Piantare del grano, far bambini

Nel pieno di un periodo abbastanza pieno ho giocoforza trascurato questo blog, non perché manchino le cose da scrivere, quanto perché manca il tempo per farlo. E anche questo post non sarà nulla di speculativo. Ero partito dall’intenzione di postare su facebook un video dell’ultimo concerto dei Pooh all’Arena di Verona, poi ho pensato che ci fosse qualcosa di più dell’affetto e della passione per quella che è un’istituzione della musica italiana del secondo dopoguerra. Mi sono sorte alcune riflessioni: la prima è che vorrò vedere i bimbiminkia che affollano i vari talent fra cinquant’anni dove saranno, la seconda è che parecchio tempo che non sento da capo a fondo un loro album. Fra cose da fare, articoli da scrivere, attività politica e tentativi poco riusciti di collocamento professionale, va così. Naturalmente con chi ci ha ficcato qui facciamo tutto un conto. Però sapete, sempre per quel discorso che ‘il personale è politico’, volevo sottoporvi questo articoletto dal blog di Bagnai. In sostanza ci dice sintetizza i vari ‘treni persi’ per il nostro sviluppo… Beh, persi… Diciamo che alcuni ce li hanno fatti perdere.

Tra l’altro giusto ieri il canale yt delle ferrovie ha postato questo video sul Settebello, sempre per la storia de ‘l’italietta della liretta e delle partecipazioni statali’

certo, all’epoca non c’era il ponte sullo Stretto, comodità che oggi noi possiamo vantare, o no?

E la morale qual è? La morale è che qualsiasi cosa vogliamo fare nella vita, se vogliamo poterla fare dobbiamo abbandonare la tonnara in cui siamo. Perché, vedete, tanto per tornare ai Pooh, per ‘piantare del grano e far bambini’, con buona pace della Lorenzin, ci vuole un contesto diverso da quello attuale. Quali sono gli elementi discretivi di ‘prima’, senza voler mitizzare ma analizzando storicamente i fatti, con ‘adesso’?

Due, essenzialmente: l’economia mista- forse è per questo che siete qui- e la repressione finanziaria, cioè il controllo sui movimenti di capitale, oltre la flessibilità del cambio ma quello è un presupposto anche per un sistema puramente ‘capitalista’. O si affrontano, insieme, questi due nodi o non se ne esce.

Detto ciò, cosa si deve fare al referendum del 4 dicembre (votare NO), l’ho già spiegato qui. Cercherò, compatibilmente con tutto, di essere presente a queste latitudini. I prossimi mesi saranno pienissimi, quindi portate pazienza. Purtroppo non è vero che ‘non siamo in pericolo’…

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Indipendenza 40 e macchianera awards 2016

Cari lettori, presto arriveranno contenuti nuovi, intanto vi indico l’indice del numero di ‘Indipendenza’ con due miei interventi: il primo sul NO al referendum costituzionale e il secondo su alcune proposte di rivendicazione politica segnatamente su autogestione e imprenditorialità, genitorialità e lavoro, patrimonio pubblico e spazi collettivi e rapporto nelle retribuzioni/forbice retributiva. Oltre a tanti altri pezzi, come sempre, di grande interesse.

Nel frattempo segnalo le nomination per i Macchianera Awards fino al 30 settembre. L’invito è a votare e far votare ovviamente goofynomics come sito economico- questo articolo di Bagnai come il migliore – voci dall’estero come miglior sito politico – vegolosi come sito di cucina – hashtag #IoVotoNO-  PresaDiretta come trasmissione televisiva , questi i miei suggerimenti. E’ importante che se ne parli, perché i mesi che ci stanno innanzi saranno durissimi, economicamente, politicamente e socialmente.

Sommario n. 40 luglio-agosto 2016:

Editoriale/ Disunione Europea e accanimento terapeutico

Le ragioni del NO di “Indipendenza” al referendum costituzionale

Immigrazione in Italia. Profili legislativi e loro effetti

Il “Manifesto di Ventotene” e il federalismo atlantico (2 ^ parte)

Resoconto della II assemblea nazionale dell’associazione “Indipendenza”

Per un nuovo orizzonte di rivendicazioni

La dipendenza dell’Italia dal dopoguerra ad oggi (7^ parte)

Barroso, dalla CE a Goldman Sachs: le porte girevoli euroatlantiche

Gran Bretagna/ Le lezioni della Brexit

Corsica/ FLNC avverte Daesh e responsabilizza il colonialismo francese

Turchia/ Un Golpe come prova generale per la transizione?

