Autunno caldo e referendum Atac: qualche riflessione oltre i proclami

Da che io mi ricordi, ogni estate sindacati e movimenti progressisti hanno promesso ‘autunni caldi’, cosa che in effetti quest’anno è successa con gli esiti catastrofici ben noti sul piano ambientale. A parte ciò, quel tipo di proclami hanno un suono davvero grottesco se si pensa alle capitolazioni incondizionate di quelle forze, tuttavia in questa frazione d’anno sono accaduti come ricordavo dei fatti nuovi.

Non una manifestazione sindacale per i diritti, per lo stato sociale o contro il governo. Una manifestazione che aveva il proprio fulcro rivendicativo e il cuore della propria piattaforma nelle nazionalizzazioni. Non so se ci rendiamo conto di quale enormità sia accaduta.

Qui la presentazione di Giorgio Cremaschi:

 

Siamo a un punto di svolta? Molto dipenderà dal referendum su Atac. Se vince il SI, come pronosticato ovunque, no. Se per ipotesi vincesse il NO, nonostante i disservizi che quotidianamente sono inflitti agli utenti e alla loro esasperazione, nonostante la martellante propaganda e nonostante la disparità di mezzi, probabilmente si potrebbe sensatamente dire che qualcosa sta cambiando nella direzione auspicata.

Il dispiegamento di forze per il sì è qualcosa di inaudito se la si considera solo una questione locale: Partito Democratico, Confindustria, Emma Bonino che fa un ‘messaggio alla nazione’ a PiazzaPulita, campagne su social e internet (altro che hacker russi!). Insomma, la compatezza del blocco sociale dominante è granitica, ma quel che più grave è che, a fronte di tutto questo, le forze di alternativa e di opposizione hanno per la gran parte sottovalutato l’appuntamento, snobbato con sufficienza la campagna elettorale, scialacquato in sofismi e si sono mosse con un ritardo che definire grave è un pallido eufemismo. Se non si coglie il fatto che questa consultazione è il terreno di ri-legittimazione delle sponde politiche rifiutate il 4 marzo scorso, veramente sarebbe opportuno abbandonare la politica e darsi al punto croce.

Scrivo queste parole non senza ansia e preoccupazione al termine di una campagna elettorale che ho seguito direttamente e con impegno, con il comitato informale ‘no referendum Atac’ che abbiamo creato con Indipendenza: mentre i ‘propagandisti della rivoluzione’ (Togliatti), siano essi della sinistra o di quanto ne rimane o del microcosmo sovranista, cianciano e ululano alla luna, noi ci poniamo concretamente il problema di formulare ed elaborare un’alternativa all’orizzonte unico del capitalismo, alla monocultura della crisi e al TINA (there is no alternative). L’alternativa c’è, e c’è anche chi la costruisce intervenendo sui problemi articolando una prospettiva ‘altra’ e differente, in cui la Costituzione sia al centro, in cui ci siano i cittadini e non i clienti. Insomma, sempre con Togliatti: “Il socialismo è la nostra meta, noi non lo nascondiamo […] per questo lavoriamo e combattiamo, ed oggi per la nostra Patria ciò che vogliamo è una svolta a sinistra per un’avanzata democratica secondo le linee previste dalla nostra Costituzione e secondo i principi che essa sancisce e che aprono al popolo italiano la speranza, ove siano applicati, di un luminoso avvenire di progresso, di libertà, di felicità”.

In tutto ciò ci siamo occupati di TAP , Brasile, attualità italiana…e altro è in cantiere, insomma, la lotta continua in ogni caso.

Da ultimo vorrei segnalare questo articolo sulla Grecia pubblicato dal giornale on line della mia ex università  e questo report sulle violazioni dei diritti umani in Grecia ripreso da vocidallestero  e questo mio commento a un tweet di Bini Smaghi:

Lorenzo Bini Smaghi, alto papavero della BCE , posta questo grafico. Piccola guida di lettura: raffronta la produttività fra area euro e Italia. Ora, l’area euro è un aggregato macroeconomico in cui c’è chi ci guadagna (Germania e paesi satelliti) e c’è chi ci perde (indovina?). Bene, quindi per la media ponderata, la produttività cresce perché c’è uno grande che ci guadagna molto e quindi tira su il valore aggregato. Quello che però inchioda gli europeisti alle loro responsabilità è la spezzata italiana: il tracollo è evidente proprio da quando è stato introdotto l’euro, perché prima i due valori erano pienamente paralleli. Questi i fatti, il resto è da confinare nella pattumiera della storia.

