sempre qualche giapponese nel Pacifico disposto a immolarsi negli anni ’70 per l’imperatore, ma si tratta di fenomeni statisticamente trascurabili.

Ci sono, effettivamente, dei movimenti: anzitutto la manifestazione di USB ‘Nazionalizzare qui e ora’ del 20 ottobre (al cui appello ho aderito e invito a fare altrettanto), ma anche la nascita di Patria e Costituzione : tutto bello ma occorre dare un seguito in termini di rovesciamento dei rapporti di forza a queste istanze e, da questo punto di vista, credo ci sia una profonda sottovalutazione del referendum cittadino a Roma sul trasporto pubblico locale dell’11 novembre prossimo. Non ne viene colta la portata ‘nazionale’- quasi che fosse una faccenda che riguarda i romani e basta- ma, specialmente, non vi è la diffusa percezione della sua strumentalità a dare nuova legittimità e agibilità politica alle linee d’indirizzo neoliberista oggi, oggettivamente, in affanno.

La consultazione sulla mobilità urbana a Roma è la più avanzata linea del fronte per articolare l’opposizione al metodo di governo della filiera euroatlantica, di cui il meccanismo della ‘messa a gara’ è uno dei pilastri teorico-operativi e, sinceramente, a un mese dal voto credo che siamo drammaticamente indietro sul piano dell’assimilazione di tale aspetto. Non è ancora sufficientemente chiaro che il tempo dei cenacoli è finito, come è finito il tempo delle riunioni carbonare e dei proclami. Questo è il tempo in cui le forze di alternativa dovrebbero esse stesse dettare l’agenda, ma siccome non è possibile per la residualità dimensionale che tutt’ora le affligge, è essenziale che ci sia quantomeno la prospettazione di un’analisi alternativa a quella imposta dalla monocultura neoliberista, per il cui blocco politico di riferimento è invece essenziale riacquisire un consenso nelle urne, dopo la sequela di batoste subite dai loro referenti politici (PD, Forza Italia, Piùeuropa). Conferire peraltro una legittimazione popolare diretta a una dinamica di privatizzazione avrebbe un potenziale deflagrante, eppure sembra che questa faccenda riguardi altri e sia, in buona sostanza, uno spot da concedere ai Radicali, senza avere chiaro a quali ben precise ‘sponde’ tale movimento risponda.

L’invito che non posso che rinnovare è di segnalare sito, contatti (comitatonoreferendumatac@gmail.com ) e fanpage del comitato informale che abbiamo creato a conoscenti, contatti e amici romani, specie se impegnati in realtà associative, partitiche o sindacali.

Evidentemente non posso che ‘sponsorizzare’ il raggruppamento promosso come Indipendenza , avendo direttamente seguito la sua fondazione e sviluppo, ma ci sono ‘offerte’ per tutte le sensibilità.

Alberto Leoncini

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Verso il referendum Atac

Vi invito il 15 settembre a Roma per l’assemblea nazionale di Indipendenza , di seguito locandina. Naturalmente si parlerà anche di referendum cittadino sul trasporto pubblico locale, ad oggi previsto per l’11 novembre, come prossima tappa politica per il contrasto attivo alle logiche del neoliberismo.

E’ operativo il sito del comitato e la fanpage  che vi invito a seguire e ‘likare’.

Di seguito anche il logo della campagna aggiornato

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A voler trovare un evento spartiacque non si può che pensare al crollo del Ponte Morandi a Genova, ma è indubbio che stia emergendo nell’opinione pubblica italiana un sentimento se non di avversità quantomeno di critica rispetto alla spartizione a beneficio degli oligopoli capitalistici dei beni di tutti, a tal proposito segnalo, senza pretesa di esaustività questo contributo tradotto dall’ottimo vocidallestero, questo di Guglielmo Forges Davanzati e questo di Paolo Flores D’Arcais, bisogna però chiarire che, se si vuole dare un risvolto politico a tali temi e incalzare la maggioranza governativa sui proclami e le intenzioni, è fuor di dubbio che uno degli snodi di frontale contrapposizione sarà proprio il referendum sul trasporto pubblico locale a Roma Capitale, in cui si fronteggiano due ben precise visioni di società e di economia. Si tratta dunque di un terreno all’interno del quale articolare il conflitto e rappresentare un’idea diversa e ‘altra’ di economia e di politica. Scrostare un trentennio di liberismo non sarà un pranzo di gala, ma, come loro ci insegnano: there is no alternative.

D’altro canto proprio nell’ultimo numero di Indipendenza correlavo la rivendicazione sulla nazionalizzazione del comparto autostradale con la mobilitazione sul referendum romano e su tale prospettiva sarà necessario insistere: d’altro canto, da qualche parte bisognerà pur partire.

Alberto Leoncini

indi 15 sept

 

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