Guerre batteriologiche e pandemie tra storia, finanza, cinema, letteratura

Con piacere condivido il video della rassegna di ‘Circolo Agorà Reggio Calabria’, che nuovamente ringrazio per il gradito invito, inserendo a seguire i link ai riferimenti svolti nell’intervento.

Nel corso della prima giornata di studi (4 marzo) sono intervenuti il presidente di Confesercenti di Reggio Calabria, Claudio Aloisio sul tema”Dalla pandemia sanitaria a quella economica. Quale futuro per l’area metropolitana?”, Andrea Guerriero (socio del sodalizio organizzatore) e cultore di storiografia economica su “La pandemia e i suoi riflessi sull’economia” . Ha concluso i lavori Alberto Leoncini, componente della redazione della rivista (cartacea) “Indipendenza” e del direttivo dell’omonima associazione,che interverrà su “La padella della globalizzazione e la brace della pandemia/sindemia: pensare un #noncomeprima oltre i proclami”.

Manifesto LAV #noncomeprima

#Noncomeprima: costruire e organizzare l’alternativa

Ernesto Burgio, pandemia/sindemia e Indipendenza

Vaccino anti-Covid-19: così i profitti di Moderna finiscono nei paradisi fiscali

Emergency sull’elusione fiscale delle industrie farmaceutiche

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Per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Sono onorato di aver portato la voce di Indipendenza nella mobilitazione per il ritiro di qualunque autonomia differenziata proseguendo la maratona iniziata alla manifestazione del 21 dicembre 2021, Roma, Piazza SS. Apostoli.

lo stralcio dal minuto 16,50 dopo Gregorio De Falco, Paola Nugnes e Rita Campioni

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30 settembre presentazione de ‘Il viaggio di Zaher’

giovedì 30 settembre 2021 alle ore 17,30 presso la libreria San Leonardo di Treviso (p.zza Santa Maria dei Battuti 16) Francesca Grisot, dottore di ricerca, mediatore culturale e subject expert presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, presenta “Il viaggio di Zaher” (Edizioni La Meridiana, Molfetta), la storia vera di un minore afghano che ha tragicamente perso la vita nell’ingresso in Italia raccontata attraverso il suo struggente taccuino e la rielaborazione svoltane dai giovani allievi coinvolti in un progetto scolastico di approfondimento sulle vicende che coinvolgono i loro coetanei costretti a sfuggire da guerre, miseria e persecuzioni.

Un libro in grado di far riflettere i lettori di tutte le età su quanto ci coinvolgano da vicino le vicende dei paesi oggetto delle destabilizzazioni politiche, delle dinamiche di sfruttamento e aggressione e, conseguentemente, dello sradicamento forzato di intere popolazioni dal loro contesto con quanto ne deriva in termini di drammi umani ed esistenziali.
L’incontro sarà introdotto e moderato da Alberto Leoncini

***

Colgo l’occasione per postarvi anche le copertine degli ultimi due numeri di Indipendenza, l’ultimo con un focus specifico su Roma e argomenti di cui ci siamo occupati più volte Farmacap e farmacie comunali, Alitalia, Atac e mobilità pubblica, regionalismo differenziato…

Sommario del numero 51 di Indipendenza

Sommario del numero 50 di Indipendenza

su questo numero un mio intervento su scenari economici e prospettive di intervento pubblico di cui è disponibile in rete un estratto che linko di seguito Monte dei Paschi di Siena: il sistema creditizio al monte dei pegni

Un mio commento sul manifesto LAV: #Noncomeprima: costruire e organizzare l’alternativa

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Prepariamoci all’uscita dall’UE: le ragioni, il percorso, le prospettive

Condivido il video dell’iniziativa “Prepariamoci all’uscita dall’UE: le ragioni, il percorso, le prospettive” dello scorso 25 ottobre 2020 con (h.2,30) un mio intervento sulla creazione della soggettività politica che tale processo dovrebbe guidare. L’evento si è svolto on line in ragione delle note limitazioni all’agibilità sociale, per completezza d’informazione riporto di seguito anche la locandina che era stata preparata prima del blocco.