Alberto Leoncini

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Genova e noi

Il crollo del ponte Morandi a Genova resterà, probabilmente, fra quei traumi collettivi della nostra recente (Piazza Fontana, l’uccisione di Moro, la strage di Bologna o gli attentati a Falcone e Borsellino). Che le privatizzazioni fossero una fregatura, che le oligarchie imprenditoriali pensassero solo al porco del comodo loro, che un decennio di cure austeritarie avrebbe distrutto qualsiasi paese, erano cose note e stranote, peraltro ammesse anche dalla stessa stampa mainstream, pur con curiose circonlocuzioni e arditi avvitamenti semantici. Il punto è che, adesso, si entra in una fase in cui bisogna dare concretezza operativa a tutte le belle idee di cambiamento che ormai entrano nella zucca anche ai più duri di comprendonio, certo ci sarà sempre qualche giapponese nel Pacifico disposto a immolarsi negli anni ’70 per l’imperatore, ma si tratta di fenomeni statisticamente trascurabili.

Ci sono, effettivamente, dei movimenti: anzitutto la manifestazione di USB ‘Nazionalizzare qui e ora’ del 20 ottobre (al cui appello ho aderito e invito a fare altrettanto), ma anche la nascita di Patria e Costituzione : tutto bello ma occorre dare un seguito in termini di rovesciamento dei rapporti di forza a queste istanze e, da questo punto di vista, credo ci sia una profonda sottovalutazione del referendum cittadino a Roma sul trasporto pubblico locale dell’11 novembre prossimo. Non ne viene colta la portata ‘nazionale’- quasi che fosse una faccenda che riguarda i romani e basta- ma, specialmente, non vi è la diffusa percezione della sua strumentalità a dare nuova legittimità e agibilità politica alle linee d’indirizzo neoliberista oggi, oggettivamente, in affanno.

La consultazione sulla mobilità urbana a Roma è la più avanzata linea del fronte per articolare l’opposizione al metodo di governo della filiera euroatlantica, di cui il meccanismo della ‘messa a gara’ è uno dei pilastri teorico-operativi e, sinceramente, a un mese dal voto credo che siamo drammaticamente indietro sul piano dell’assimilazione di tale aspetto. Non è ancora sufficientemente chiaro che il tempo dei cenacoli è finito, come è finito il tempo delle riunioni carbonare e dei proclami. Questo è il tempo in cui le forze di alternativa dovrebbero esse stesse dettare l’agenda, ma siccome non è possibile per la residualità dimensionale che tutt’ora le affligge, è essenziale che ci sia quantomeno la prospettazione di un’analisi alternativa a quella imposta dalla monocultura neoliberista, per il cui blocco politico di riferimento è invece essenziale riacquisire un consenso nelle urne, dopo la sequela di batoste subite dai loro referenti politici (PD, Forza Italia, Piùeuropa). Conferire peraltro una legittimazione popolare diretta a una dinamica di privatizzazione avrebbe un potenziale deflagrante, eppure sembra che questa faccenda riguardi altri e sia, in buona sostanza, uno spot da concedere ai Radicali, senza avere chiaro a quali ben precise ‘sponde’ tale movimento risponda.

L’invito che non posso che rinnovare è di segnalare sito, contatti (comitatonoreferendumatac@gmail.com ) e fanpage del comitato informale che abbiamo creato a conoscenti, contatti e amici romani, specie se impegnati in realtà associative, partitiche o sindacali.

Evidentemente non posso che ‘sponsorizzare’ il raggruppamento promosso come Indipendenza , avendo direttamente seguito la sua fondazione e sviluppo, ma ci sono ‘offerte’ per tutte le sensibilità.