Recensione “Capitalismo globalizzato e scuola” (autori: Massimo Bontempelli e Fabio Bentivoglio)

Gennaio – Agosto 2016. Iniziative di “Indipendenza”

Associazione “Indipendenza”

Abbonamento annuo (6 numeri, quale che sia la loro cadenza d’uscita): 25 euro; sostenitore ed estero: 50 euro; “benemerito”: senza limiti!
Il prezzo di copertina di ogni singolo numero è di 5,00 €.

Abbonarsi a Indipendenza è abbastanza semplice, sottoscrivendo sul
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Il Sud e noi: lezioni dopo 150 anni

Sapete, non solo sono nato in una città medaglia d’oro alla Resistenza (Treviso), mi sono laureato in una Università medaglia d’oro alla Resistenza (Padova) e il mio quartiere è quello di Porta Santi Quaranta, che ai non trevigiani dirà poco, ma è una delle porte della cinta muraria rinascimentale, quella da cui passarono le truppe del Regno d’Italia il 15 luglio 1866, cioè 150 anni fa giusto ieri, entrando nella città liberata dagli austriaci. Quindi, come dire, niente succede a caso e se mi occupo di questione nazionale è perché credo che non potrei fare diversamente.

Parlare di Sud in questi giorni vuol dire andare con la mente alla tragedia ferroviaria in Puglia. Certo, la Puglia sta a Sud ma la Baviera sta a Nord, eppure tu guarda che caso, gli ultimi due frontali ferroviari in Europa hanno riguardato due società private. Certo, la colpa sarà anche stavolta del capostazione e dei pokemon ma se ci credete poco, datevi una letta quel che ci dice Luciano Barra Caracciolo. 

Voglio però parlare e raccontare anche qualcosa di positivo. In fin dei conti dobbiamo pur festeggiare, anche se non è sicuramente il periodo migliore, il fatto che 150 anni fa ci liberavamo dagli austriaci. Questo ovviamente senza nulla togliere alla vicinanza e al cordoglio per le vittime dell’incidente ferroviario e, altrettanto, per le vittime dirette e indirette delle politiche egemoni.

La prima cosa che vi voglio sottoporre è questo sito dedicato curato dalle Ferrovie e dedicato alla mobilità sostenibile. Una realtà da tenere d’occhio.

La seconda sono due dibattiti, di beni comuni e proprietà collettiva abbiamo già parlato, così come di municipalismo ( quiqui, e in vari altri posti…) fra l’altro di quest’ultimo tema dirò prossimamente anche su Indipendenza. Volevo tuttavia segnalare ai cultori di questi temi questa utile raccolta normativa su beni comuni, con in particolare la delibera napoletana, che non ero prima riuscito a trovare e atti amministrativi di altre amministrazioni.

A proposito di Napoli, condivido i video sempre con lo spirito già espresso i video delle due recenti iniziative con De Magistris in Veneto, a Marghera con Ada Colau e allo Sherwood Festival di Padova.

Gli spunti sono ovviamente interessanti e sono sempre più convinto che la vera sfida per quel tipo di esperienza inizi ora: nel primo mandato il problema era ‘stabilizzare il paziente’ e tamponare le emergenze, ora invece è dare una sterzata politica, occorrerà tracciare una linea d’azione non solo di movimentismo e ‘ribellione’ quanto e soprattutto di costruzione di un’alternativa al modello egemone che ne metta in discussione la filiera (NATO/FMI/UE-BCE). Gli esiti protestatari non avranno un grande futuro, o meglio non hanno un futuro all’altezza delle sfide e delle urgenze dell’oggi. I miei più sinceri auguri per quell’esperimento, la storia è sempre stata fatta di tentativi ed errori, quindi lungi da me voler dare lezioni.

Non mancano le contraddizioni in quanto è stato in quella sede detto, nondimeno occorre partire dal presupposto che quella sia la sponda con cui dialogare per la costruzione dell’alternativa. E se fossi in Virginia Raggi coglierei l’antifona…

Qui a Marghera:

Qui a Padova:

Alberto Leoncini

 

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Ditelo a tutti, l’IRI è tornato. Ed è solo l’inizio.

Si, sono emozionato. Il motivo è semplice: torna l’IRI, certo solo sul web ma come scrivo, forse è la fine dell’inizio. Grazie a Federico De Nardi per l’aiuto tecnico.

Oltre a quelli elencati lì, c’è un altro motivo per cui ho deciso di far ‘tornare’ l’IRI, diciamo che è la mia risposta al ‘mito della start up’: i giovani devono inventarsi impresa e lavoro? Bene, raccogliamo la sfida posta dal modello imperante con una nuova soggettività economica potenzialmente in grado di incrinare il modello oggi egemone ‘dell’economia gratta e vinci’ e ‘dell’uno su mille ce la fa’. Poi, insomma, se proprio dobbiamo darci al ‘do it yourself’, tutto sommato è meglio prendersi una realtà con 70 anni di avviamento, non ne convenite?