Condivido anche l’uscita degli ultimi due numeri di Indipendenza

Numero 48 (rivista di approfondimento), mio articolo– ‘Data economy’ e paradigmi economici: la trincea dei ragazzi dell ’89.

I paragrafi: ‘New economy’, manifatturiero e ‘immaterialità’: dentro le ‘tecnoutopie’; Diritto, ‘data economy’ e iniziativa economica di fronte all’oligopolio tecnologico; I ragazzi dell’ ’89: la generazione dei dischi orario solari.

indi 48

Numero 49 (ex ‘foglio di lotta’), con un mio intervento su Recovery Fund e regionalismo nel quadro della disgregazione dello Stato nazionale all’interno del quadro sistemico europeo

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20-21 settembre 2020: perché votare NO al taglio dei parlamentari

Ho avuto modo di estendere il comunicato ufficiale di Indipendenza sul NO al taglio dei parlamentari che ripropongo di seguito e trovate qui e ho lavorato in seno a un coordinamento plurale qui a Treviso che sta operando nel territorio per portare avanti le istanze del NO

REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: PERCHÉ NO!

Accorpato alle amministrative e regionali si terrà il 20 e il 21 settembre 2020 il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. La pessima riforma relativa al taglio dei parlamentari che ha avuto il suo architrave nel Movimento 5 Stelle, sostenuta a geometria variabile da tutte le principali forze politiche nel corso delle varie letture (Lega prima, PD e satelliti poi, senza scordare Fratelli d’Italia che vantava sui social il suo appoggio “determinante”), dimostra quanto caricaturali siano le differenze fra le forze politiche euroatlantiche dello scenario italiano.

Questa esiziale riforma porterà a una riduzione della rappresentanza di circa un terzo, rendendo ancora più lontane le istanze dei ‘territori’, che a parole tutti vogliono ascoltare ma che, giocoforza, vedranno nelle istituzioni nazionali e centrali un riferimento sempre più lontano e assente, il cui unico ruolo è quello di ratifica meno che notarile delle decisioni prese in sede europea. Non è fuor di luogo affermare che già oggi ‘Roma’ sia percepita –non solo al Nord– come un livello decisionale più lontano rispetto a Francoforte o Bruxelles: in quest’ultima città le istituzioni (camere di commercio, regioni…) e le associazioni di categoria fanno a gara per aprire sedi e centri per ‘contare’, come se ciò potesse minimamente incidere sugli assi strutturali delle politiche comunitarie.

Insomma, dietro questo referendum c’è l’idea che le istituzioni dello Stato nazionale siano qualcosa di sostanzialmente inutile e che tanto vale ridurne il funzionamento a un fatto formale, il minimo sindacale. Una riforma che pare fatta di proposito anche per ostacolare non solo l’affermazione di forze politiche ‘altre’ rispetto al blocco dominante ma anche residuali diritti di tribuna per prospettive pur soltanto in senso lato ‘critiche’ rispetto all’orizzonte unico liberista di matrice europea: ‘scattare’ un seggio con i numeri che si prospetterebbero e con le soglie elettorali di cui si parla nelle riforme elettorali diventerà più che un’impresa. A meno che, naturalmente, non si sia omologati nelle coalizioni maggiori accettandone prospettive, regole e matrice politica.

C’è un altro messaggio estremamente negativo che si cela dietro questo intendimento: l’idea di far apparire come maggiormente ‘democratico’ e ‘rappresentativo’ il Parlamento Europeo dove i seggi sono assegnati secondo un criterio di ‘degressione proporzionale’, i Paesi membri più piccoli hanno un peso specifico maggiore, e ripartiti con un criterio proporzionale. Alla fine, a che serve il Parlamento nazionale se siamo rappresentati di più e meglio a livello europeo? Eppure il Parlamento Europeo non è niente di neanche lontanamente paragonabile a un parlamento nazionale in termini di attribuzioni e funzioni, ma l’artificio retorico ha ottime potenzialità di colpire nel segno.