Alberto Leoncini

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Verso il referendum Atac

Vi invito il 15 settembre a Roma per l’assemblea nazionale di Indipendenza , di seguito locandina. Naturalmente si parlerà anche di referendum cittadino sul trasporto pubblico locale, ad oggi previsto per l’11 novembre, come prossima tappa politica per il contrasto attivo alle logiche del neoliberismo.

E’ operativo il sito del comitato e la fanpage  che vi invito a seguire e ‘likare’.

Di seguito anche il logo della campagna aggiornato

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A voler trovare un evento spartiacque non si può che pensare al crollo del Ponte Morandi a Genova, ma è indubbio che stia emergendo nell’opinione pubblica italiana un sentimento se non di avversità quantomeno di critica rispetto alla spartizione a beneficio degli oligopoli capitalistici dei beni di tutti, a tal proposito segnalo, senza pretesa di esaustività questo contributo tradotto dall’ottimo vocidallestero, questo di Guglielmo Forges Davanzati e questo di Paolo Flores D’Arcais, bisogna però chiarire che, se si vuole dare un risvolto politico a tali temi e incalzare la maggioranza governativa sui proclami e le intenzioni, è fuor di dubbio che uno degli snodi di frontale contrapposizione sarà proprio il referendum sul trasporto pubblico locale a Roma Capitale, in cui si fronteggiano due ben precise visioni di società e di economia. Si tratta dunque di un terreno all’interno del quale articolare il conflitto e rappresentare un’idea diversa e ‘altra’ di economia e di politica. Scrostare un trentennio di liberismo non sarà un pranzo di gala, ma, come loro ci insegnano: there is no alternative.

D’altro canto proprio nell’ultimo numero di Indipendenza correlavo la rivendicazione sulla nazionalizzazione del comparto autostradale con la mobilitazione sul referendum romano e su tale prospettiva sarà necessario insistere: d’altro canto, da qualche parte bisognerà pur partire.

Alberto Leoncini

indi 15 sept

 

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I maccheroni di Stato e le elezioni amministrative

Questo post sarà declinato al contesto locale, con l’ottica municipalista che ci contraddistingue, anzitutto perché il 10 giugno si vota per le elezioni amministrative a Treviso, ma anche perché ritengo opportuno condividere con voi alcune notizie che dimostrano come, ormai, la pervasività del modello euroatlantico dominante sia piena anche su ogni livello di governo: come l’inquinamento quando raggiunge le falde profonde.

Per quelli che non hanno voglia di leggere fino in fondo, specifico che alle prossime elezioni comunali voterò Coalizione Civica per Said Chaibi candidato sindaco, essendo la proposta politica più avanzata concretamente disponibile nel contrasto sul piano locale al liberismo e alle sue logiche antipopolari. Una ‘linea del fronte’ ancora molto arretrata rispetto alle necessità ma, come insegna Togliatti (qui lo spiegone per chi vuole saperne di più) , la politica delle alleanze va fatta nel quadro delle convergenze storicamente concretabili e guardando alla stella polare dell’entrismo. Ovviamente il messaggio politico del voto a questa lista vuol essere una critica alla svolta centrista e continuista dell’attuale amministrazione, oltre che un imprescindibile segnale di cesura rispetto alle logiche perseguite con il renzismo e la prona sudditanza alla logica del vincolo esterno euroatlantico. Mi era oggettivamente impossibile votare una coalizione che ha nel PD il suo perno, ma dopo i recenti sviluppi nazionali, qualsiasi dubbio è scomparso: le forze che fanno da sponda sul piano nazionale al blocco di potere sovranazionale devono scomparire dalla carta geografica della politica. Non è ‘antipatia’ o acrimonia personale, è puro e semplice spirito di sopravvivenza e, dato che siamo in guerra, purtroppo le mediazioni non sono concesse, fine.