Mi consola sapere che non sono l’unico a pensare che il ritorno dell’IRI sia una necessità non più rinviabile e anche l’ultraliberista Zingales di recente ha espresso appoggio al piano del governo  per salvare le banche in difficoltà al fine di evitare una crisi sistemica del comparto creditizio. Ovviamente il fatto che si parli di intervento diretto del capitale pubblico nelle banche, smentisce in termini autoevidenti la bontà delle politiche governative in fatto di privatizzazioni.

Occorre ora rispondere al ‘per fare cosa’: che una soggettività pubblica di questo tipo serva è un’evidenza conclamata, ma come organizzarla, quali meccanismi di controllo democratico e partecipativo avviare, quali finalità collettive porre come scopo della compagine, per dare risposta a tutti questi interrogativi occorrerà continuare a lavorare politicamente e a studiare. Quello che l’IRI non dovrà essere è la stampella del sistema capitalistico interno mitigandone le storture, quanto appunto la forza motrice di una nuova stagione, come scrivo nella presentazione. Ci vediamo a Roma per la III assemblea di Indipendenza, per chi vuol esserci, avremo modo di parlarne:

III assemblea indi

Alberto Leoncini

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Le privatizzazioni spiegate alla casalinga di Treviso

Su questo blog ci siamo occupati svariate volte di privatizzazioni, tra l’altro ne ha scritto autorevolmente Luciano Barra Caracciolo nel suo blog , articolo un po’ lungo sul quale vale la pena di riflettere, tuttavia in questa occasione vorrei spendere due parole per provare a fornire degli argomenti finalizzati a spiegare i problemi sottesi alle privatizzazioni al bar o a persone che, magari, intuiscono che sotto c’è la fregatura, ma non sanno bene capire dove stia.

Molti di noi vivono in condominio, provate a pensare se il vostro amministratore vendesse senza chiedervi nulla le scale e l’androne del vostro palazzo e, per entrare a casa vostra, doveste chiedere permesso e pagare a un terzo.

Se un brivido di terrore vi corre sulla schiena vi tranquillizzo, perché le parti che vi ho citato sono essenzialmente comuni (art.1117 C.C.), però spero vi faccia riflettere sul fatto che altrettanto gli amministratori pubblici dispongono di cose non loro, ma nostre e vincolano l’esercizio di diritti non loro, ma nostri.

Certo, il mandato politico è diverso dal mandato gestorio/civilistico, ma nella sostanza solo perché non c’è un vero e proprio strumento giuridico per la resa del conto, a parte le fattispecie penali contro la personalità dello Stato  su cui ci sarebbe molto da dire, e perché comprende già in sé stesso i poteri di straordinaria amministrazione (primo fra tutti l’alienazione), tra cui quello di poter privatizzare.

Penso che se vi dicessero che per entrare a casa vostra doveste pagare un terzo e chiedergli anche per favore, la cosa più gentile che fareste sarebbe prendere una mazza ferrata, ma al lato pratico non è che i processi di privatizzazione siano poi così diversi: viene venduto qualcosa (beni, aziende, cespiti…) che è un po’ vostro e che voi usate in parte e assieme ad altri per la vostra quotidianità e, una volta che ciò avviene, voi non solo non siete più proprietari ma dovete chiedere il permesso, ovviamente dietro congruo corrispettivo, per usare ciò che vi spetta.

Sottolineo peraltro che non avete nessuna voce in capitolo nella determinazione del prezzo…  Non so a voi, ma a me non sembra proprio un grande affare…

Passiamo oltre, perché il punto è proprio questo: alla casalinga di Treviso interessa cucinare, quindi che il gas glielo fornisca Tizio privato o Caio pubblico, cosa le cambia? Lo stesso dicasi per l’energia per far andare la lavatrice, l’asporto rifiuti, l’utenza telefonica o il servizio postale (su Poste segnalo anche questo)…e il panettone (per gli amici indimenticati che ‘i panettoni di Stato’).

Beh, provo a rispondere:  credo che difficilmente se qualcuno ci invita a cena a casa sua, fosse anche un amico con il quale abbiamo molta confidenza, ci presentiamo in tuta, a mani vuote e fuori dall’orario concordato. A casa nostra, invece, possiamo cenare all’ora che vogliamo, vestiti come vogliamo e se vogliamo evitare di sparecchiare, possiamo farlo senza che nessuno si metta a sindacare.

La differenza è tutta qui, un conto è casa nostra, un conto è casa degli altri. E la sfera pubblica è più o meno la stessa cosa: più è larga più noi possiamo entrare senza chiedere ‘permesso’, più è ristretta più saremo vincolati alle regole del ‘padrone di casa’, con la differenza che possiamo evitare di andare a cena da qualcuno che non ci garba, stare senza luce, acqua, telefono, posta, ferrovia etc… è già più difficile.