Un’ulteriore evoluzione del ‘piano inclinato’ che, svuotando lo Stato nazionale, mira a condurre l’opinione pubblica all’accettazione della prospettiva sovranazionale per gli assi politici fondamentali da un lato e subnazionale (regionalismo, federalismo, euroregionalismo) verso il basso dall’altro, il tutto, ovviamente, eliminando qualsiasi spazio di attuazione dei diritti sociali propri della dimensione nazionale.

Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e dei salassi (accettati) di ben più grave portata per la popolazione italiana di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.). Un prezzo da far impallidire le risorse indirizzate al funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:

– meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;

– compressi sia le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’, sia i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni) in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;

– si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi a vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione); è evidente che il taglio vada inquadrato nel più generale svuotamento dello Stato nazionale in favore dell’Unione Europea e degli altri enti sovranazionali verso l’alto, e delle regioni verso il basso;

– riducendo i parlamentari, aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Un fatto non indifferente se si pensa che nelle prime tre votazioni è richiesta una maggioranza dei due terzi per l’elezione, ma dalla quarta è sufficiente quella assoluta (art. 83).

Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Una certa vulgata giornalistica, tutt’altro che disinteressata, ha trasmesso l’idea che il Presidente della Repubblica sia una sorta di carica onorifica per politici a fine carriera, ma la realtà e la pervasività dei poteri di questa carica sono tutt’altro che secondari seppure esercitati storicamente con sensibilità molto diverse. C’è un elemento che differenzia il Presidente della Repubblica dagli altri organi costituzionali: è l’unica istituzione del nostro ordinamento che non sottostà alla divisione dei poteri, compartecipando difatti di funzioni in tutti e tre i fondamentali poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario). La destra italiana punta a poter intervenire su ogni versante della vita istituzionale attraverso una figura che sia espressione di quella cultura politica, come tappa intermedia verso il presidenzialismo, mai nascosto approdo strategico.

Lungi dall’essere un fatto aritmetico, quindi, questa riforma modifica in modo sensibile la costituzione materiale contribuendo a quella deformazione della natura parlamentare che, in teoria, dovrebbe esserci propria ma che da almeno tre decenni subisce attacchi frontali sul piano del riparto delle competenze fra Stato e regioni (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) e, non da ultimo, tramite l’affiancamento agli organi elettivi delle ‘autorità indipendenti’ espressione immediata e diretta delle culture istituzionali sovranazionali con amplissimi poteri al di fuori del controllo democratico e della responsabilità elettorale. In altri termini, sempre meno democrazia e sempre meno rappresentativa.

Trattandosi di referendum confermativo ai sensi dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum per la validità (chi vota decide). 

Alberto Leoncini

Vi propongo poi alcune domande-risposta alle tipiche obiezioni del SI:

  1. Sono contro i senatori a vita (ai quali non sono contrari, sia chiaro): il peso specifico nel Senato laddove passasse il taglio dei senatori a vita aumenterebbe, quindi il loro voto conterebbe più di ora.
  1. Si risparmiano delle risorse: a parte il fatto che la logica dei ‘tagli alla spesa pubblica’ è la stessa propalata dai centri di potere sovranazionali e già questo dovrebbe farci seriamente dubitare della bontà di tali istanze, in ogni caso il vero paradosso è che nessuno mette in discussione i costi delle c.d. ‘autorità indipendenti’, costosissime emanazioni dei poteri sovranazionali i cui costi-sopportati dalla collettività- fanno impallidire quelli del Parlamento senza nemmeno essere elettive o sottoposte a responsabilità politica;
  2. Abbiamo una pletora di parlamentari/sono troppi: il paragone con stati federali/confederali (USA in particolare ma anche India, Brasile…) è del tutto inappropriato perché si guarda al Parlamento federale quando i parlamenti degli stati membri della confederazione hanno quasi sempre numeri in rapporto alla popolazione in linea con quelli italiani. Quanto al contesto europeo, il rapporto eletti/popolazione è in linea con le principali democrazie occidentali.