D’altro canto che si debba scegliere se stare O con il popolo O con la UE ce lo dice chiaramente questo autorevole esponente del PD stesso

e anche una forza non certo tenera con M5S e Lega come Potere al Popolo si esprime così: 

Non ci interessa sapere se Salvini volesse davvero fare questo governo o no, nemmeno il dibattito su un eventuale impeachment di Mattarella: quello che è inaccettabile è la motivazione della sua scelta. Dire che si rifiuta la nomina di un ministro perché ha una visione della politica monetaria diverse da quelle della UE è inaccettabile. Così come è inaccettabile il ricatto dello spread, che la sovranità sia dei “mercati” e non del popolo che vota. […] Le mobilitazioni che avevamo in programma contro il governo Salvini-Di Maio ora saranno rivolte contro il governo Cottarelli, pura espressione dell’austerità autoritaria del mercato, della finanza multinazionale e dei diktat dell’UE. […] Sfideremo Lega e 5 Stelle a cancellare comunque la Legge Fornero proponendone la riforma in Parlamento, dove avrebbero da subito i numeri per approvarla.

E, già che ci sono, vi posto anche questo passaggio del comunicato che abbiamo redatto come Indipendenza:

 “Mattarella suona contoterzi il requiem alle velleità dei fautori di fantomatiche strade negoziali con le istituzioni euroatlantiche.
In questo disvelamento agli occhi di tanti dobbiamo riconoscergli un merito: aver gettato la maschera circa la preminenza degli interessi ‘esterni’ sul Paese con assoluto disprezzo della volontà politica della cittadinanza italiana espressa con il voto e nonostante un esecutivo, quello Lega-M5S, molto misurato nei toni e modesto nel contenuto programmatico.”

Pur in questo quadro di conclamata divergenza, voglio fare anche alcuni auguri ad  alcune persone che hanno legittimamente, ma non condivisibilmente secondo il mio punto di vista, scelto di continuare la strada della coalizione: anzitutto a Carlotta Bazza per la coraggiosa decisione di candidarsi al consiglio comunale, sperando possa risultare eletta, nella certezza che saprà lavorare con lena e senza risparmiarsi, come lei sa fare, per la nostra comunità. Ci uniscono non solo stima e affetto, credo ricambiati, ma anche un tratto di comune storia politica.

Un grande in bocca al lupo, cui lei risponderà ‘viva il lupo’, va a Mara Canzian per aver accettato di intervenire nella competizione elettorale della nostra città nella prospettiva di portare nelle istituzioni i temi che le stanno a cuore. Spero che chiunque vinca sappia far tesoro delle sue competenze.

Fatte queste doverose premesse che riguardano, poi, solo i trevigiani, volevo proporvi un piccolo ritratto della nostra area con alcuni spunti dalla stampa locale: il primo riguarda le società in ginocchio dopo il crack delle popolari venete, cui hanno dato una bella mano le scelte legislative provenienti dall’Europa:

Il secondo riguarda la riorganizzazione delle Poste , come noto una delle società parzialmente privatizzate dal duo Letta-Padoan. Non so se vi sia capitato di spedire qualcosa, ma qualcosa sui costi dovreste aver notato, in ogni caso i dipendenti sicuramente hanno qualcosa da raccontarci:

Il terzo spunto riguarda questa notizia, sono cose che possono capitare quando fai una gara e la vince una multinazionale tedesca, o meglio la filiale italiana di una multinazionale tedesca. C’è chi la chiama globalizzazione, chi colonizzazione, perché non so a voi, ma a me il fatto che uno debba venire dalla Germania per gestire i parcheggi di Treviso non suona tanto.

Così come meno ancora mi suona che la principale organizzazione di agricoltori sia estromessa da un ambito imprescindibile come il funzionamento dei mercati generali.  Qui potrei raccontare anche un episodio, ma mi taccio per carità di patria sull’amministrazione uscente che, come si vede,  è bravissima a inguaiarsi da sola riuscendo in capolavori politici come farsi criticare a sinistra da Forza Italia.

E questa, giusto per concludere la rassegna, ci dice cosa significhi stare nella NATO.

Questa che vi ho descritto sino ad ora è la declinazione locale di quella che noi a Indipendenza chiamiamo la razionalità strategica della crisi, e che Bagnai chiama ‘unire i puntini’  ma il nostro territorio ci ha regalato anche dell’altro ultimamente.