Se ciò che ci serve è un pochino anche nostro, non dobbiamo chiedere permesso e per favore a nessuno per usarlo e per trarne utilità, né serve a un terzo per trarne profitto, ma se il profitto c’è dovrebbe in teoria tornare ai proprietari, cioè noi.

Detto questo vi sottopongo questa sintetica notazione… per i meno addentro, quello in fotografia è Pinochet… lascio a voi ogni opportuna riflessione:

…La casalinga di Treviso è meno famosa di quella di Voghera, tuttavia per tenere fede alla linea glocalista che portiamo avanti, tributiamo a lei il titolo…(al minuto 1,50)

Alberto Leoncini

PS. Su Napoli abbiamo già scritto  ( qui e qui )  e questo blog non è in grado di spostare granché in termini elettorali, nondimeno non posso non rilanciare questa interessante analisi anche in vista del ballottaggio del 19 giugno prossimo

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E sarà stato inutile avere ragione

Questa frase è, come i più attenti ricorderanno, di Indro Montanelli intervistato da Curzio Maltese sulla fine del berlusconismo fra scandali e malcostume. Ovviamente è andata così, seppur ‘l’operazione Monti’ sia stata filoguidata dalle forze euroatlantiche interessate a sbarazzarsi dell’inaffidabile ex cavaliere e tenere al contempo assieme i cocci dell’euro, fatto questo che emerge con sempre maggiore nitore.

Devo dire che vi è, invece,  una gravissima sottovalutazione del renzismo, visto tutto sommato come un ragazzotto un po’ spaccone e velleitario ma in fin dei conti promotore di istanze tutto sommato condivisibili.

I problemi del renzismo non sono una questione di bon ton.  Renzi, al contrario, rappresenta il peggior rigurgito delle pulsioni autocratiche e violentemente autoritarie mai sopite di questo Paese, quelle che Pasolini definisce ‘veleni antichi’ e ‘metastasi invincibili’.

Vero è che lui si trova dov’è grazie a una manovra di palazzo e grazie alla complicità, più o meno consapevole, della ‘minoranza’ del suo partito che, fra un ruttino e l’altro, mai manca di accordargli la fiducia di cui ha bisogno.

Le abilità di Renzi sono oggettivamente straordinarie: riuscire a farsi rappresentare come ‘l’unica possibilità’ per un ‘Paese senza alternative’, quando il suo governo rappresenta solo una raccogliticcia pletora di affaristi e mezze figure catapultate, è un capolavoro politico come non se vedevano da anni.

Proprio per questo è pericolosissimo, perché non ha nulla da perdere. Ha sempre vissuto di politica, come il più scafato politico vecchio stile, sa perfettamente che deve continuamente alzare la posta dei servigi da rendere alle forze economiche che lo sostengono dosando bastone (job act, alternanza scuola lavoro, privatizzazioni…) e carota (gli 80 euro, mirabolanti investimenti promessi a destra e manca, i 500 euro agli insegnanti, bonus bebè…). Sa che la sua parabola politica è destinata a concludersi in un orizzonte temporale sicuramente più breve di quello della sua vita, è troppo intelligente per considerarsi uno statista. Proprio la piena consapevolezza della sua assoluta mediocrità, tratto comune a tutti i dittatori, peraltro, è il suo più grande atout, e come le grandi star, esalta il suo difetto fino a farlo sembrare desiderabile e affascinante.

Il mistero che oggettivamente non riesco a spiegarmi è quale sia il segreto che rende digeribili e accettabili le operazioni di Renzi quando le stesse venivano invece contestate a Berlusconi. Sinceramente non lo so, posso solo ipotizzare che la persistenza della crisi economica e la sensazione di generalizzata sfiducia unita alla massiccia svalutazione di scuola e cultura abbiano creato un mix micidiale in un Paese incline, per tare storiche, alla ricerca dell’uomo forte.

In tale di quadro è inutile nascondersi che dense nubi si addensino sul nostro futuro: il referendum costituzionale è una autentica roulette russa, nondimeno sarà fondamentale lavorare per la più estesa affermazione del NO, ben sapendo che la propaganda dispiegherà il suo potenziale- economico e mediatico- ai quattro venti e che la strada è fortemente in salita per il vento di antipolitica e qualunquismo che spira forte come non mai. Il ‘mah proviamo’ è un sentimento talmente diffuso da rendere verosimile che egli possa spuntarla ottobre, naturalmente la catastrofe che ne seguirebbe è di proporzioni neanche lontanamente quantificabili sia sul meccanismo di modifica dell’architettura dello Stato, sia sul significato politico che legittimerebbe Renzi praticamente a vita, sia per il combinarsi di riforma costituzionale e riforma elettorale da cui possono scaturire opzioni politiche mutanti ad oggi imprevedibili…o meglio, prevedibilissime.