Il coordinamento ‘Acqua Bene Comune’ per il NO

Un SI perché ce lo chiede l’europa (e quindi un ottimo motivo per votare NO)

Comitato NO al taglio

Comitato NOstra

Costituzionalisti per il NO

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Il vento, racconto di una canzone: rassegna della presentazione trevigiana

Approfitto di questi giorni di domiciliari collettivi per fare un po’ di ordine anche telematico, sistemando la rassegna della presentazione trevigiana de ‘Il vento, racconto di una canzone’, ultimo romanzo di Vincenzo Elviretti, edito da Catartica Edizioni  che organizzai ancora lo scorso dicembre alla Libreria San Leonardo. Un consiglio di lettura è sempre utile, specialmente in questo periodo.

Abcveneto

TrevisoSos

TrevisoToday

OggiTreviso

L'immagine può contenere: il seguente testo "DA NON PERDERE San Leonardo Vincenzo Elviretti presenta il suo libro Oggi dalle 18, in libreria San Leonardo a Treviso, Vincenzo Elviretti tail suo nuovo romanzo, "Il vento Racconto di una can- zone" (Catartica Edizioni), dialogando con Alberto Leoncini. La tranquilla cit- tadina di Bellegra (Roma) viene scossa da un efferato delitto..."

Foto gentilmente concesse da Maria Ester Nichele

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi, persone sedute e spazio al chiuso

L'immagine può contenere: 3 persone, barba e occhiali

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Amuchinino e laboratorio Grecia

Questi giorni si stanno incaricando di dimostrare meglio, più velocemente e più efficacemente di quanto mai avrei potuto fare tutto quanto ho scritto e sostenuto qui e altrove in questi anni. Tutto quello che sembrava impossibile è divenuto rapidamente realtà sotto i colpi della pandemia da Covid-19. Non più il chinino, ma mascherine dall’Istituto Farmaceutico Militare, nazionalizzazioni, come nel caso di Alitalia e rottura dei vicoli la cui censura era, fino all’altro giorno, blasfemia, per non parlare della necessità di riconversione della produzione dopo che, dal giorno alla notte, ci siamo accorti che senza la necessaria e imprescindibile autonomia produttiva anche l’assenza un oggetto semplice come una mascherina può diventare un dramma collettivo.

Ad una superficiale analisi si potrebbe dire ‘non tutto il male vien per nuocere’, in realtà tutto il male viene per nuocere, perché non c’è da illudersi sui reali intendimenti delle classi dirigenti europee, ben sintetizzati in questo postato di Indipendenza, che linko e riporto nel punto centrale:dopo le flebo e l’aumento spaventoso del debito, seguiranno misure durissime di rientro, andando a colpire come al solito, privatizzando, quel che resta degli ‘asset’ pubblici, della sanità, della previdenza, dei servizi, ed i patrimoni dei cittadini con inevitabile ulteriore aumento delle tasse e continua Draghi è l’uomo della banca d’affari USA Goldman Sachs, l’uomo della Troika che, insieme a Trichet (governatore francese uscente della BCE e lui, Draghi, in pectore alla successione), firmò la letterina estiva nell’agosto 2011 che smantellava in modo ancor più deciso (legge Fornero, tagli anche alla sanità, abolizione dell’art. 18, ecc.) quel che restava del modello di compromesso sociale in Italia. Da governatore della BCE si erse, impietoso, a bloccare i bancomat in Grecia per piegare ai propri voleri il governo di Tsipras quale premessa dell’ulteriore macelleria sociale che poi fu dispiegata (colpire uno –la Grecia– per intimidire altri particolari Paesi della UE).

In altri termini, chi pensa a soluzioni ‘dentro’ il quadro sistemico euroatlantico non costituisce in questa fase nemmeno un interlocutore: non c’è nessuno da ‘convincere’, non ci sono argomenti da discutere. Siamo in una fase di sospensione dei fondamentali diritti di cittadinanza, come acutamente osservato da Naomi Klein e Marco Bersani, quindi qualsiasi cosa che non sia l’organizzazione di un’alternativa politica che prenda le mosse a emergenza terminata è una distrazione di energie mentali e materiali che semplicemente non ci possiamo permettere. L’ora servirà per l’allora: quando milioni di persone si troveranno senza reddito, senza prospettive, allora il giro di vite preparato con il guanto di velluto di questo periodo lascerà il posto al pugno di ferro.