Purtroppo non è una bella notizia ma, come forse saprete, Pasta Zara è in crisi e ha chiesto il concordato (ricordo che è una procedura concorsuale, quindi, per i non addetti ai lavori: un fallimento soft). Vi posto però un passaggio dell’articolo appena linkato:

” tutta la quota di controllo del gruppo, di proprietà della holding della famiglia Bragagnolo, è in pegno alla Bank of China, di proprietà statale, la quale avrebbe anche altre garanzie patrimoniali su magazzini e marchio.”

Ricapitolando, quindi, lo Stato italiano non può occuparsi di passata di pomodoro o panettoni, come noto, ma lo Stato cinese può occuparsi liberamente di maccheroni dall’altro capo del mondo.  Tranquilli, che va tutto bene e le partecipazioni statali servono al massimo per crearci pagine satiriche su facebook, su cui passare le giornate da disoccupati.

Alberto Leoncini

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Questioni capitali

Breve aggiornamento al volo: è nata la pagina del comitato No referendum Atac  cui ho direttamente collaborato, e che vi invio a ‘likare’,  qui  trovate la posizione di Indipendenza che per comodità vi posto anche in pdf risparmiandovi la sovrumana fatica di cliccare sul link. L’invito è ovviamente a chi sia interessato o abbia conoscenze romane a diffondere tali scritti, in coda al post vi metto anche il logo.

Comunicato-su-Atac monopagina

Comunicato-su-Atac

sarà una campagna elettorale estremamente interessante, come tutto sommato lo sarà anche quella di Treviso, credo, perché ci saranno delle novità di cui vi darò conto a tempo debito. Starei un momentino su Roma per condividere con voi questo video su Farmacap, le farmacie municipali di Roma, di cui già ci siamo occupati qui realizzato dal canale di Potere al Popolo

interessante perché per conto mio c’è una bella differenza fra chi si sforza di fare delle cose e chi no. Un po’ come la differenza tra De Magistris che fa questo e Di Maio che dalla Gruber dichiara di voler cambiare la Nato dall’interno (stento ancora a credere di averlo sentito, ma pare l’abbia detto veramente). Ovviamente non vi posto il video perché dare spazio qui a Di Maio è qualcosa di per me inconcepibile.

Per dirla in sintesi, spero che rivendicazioni ‘capitali’ (varrebbe la pena citare anche Alitalia, qui, peraltro trovate i video del convegno con Bagnai, Borghi, Lombardi etc… recentemente organizzato), sia riguardanti Roma che altre realtà possano trovare spazi e modi di convergenza. La convergenza sarebbe su una prospettiva ‘nazionale’, ma non pretendo questi balzi.

Chiudo queste brevi notazioni condividendo con voi questo pezzo di Panagiotis Grigoriou tradotto in italiano da a/simmetrie.org di cui vi posto un pezzo. C’è molto di quel che ci toccherà prossimamente se non si creeranno le condizioni per una qualche forma di trasformazione/revisione degli assetti politico-economici dominanti:

“Perché, tra le altre cose, i greci hanno ormai capito che i rari pseudoaiuti che il “governo” fantoccio fa mostra di distribuire alla popolazione degli impoveriti (nella migliore delle ipotesi 200 euro al mese), saranno concessi solo se i potenziali beneficiari sono stati costretti a liquidare tutti i loro beni immobili o altro (veicoli, motocicli, piccole imbarcazioni). Questo è fondamentalmente il cuore della politica che il FMI e l’UE impongono, nella realtà: distruggere completamente la classe media e rendere i cittadini totalmente dipendenti, fragili e soprattutto soggetti ad altri.”

Alberto Leoncini

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Verso il referendum su ATAC: quali orientamenti, quali prospettive

Pensavo di aver visto tutto con gli esponenti della sinistra e i loro selfie col pandoro, ma mi sbagliavo e devo fare pubblica ammenda: sono stati ampiamente superati dai sovranisti che supportano gli operatori subentrati con le privatizzazioni. D’altro canto se il Natale è dadaista, la Pasqua non può esser da meno.

Non faccio nomi per carità di patria, ma onestamente vedere qui e lì i plausi ad Aponte per la sua campagna sul ‘naviga italiano’ senza un rigo, uno, sulle privatizzazioni e sul fatto che Tirrenia (come altre compagnie) era pubblica e quindi non c’è bisogno dell’eventuale ‘spirito patriottico’ dell’imprenditore per decidere quale politica industriale e imprenditoriale compiere per il benessere collettivo, è onestamente disarmante dopo dieci anni di conclamata crisi del mercatismo.