Occorre anche chiarire un fatto: anche ad ammettere che Renzi stia facendo delle cose buone (esempi non sono in grado di farvene, ma facciamo che ci siano), questo non sposta di un millimetro la sostanza delle cose, perché con la stessa logica dovremmo rivalutare il nazismo perché ha fatto le prime importanti campagne antifumo. Poi, certo, ha incenerito qualche milione di persone, ma con i polmoni puliti.

Al momento non vedo ‘aiuti’ dall’esterno, seppure il referendum inglese e la situazione greca potrebbero portare a far detonare le sempre più forti contraddizioni dell’edificio comunitario ai cui comandi Renzi risponde. Per una questione statistica la struttura dell’UE crollerà: l’Austria ha escluso dal ballottaggio le forze tradizionalmente più filo UE, in Finlandia si discute in parlamento di uscita dall’euro, di Grecia e Gran Bretagna abbiamo detto, e noi, nel nostro piccolo abbiamo CasaPound che elegge tre consiglieri a Bolzano. Ora, siccome non vorrei dover scegliere fra un fascismo ‘storico’ e un fascismo duepuntozero, è bene darsi da fare per strutturare un’alternativa. Gli edifici pericolanti è meglio abbatterli, cercando di non restarci sotto.

Indipendenza lo ha detto in tutte le salse, uscire non basta e d’altra parte anche Bagnai parla di ‘condizione necessaria ma non sufficiente’. È fondamentale l’ora per l’allora, tornando a formulare rivendicazioni positive e disegnando un’altra idea di società e di politica.

A tal proposito vi propongo il mio intervento all’assemblea di Indipendenza a Roma lo scorso 9/4.

riassumo brevemente i passaggi che mi sembrano maggiormente urgenti oggi:

Costruire una comunità, il personale è politico: occorre ripartire da questa consapevolezza sia per gestire la fase di minorità e attutire la solitudine (l’oggi) sia per creare (domani) le condizioni per un’affermazione su vasta scala di una maggioranza politica prima, numerica poi, diversa. Questo primo punto è importante per un altro aspetto: votare con il portafoglio. Ne parlano Bagnai, Becchetti e Baranes in questa puntata che condivido con voi e anche con riferimento al tema del workers buyout su cui scriverò nel prossimo numero di Indipendenza:

Far circolare le idee, come già ci siamo detti  e ripetuti  . A tal proposito, riservandomi di tornare su questi punti che, comunque, gira gira sono quelli di cui ci occupiamo sempre, segnalo questa notizia sul buco dei derivati e sul come (chissà come…!?) il governo lo vuole tappare in uno al sito derivati.info curato dall’avv. Angiuli di Bari, che ho avuto modo di conoscere di persona alla sopraccitata assemblea.

Organizzare politicamente tali istanze in una soggettività…. E su questo, al lavoro!

Alberto Leoncini

PS: Ci vediamo alla 4passi con Movete

 

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25 aprile 2016, fuga da Videocracy

Come i più attenti osservatori e lettori avranno notato ho creato una pagina con dei suggerimenti per aiutare e sostenere il progetto politico/culturale di questo blog. La richiesta di denaro è all’ultimo posto. Signori fino alla fine.Ho chiesto invece di lavorare per far circolare le ideeperché il contesto attuale impone di tutto dare e nulla ricevere.

Sia chiaro, non mi fa piacere. Neanche un po’, ma l’idea che sorregge questo blog, cioè l’ampliamento e la ri/strutturazione della sfera pubblica impone di non essere rivali e di non essere escludibili, cioè di essere un bene pubblico: il godimento e l’utilità che ciascuno può trarre da questo blog non va a scapito di quella degli altri ed è aperta a chiunque.

In questa fase non mi interessa essere citato, essere cliccato (cioè, mi interessa, ma per quanto dirò dopo…), essere riconosciuto come voce significativa nel dibattito. Oggi l’urgenza è di far passare i temi di un diverso collocamento strategico delle risorse e delle determinazioni politiche o, se preferite, di una soluzione a favore dei ceti subalterni del conflitto distributivo. Fine; e questo è bene che se lo stampino in testa quelli che ancora pensano che il loro ombelico sia il centro di gravità permanente.

Come ho già scritto qui è fondamentale ‘contagiare’ il prossimo e organizzarsi orizzontalmente. Quanto indietro siamo si è visto con il referendum NoTriv: un risultato così modesto nonostante il generosissimo impegno di tanti singoli e realtà è indice che la resistenza sarà ancora lunga.