Fra le varie cose che ci sono sottratte in questi giorni c’è anche la libertà di riunione, quindi non posso che rinnovare un invito già fatto : approfittate di questo tempo per capire. C’è una grande opportunità, fra l’altro: priva vi riportavo il passaggio del nostro comunicato sulla Grecia, perché sempre lì si torna. Chi mi conosce sa che ho sempre detto e ripetuto che, una volta accettato quel precedente, l’unica direzione sarebbe stato l’abisso, cosa puntualmente verificatasi.

Al link che vi ho appena riportato trovate il video de ‘Il più grande successo dell’euro’, in continuità con il quale è da poco disponibile il preziosissimo lavoro di Jacobo Brogi ‘Laboratorio Grecia’ che vi posto di seguito:

Regalatevi due ore e mezza per vederlo, non ve ne pentirete, e se potete mandatelo ad amici e parenti, se lo merita. Si tratta di un prodotto frutto di un lungo lavoro che ora è a disposizione di tutti e che deve essere accolto e diffuso come merita. D’altra parte, come stiamo imparando, non tutto quello che costa ha valore e non tutto quello che ha valore costa.

Senza alambiccarsi su teorie più o meno complottiste sulla fuga da un laboratorio del coronavirus, potrete vedere gli esiti di quello che le nostre classi dirigenti hanno scientemente ed esplicitamente considerato un esperimento di disciplinamento sociali con una metodica che non sfigura al cospetto delle pagine più buie della storia del Novecento.

Sperando di fare cosa gradita e sperando anche di tornare a scrivere a queste latitudini in circostanze almeno un po’ migliori, condivido con voi anche la lezione di Alessandro Barbero all’Ex OPG Je so pazzo di Napoli. Mi sono ripromesso di tornare in quella meravigliosa città quando tutto questo sarà finito, al di là del pregio del video, lo voglio inserire come segnale di speranza.

Alberto Leoncini

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Regionalismo differenziato e taglio dei parlamentari: la fratellanza siamese

Scusate il silenzio di questi mesi, ma fra una cosa e l’altra ho incrociato pochino a queste latitudini, una delle tante cose che vorrei fare e che non faccio, lo speculare inverso delle cose che non vorrei fare e che invece faccio, ma questa è un’altra storia. Volevo condividere con voi il mio intervento sul regionalismo differenziato che ho tenuto al convegno di Indipendenza lo scorso 11 maggio.

Il tema del regionalismo e il suo combinarsi con il tema della deindustrializzazione sarà, peraltro, l’argomento del mio prossimo articolo su Indipendenza in cui cerco di spiegare come i due fenomeni si leghino e come la ritrazione (l’eliminazione…) dell’impresa pubblica sia stata il propellente di tale dinamica.

A settembre avrà luogo la votazione sulla riforma costituzionale relativa al taglio del numero dei parlamentari, voluta dai legastellati: una mossa che, combinata con la legge elettorale vigente, serve a tagliar fuori dai due rami del Parlamento ogni prospettiva di accesso ai pensieri critici, tutto ciò mentre non si dice un ‘a’ sulle autorità indipendenti che, impegnate come sono a ‘moralizzare il mercato’, non badano a spese, se quello è il terreno su cui ci si vuol confrontare. 

Credo che a opporsi in sede referendaria, sperando che la consultazione si tenga, sarà una sparuta nicchia testimoniale e succederà come con il regionalismo differenziato: ai referendum tutti a votare SI e a guardarti come un alieno se criticavi le magnifiche sorti progressive, salvo poi scoprire l’ovvio e ciò che ci si stava scientemente ficcando in un pozzo di guano, come avrebbe dovuto essere evidente a qualsiasi normodotato in buona fede.