Il problema, me ne sto sempre più convincendo, non è tanto la troika ma quelli che ci dovrebbero tirare fuori da qui. Perfino LeU, stigmatizzando alcuni contegni della società non dice una parola, una, sulla privatizzazione di Tirrenia.  Io mi sono fatto un’idea sul perché: farlo significherebbe mettere in discussione il dogma della concorrenza di derivazione comunitaria, che è divenuto un dogma nel ramo dei trasporti, e per farlo occorrerebbe mettere in discussione l’Unione Europea, vero propulsore ed ente capofiliera di questo stato di cose, ma siccome questo non si può fare, si continua a disquisire di temi di contorno.

Se il mare piange, la terra non ride: si andrà al referendum su ATAC, promosso dal braccio operativo del liberismo in politica, i Radicali, in realtà i prestanome del PD, che sta notoriamente dietro l’operazione. Io all’ultima assemblea di Indipendenza ho tenuto una relazione sul punto e sulla strategia di contrasto all’iniziativa, che replicherebbe in grande stile quel che abbiamo raccontato qui, solo che su scala infinitamente più deflagrante…D‘altra parte: o si svaluta la moneta, o si svaluta il lavoro.

Il caso Atac concreta il più tipico schema formulare liberista: colpire l’anello debole del pubblico oggettivamente carente e inefficiente per orchestrare campagne mediatiche volte a creare il ‘fuoco di copertura’ per i processi di privatizzazione, tant’è che la retorica sbandierata del paragone con ATM, la municipalizzata milanese dei trasporti, sempre citata come ‘paragone virtuoso’ rispetto ad Atac è strumentale: anche ATM è avviata a una strada di privatizzazione   , peraltro, visto che va tanto di moda preoccuparsi delle ‘esigenze dell’utenza’ che secondo i promotori sarebbero il vero ‘bene comune’, bisognerebbe ricordare che l’art. 43 della Costituzione recita A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

I grassetti sono nostri e dovrebbero aprire una seria riflessione in chi accusa di ‘statalismo’ chi non sposi con fideismo le magnifiche sorti progressive del mercatismo: un po’ di sana legalità costituzionale non sarebbe disprezzabile.

Basta inoltre scorrere l’elenco dei sottoscrittori dell’appello dei Radicali su mobilitiamoroma.it per capire come abbiano schierato tutto lo stato maggiore del neoliberismo nostrano. D’altro canto la legittimazione popolare ai processi di privatizzazione non è un fatto nuovo: se è vero che a parte frange estremistiche, come appunto i radicali, si presentano all’elettorato proponendo maggiori privatizzazioni, è altrettanto vero che questi processi sono attuati quasi sempre senza un esplicito mandato politico. Ci sono però delle eccezioni e Roma in questo senso è storicamente un laboratorio estremamente interessante: il riferimento è ai referendum su ACEA e Centrale del Latte del 1997, promossi dall’allora assessore Lanzillotta, come noto poi approdata al governo con Monti. In particolare il processo di privatizzazione della Centrale del Latte è un caso di enorme importanza per chi si occupi di processi di privatizzazione perché è, per quanto a mia conoscenza, l’unica privatizzazione dichiarata nulla in sede giudiziaria dopo una complessa vicenda fra giurisdizioni ordinarie e amministrative (sulle centrali del latte si veda anche questo ), retrocedendo il pacchetto di controllo nelle mani di Roma Capitale, che poi lo ha reimmesso sul mercato con la giunta Raggi in ottemperanza a quell’autentica nefandezza della riforma Madia sulle partecipate.

Occorre chiarire le ragioni di senso retrostanti la ricerca di un consenso ‘democratico’ sulle privatizzazioni: la relazione difatti non è biunivoca. Per il blocco sociale egemone se il corpo elettorale si esprime contro le privatizzazioni (cfr. referendum servizi pubblici a rilevanza economica 2011) si ignora, se invece questi processi sono in qualche modo legittimati ecco che lo ‘spunto’ viene subito colto.