Noi ci stiamo lavorando con l’Associazione Indipendenza, e vi assicuro che il da fare è tantissimo.

L’invito è, ovviamente, a partecipare a questo progetto, ma se non vi piace perché è troppo di sinistra, troppo di centro, troppo statalista, troppo salato, troppo dolce, troppo tiepido o quel che volete, fate le vostre valutazioni, ma iniziate a tirarvi su le maniche. Organizzatevi nel vostro quartiere, nel vostro condominio, alla fermata dell’autobus, al bar, dove vi pare e come vi pare.

Potete avere come priorità l’ambiente, il lavoro, la dieta vegana, la lotta alla caccia, il no alle delocalizzazioni, le barriere architettoniche, la volontà che vostro figlio abbia un parco giochi, la salute o anche, diciamocelo, la pura e semplice voglia di poter andarsi a mangiare una pizza con gli amici o fare un fine settimana lungo al mare. In queste fasi non serve essere dei paladini di grandi ideali, perché, banalmente, ci stanno togliendo tutto.

La vostra priorità può essere quella che volete, però dovete rendervi conto che se le cose stanno come sono adesso, la vostra rivendicazione non avrà mai possibilità di successo. Quindi, vi piaccia o no, dovete lavorare per mutare il quadro dei rapporti economico-politici. Da qui all’autunno in cui si voterà sulle schiforme, occorrerà irrobustire relazioni, interlocuzioni e sinergie operative. Come ho scritto su Indipendenza si tratta di un approdo di fase importante.
L’alternativa, come sempre, è quella di essere condannati a rivivere la storia dalla quale si rifiuta di trarre insegnamenti: ci pensavo proprio a proposito del referendum sulle trivellazioni. Sul tema delle concessioni petrolifere aveva ficcato il naso anche Giacomo Matteotti con il l’affare Sinclair Oil, compagnia statunitense (potenza plutocratica, come poi avrebbe detto il regime…) interessata a colonizzare l’Italia con la complicità dei fascisti. E guarda caso oggi si torna a proporre una legge elettorale che si rifà alla legge Acerbo nei principi guida e una riforma costituzionale che sposta il baricentro dell’azione politica sul governo anziché sul Parlamento.

Certo, rivivremo probabilmente anche il 25 aprile-non quello di domani, ovviamente- per carità, ma, come ricorda Saba ne ‘Il teatro degli artigianelli’ rimirando la falce, il martello e la Stella d’Italia che ‘ornano nuovi la sala’: quanto dolore per quel segno su quel muro.

Noi, come Indipendenza, abbiamo stilato dei suggerimenti, uno dei quali può essere quello di organizzare piccole riunioni con amici e proiettare/condividere video o partire con piccoli incontri anche in parchi pubblici per commentare e discutere gli articoli della rivista. È un’idea, ma mi auguro che possiate averne anche di migliori.

Qui trovate una rassegna di video su vari temi che, in senso lato, interessano questo blog compendiano quelli già pubblicati nel post dedicato alla scoperta dell’acqua calda e, probabilmente, altri ne seguiranno a ‘blocchi’ successivi. Sottolineo che i video sono un buono strumento per trasmettere messaggi alle persone meno use alla lettura, ormai tutt’altro che una minoranza.

Comunque, nell’attesa di celebrare il nostro, buon 25 aprile.

Alberto Leoncini

The Brussels business sui meccanismi di funzionamento dell’UE.

La dottrina dello shock:

Un’intervista a Luigi De Magistris, in cui peraltro si parla anche di euro e UE, pur con approdi non pienamente centrati, decisamente interessante per vedere sintetizzati i raggiungimenti della più avanzata esperienza di alternativa reale oggi in Italia.

Cowspiracy:

PandoraTV canale indipendente particolarmente interessante da seguire per la controinformazione e i temi di politica estera.

Fabbriche senza padroni, autogestione e democrazia economica:

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Un SI nel solco di Enrico Mattei

Come noto domenica voterò SI al referendum sulle trivellazioni. Questo post non sposterà molto, perché la rete è già ampiamente schierata per il SI, il problema casomai riguarda chi ancora si informa attraverso TV e giornali. Il raggiungimento del quorum sarebbe politicamente importante anche per ‘misurare il polso’ di quanto questo Paese sia in grado di smarcarsi dall’informazione verticale e passiva per trasmigrare verso un’informazione orizzontale, capillare e attiva nonché di organizzarsi politicamente in poco tempo e con pochi mezzi.