Come scrivevamo qui insomma, regioni sempre più ‘autonome’, purché non si fiati sui diktat europei e allo stesso modo serve un parlamento sempre più esautorato, ridotto e ricattabile, ma evidentemente nell’epoca del cervello all’ammasso queste ovvietà possono essere dette solo in spazi come questo: il villaggio di Asterix e Obelix.

Concludo queste brevi notazioni con il consueto invito all’assemblea di settembre:

viii assemblea indi

Alberto Leoncini

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Chininotizie-2

Eccoci alla seconda puntata di chininotizie, la prima la trovate qui.

Anzitutto vi do la notizia che è stato attivato il sito della campagna tematica di Indipendenza di opposizione al c.d. ‘regionalismo differenziato’ noregionalismodifferenziato  ed è stato creato il logo ad hoc, questo:

 

no regionalismo differenziato

Aderite alla fanpage, divulgate e condividete…La battaglia è solo all’inizio!

Volevo condividere con voi anche questo video sempre della LightBlu Green Edition sul reddito energetico:

Poi segnalo, solo per completezza di rassegna, questa puntata della trasmissione wikiradio sull’IRI, incredibile nel non dire una parola (una!) sulle responsabilità dell’Unione Europea nello smantellamento dell’IRI stesso, nel non citare nemmeno gli accordi Andreatta-Van Miert e gli interessi retrostanti il suo smembramento.

Alberto Leoncini

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Regionalismo differenziato, Unione Europea e pianti sul latte versato

Alcuni giorni fa ho dovuto spostare un mobile che ha una parete coperta dal 1996, quando fu collocato nella posizione in cui è adesso.  Su quella parete ci sono alcuni adesivi risalenti alla mia infanzia, tra cui questo:

Jpeg

devo dire che avevo completamente rimosso l’episodio che lo riguardava, ma mi è tornato in mente. Nel furore delle proteste per le ‘quote latte’ (credo fosse il 1995, quindi ero in seconda elementare) vennero fuori dalla mia scuola un gruppo di allevatori a regalare dei cartoni di latte con assieme l’adesivo che avevo evidentemente appiccicato sul mobile di cui sopra e, se la memoria non mi inganna, anche dei volantini.

Latte che probabilmente era ‘fuori quota’ e quindi destinato alla distruzione. Ricordo molto bene quelle proteste: mi sovviene i servizi del telegiornale in cui gli allevatori avevano bloccato una strada e sversato per protesta autobotti di latte sull’asfalto.

Quelle immagini mi colpirono molto perché più o meno in contemporanea c’era la guerra in Ex Iugoslavia (stava finendo, ma erano i durissimi anni postbellici) e giungevano le notizie sulla fame e i razionamenti che quelle popolazioni così vicine dovevano subire. Ricordo che partecipai a una iniziativa di scambio di lettere e disegni con una scuola bosniaca, ‘un pesce di pace’, che ancora esiste.

Non ricordo il nome della bambina che mi scrisse, né mi ricordo esattamente cosa mi scrisse ricordo però benissimo che accluse alla lettera una carta di caramella degli aiuti internazionali, come dono. Io all’epoca vivevo nel rampante Nord Est degli anni ’90 in cui ai bambini della Trevisobbene- che per motivi di stradario frequentavo- si regalavano una quantità di giocattoli incredibile, di certo mai mi sarei sognato di fare o ricevere una carta di caramella come regalo.

Pensai a quanto fosse sbagliato sversare così del latte che poco lontano da noi sarebbe apparso un miraggio, e visto quel che accade in Sardegna, la penso esattamente allo stesso modo, dato che le ragioni delle sperequazioni, delle disuguaglianze e delle ingiustizie in questo frangente sono più acuite che mai.

Oggi, oltre vent’anni dopo, ho capito molte più cose su quel che sta dietro quegli atti, ho capito quali snodi di filiera guidano quei processi, ho avuto la fortuna e il privilegio di poter anche intervenire e coordinare l’azione politica, per quanto in piccolo, per contrastarli.

Dell’attualità di quel periodo c’è un altro ricordo  che serbo molto vivo: le manifestazioni secessioniste della Lega Nord. Non tanto a Treviso: politicamente siamo sempre stati un opaco paesone, quanto quelle che venivano raccontate dai TG.

Avvertivo un’intrinseca violenza in quelle prospettive. Sia chiaro, non sono particolarmente intelligente: non sono mai stato una cima a scuola, non ho mai vinto le olimpiadi di matematica né i certamen di traduzione, avevo tre materie sotto alla maturità, non ho avuto un percorso universitario piano e lineare. Sono tutt’altro che un allievo modello quindi quel che mi domando è che, se a certe cose ci arrivo io, perché non ci possa arrivare chiunque.

Facciamo un salto di circa vent’anni. Andiamo all’estate 2017. Si inizia a parlare di referendum autonomista qui in Veneto. Io all’università non mi sono mai interessato di rapporto Stato/regioni, è un tema che non mi ha mai affascinato e i miei interessi hanno sempre riguardato altro, però visto che l’iniziativa prendeva le mossa da un’istanza apertamente secessionistica del Veneto pur non essendo un genio (v. sopra) qualche campanello di allarme mi si è acceso: alla fine non serve una laurea in fisica per sapere che con la bomba nucleare ci si può far male, credo.

Decido quindi di parlarne in direttivo di Indipendenza e di muoverci attivamente per il NO. Nella mia ingenuità- sempre per i motivi di cui sopra- pensavo: “beh, saremo una delle varie organizzazioni per il NO, conteremo poco, ma diamo il nostro piccolo contributo”. Rimasi sbigottito quando ormai nel pieno della campagna elettorale noi eravamo praticamente l’unica organizzazione politica schierata per il NO: telefonate a tutte le ore dai principali media nazionali, richieste di partecipazione alle tribune e alle serate informative come se piovesse.

A quel punto mi resi conto che il sì avrebbe dilagato e fu un momento di grande sconforto, tant’è che presi la decisione di intervenire solo in alcune delle occasioni (particolare: ho fatto tutto a spese mie) in cui ci chiamavano. C’era da lasciare una testimonianza storica, null’altro. Avevo capito che la Lega aveva preso la rincorsa e che non c’era assolutamente nessuno intellettualmente idoneo a contrastarla.

Lo sconforto cresce oggi a sentire le preoccupate prese di posizione sul tema del regionalismo differenziato, in questo senso va dato merito al prof. Viesti di aver dato un contributo importante nel dibattito. Ma, esattamente, tutti questi pensatori, intellettuali, studiosi…dov’erano?

Con Indipendenza abbiamo deciso che la nostra rivendicazione di contrasto a tale dinamica proseguirà come focus specifico di intervento, in questo senso saremo lieti di avere e trovare altri compagni di strada, ma con alcuni caveat e puntini sulle i.

In tutta questa storia c’è però una morale: non potremo mai dare la colpa alla Lega (Nord?) di nulla fintanto che accetteremo un mondo in cui il latte viene spanto sulle strade e quel partito è l’unico che prende posizione su un fatto banale, cioè che se vogliamo produrci il latte lo dobbiamo poter fare, difatti come noto la Lega Nord è stata da sempre la sponda politica di opposizione alle ‘quote latte’, di facciata finché volete, ma gli altri nemmeno hanno fatto finta. Non c’è niente di intelligente, strategico o articolato in questo: è un fatto fisico, in politica il vuoto non esiste, quindi se c’è qualcuno lo riempie. Da ultimo, per le prefiche che oggi si stanno levando in opposizione al ‘regionalismo differenziato’, non è mai troppo tardi (certo, se ci si ribella al fascismo il 24 aprile sera, magari non ci si fa una grande figura, ma meglio di niente), però sappiate che per opporsi al regionalismo differenziato ci si deve opporre all’Unione Europea. Piaccia o no, da lì si deve passare.

Scusate per questa divagazione personale, ma sono di quelli che ‘il personale è politico’.

Qui il sito: visitate, linkate e condividete:

https://noregionalismodifferenziato.home.blog/

Alberto Leoncini

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