La consultazione si inserisce come prima tappa di una serie di scadenze civiche assai rilevanti: le elezioni amministrative nei principali centri italiani e il referendum costituzionale sulla riforma Boschi-Renzi-Verdini, ahinoi appena approvata dalle Camere; appuntamenti rispetto ai quali si renderà necessario intervenire per arginare le, neanche troppo velate, pulsioni da caudillo del Presidente del Consiglio e il definitivo consolidamento del ‘partito della nazione’. Il 17 aprile, quindi, occorre partire con il piede giusto, questo non senza la realistica consapevolezza delle difficoltà.

Voterò SI con il pensiero rivolto a Enrico Mattei, caduto per l’indipendenza energetica e politica dell’Italia, perché non sono un passatista, un bucolico e un illuso. Abbiamo fame di energia, di sviluppo, di cambiamento, di mutazione dei rapporti sociali e per avere tutto ciò ci serve oggi come non mai l’indipendenza dalle oligarchie straniere e dai loro vassalli parassitari.

Lottare contro le ‘sette sorelle’ vecchie e nuove e contro i loro sodali assume una valenza politicamente dirimente nella prospettiva di evolvere verso forme di gestione delle fonti e delle reti energetiche maggiormente democratiche e partecipative. In tale prospettiva saldare le rivendicazioni contro i cambiamenti climatici con quelle su rapporti economici e politici orientati a edificare una società autenticamente pluralista e democratica è un passaggio ineludibile.

Lavorare politicamente per prospettive ‘altre’ è quello che stiamo tentando di fare con l’Associazione Indipendenza , un percorso complesso, difficile eppure l’unico possibile in questo frangente.

Ai seggi domenica, ma specialmente al lavoro ogni giorno, in ogni paese, in ogni città.

Alberto Leoncini 

sotto trovate un po’ di materiali da far girare…

 

no triv ufficiale

PERCHE-DOBBIAMO-VOTARE-SI-AL-REFERENDUM-DEL-17-APRILE-2016

vademecum no triv

Volantino colori retro

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E con l’acqua calda? Ce lessi ‘e patate

Come ricorderete il titolo è tratto da un altro felice spot della Lavazza, questo:

…. Come i più attenti di voi ricorderanno non è la prima volta che ci ispiriamo alla nota torrefazione torinese, ciò perché non posso che pensare alla innovativa scoperta dell’acqua calda quando sento amministratori pubblici a ogni livello  che rincorrono come la manna dal cielo i ‘finanziamenti privati’ come tampone per i buchi del bilancio nella prospettiva di una sostituzione delle sempre più esigue entrate fiscali e parafiscali. Cerchiamo di prendere il discorso da un altro lato: le imprese vendono, comprano, producono e, se va bene, generano un utile che sarebbe, nella prospettiva liberale, il ‘premio’ per il rischio di impresa (hai rischiato, sei stato bravo, quello che guadagni è per te). Solo che, magari, si fa meno fatica ricevere gli utili/dividendi con comodo bonifico anziché doverli andare a pietire dal padrone di turno. Certo, per fare questo bisogna mettersi a vendere torte, come ci siamo già detti …o panettoni, giusto per accontentare gli amici che ‘i panettoni di Stato’, quindi bisogna porsi il problema dell’impresa pubblica che, come ogni impresa, comporta dei rischi mentre, come ha spiegato Bagnai, la politica ha fatto di tutto per essere deresponsabilizzata. Quindi il tema a monte è questo, a valle quello di acquisire consapevolezza che rinunciare alle entrate commutativo/corrispettive è pura follia. Certo, questo vuol dire quindi fare concorrenza ai padroni, come ricorda la ex ministra Guidi, ora nell’occhio del ciclone… per quanto non del tutto inaspettatamente:

Sarebbe tuttavia sbagliato personalizzare e infierire su di lei, per quanto il suo comportamento sia gravissimo. È tutto il  governo che si sta con solerzia occupando di rispettare l’ortodossia liberista, e non ci stupisce che dopo il ‘grande successo’ (secondo me c’è un danno erariale…) dell’operazione Poste, il governo stia lavorando per un’ulteriore cessione di quote. 

Medesimo discorso, sempre a proposito di acqua, non calda ma pubblica vi segnalo lo stato dell’arte di come ci considerano. Apologia di mercato, mai definizione fu più azzeccata.

Con l’occasione condivido con voi questi tre video: uno sull’IRI, per ricordarci che siamo nani sulle spalle dei giganti e che c’è davvero tanto da fare, un altro sulle privatizzazioni in Argentina, processo che, nel pur differente contesto della ‘vecchia Europa’ ci avvicina molto a quello scenario e, da ultimo, l’intervento di Fabrizio Zampieri, conoscenza di vecchia data e, oserei dire, amico fin dai tempi del liceo sulle crisi bancarie nell’Italia degli ultimi anni.

 

 

So che mi ripeto, ma se farlo potesse incidere anche per un solo voto in più, ne varrebbe la pena: non andare a votare il 17/4 sulle trivellazioni vuol dire autoproclamarsi sudditi.

Alberto Leoncini

 

 

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Questo è il mio paese: municipalismo e informazione

Non so se vi sia capitato di vedere “Questo è il mio paese” . A mio parere è un esempio particolarmente efficace di quali siano le potenzialità del servizio pubblico radiotelevisivo, ma direi più propriamente di informazione, atteso che, ormai questa passa attraverso un reticolo integrato fatto di social media, internet e, appunto, radio/televisione.  

Un buon cast, di attori giovani tra cui non posso non ricordare, in particolareLoredana Cannata (qui su facebook) (io personalmente la seguo dai tempi di Alice Morandi, la giovane avvocato  di ‘Un caso di coscienza’) per il suo incessante impegno a fianco dei movimenti ambientalisti e altermondialisti che ne fanno senza ombra di dubbio una delle artiste maggiormente in grado di coniugare professionalità e impegno sociale.

A questo proposito vi ripropongo il suo breve documentario sul Chiapas e la condizione delle popolazioni colà residenti, del 2003 ma tutt’ora interessante.  

La serie, dicevo, funziona perché trasmette un principio di fondo secondo me molto importante: cioè che nella storia mai nulla è stato concesso e le trasformazioni e i diritti sono stati semplicemente conquistati creando le condizioni storico/politiche per concretizzarli. Fine.  

Una storia al femminile che intreccia politica, lavoro (in particolare nell’episodio del recupero dei vecchi telai) e impegno civile senza retorica e senza diventare cerebrale.

Calura, la località dove è ambientato, non esiste, essa tuttavia è in tanti posti: in tutti i luoghi dove i cittadini si organizzano per contare e abbattere la sindrome del TINA (there is no alternative). Affermare la volontà di riprenderci le chiavi di casa come dice Rinaldi, è un passaggio fondamentale e ineludibile.  

Tutto questo semplicemente per dire che avremmo tutte le potenzialità economiche e sociali per starcene tutti in serenità e pace, mentre, purtroppo, ci tocca sudare sette camicie per tentare di spostare di qualche millimetro i rapporti sociali in essere…tutto sempre con il sempiterno interrogativo: “ne vale la pena?”. Io ovviamente ho più domande che risposte, tuttavia volevo condividere con voi questo recentissimo video di Dario Fo in cui ricorda Franca Rame: ci sono tante risposte e altrettante speranze. Visto che sempre di teatro e attori si parla… Mi sembrava giusto condividerlo… 

Come sapete penso che si debba lavorare per riparare i meccanismi inceppati, non per distruggerli, quindi è evidente che una realtà come la RAI sia imprescindibile per nuove prospettive economiche e di sviluppo. D’altro canto questo blog nasce per interrogarsi e mettere in rete, in ogni senso, il ‘come’ fare impresa pubblica nel III millennio e quali percorsi tracciare per modalità nuove di organizzazione della sfera pubblica in campo economico.  

Io che pure di queste cose mi occupo, ad esempio non sapevo dell’ACSM Primiero, L’ho scoperta grazie a questa puntata di ScalaMercalli (al min 1h 16 min), si tratta esattamente di quello che propugna, condivisibilmente, Naomi Klein in ‘Una rivoluzione ci salverà’, cioè rendere le comunità proprietarie delle proprie infrastrutture e reti energetiche.   

A questo proposito vi segnalo anche questo articolo sugli acquedotti comunitari in Colombia: 

gli-acquedotti-comunitari-unalternativa

Con ogni evidenza questo dimostra quanto importante sia riuscire a aprire spazi e diritti di tribuna sui media, perché evidentemente non conta solo ‘fare’ le cose ma occorre anche ‘farlo sapere’, e, dall’altro lato, dimostra quali e quante importanti professionalità possono esserci in questo Paese nel mondo dell’informazione, dell’arte e di tutto l’indotto tecnico/operativo che vi ruota attorno.  Smuovere il dibattito e continuare con la battaglia delle idee, come si diceva, sono ad oggi il massimo che possiamo fare ma è necessario farlo creando le condizioni di agibilità politica per l’alternativa a ogni livello.

In questo senso vi segnalo questo intervento su Byblu che ricostruisce in modo divulgativo ma efficace il percorso delle privatizzazioni in Italia  legandole, fatto questo fondamentale per la nostra prospettiva di analisi al divorzio Banca d’Italia/Tesoro e, quindi, alla fine del regime di repressione finanziaria.  

Alberto Leoncini

P.s. il 17/4 si vota sulle trivellazioni in mare…E’ un referendum abrogativo quindi si vota SI per dire NO alle trivellazioni. Qui nuovamente il sito del comitato nazionale per il SI 

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