Seguiremo ovviamente la campagna su Atac anche a prossimamente, ma siccome l’ambizione di questo blog sarebbe anche quella di creare una rassegna su tutto quel che si muove nella galassia ‘impresa pubblica’, non posso che dar conto di quanto realizzato dalle utilities (si chiamano così, in realtà si tratterebbe solo dello svolgimento di servizi essenziali, la politica industriale sarebbe altra cosa, ma sorvoliamo…) che sono ricorse alla ‘rete di imprese’  rigorosamente con un nome anglosassone “Territory utilities network”:  I termini che vanno per la maggiore sono «insieme» e «rete». Qualcuno elogia il superamento dei campanili, tanti sottolineano «il modello unico» a livello nazionale e la trasversalità politica (Lega-Forza Italia-Pd) di un’operazione che i promotori battezzano come «salto culturale». Quasi fosse una Große Koalition delle aziende pubbliche. 

Adesso, senza voler sminuire la fondamentale scoperta dell’acqua calda, mi permetto di ricordare che l’IRI era nato per questo anche se non c’erano gli smartphone e le app, solo che siamo regrediti culturalmente all’età della pietra e quindi ormai qualsiasi politica economica più evoluta della selce per accendere il fuoco sembra fantascienza. Qualcuno che tramandi la memoria del fatto che, non solo il fuoco si può accendere con l’accendino, ma che c’è anche il gas di città, ci deve pur essere. Ma per esserci il gas di città, ci vuole l’impresa pubblica e torniamo da dove siamo partiti.

Spero che l’acronimo tuna (tonno, in inglese) non sia il prodromo della fine del tonno del quale abbiamo già scritto… D’altra parte anche tuna sa che tina… O almeno così ci fanno credere…

Alberto Leoncini

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Festa di compleanno con austeriani e appellisti

Oggi compiamo gli anni (chi si fosse perso le feste precedenti può ripercorrerle quiqui e qui ), quindi come da tradizione un post è d’obbligo. Fra una settimana, a quest’ora, sapremo a grandi linee come sarà il nuovo Parlamento, chi ci sarà e chi no, ma su questo torneremo dopo. Prima volevo condividere con voi l’avvio di questo ‘appello permanente’ di Indipendenza  che poi vi posto anche in foto, sempre per i più pigri:

Appello di Indipendenza. Io ci sono

diciamo che mi viene sempre da pensare alla celebre distinzione di Bagnai tra austeriani e appellisti, in questo caso, però, la finalità è quella di essere diffuso e divulgato fra amici e conoscenze nell’ottica di attivare un interesse ‘per gradi’ ai temi trattati da rivista e associazione: se vogliamo fare una ‘graduatoria’ questo si collocherebbe al primo ‘scalino’, seguito poi dal supplemento alla rivista (c.d. ‘foglio’, su cui ci saranno delle novità e il cui nuovo numero sarà peraltro in distribuzione all’assemblea stessa, sono chiaramente aperte le ‘prenotazioni’ per diffusione) e, per finire, la rivista e i libri per coloro che vogliano consolidare il proprio bagaglio di conoscenze e competenze, fatto imprescindibile per chi intenda ambire a ruoli di direzione politica territoriale e nazionale: nel minestrone informe del panorama politico nostrano è necessario lavorare per una soggettività che abbia chiara in testa la filiera delle responsabilità per le ricette rispetto alle quali ‘non c’è alternativa’ (Juncker dixit) e sappia al contempo organizzare su basi nazionali le ragioni dei ceti subalterni, alzando progressivamente i livelli di intervento e radicamento.

Torno ora brevemente sul ‘tema del momento’, cioè le elezioni. Vi volevo postare un pezzetto della newsletter che mi è arrivata oggi dalla newsletter di poterealpopolo  al di là delle posizioni su singoli temi rispetto alle quali potremmo perdere parecchio tempo a scrivere e discutere, c’è un fatto da evidenziare, cioè l’estremo interesse per il tipo di processo innescatosi e il tipo di platea intercettata. Lo leggerete anche nelle righe che seguono: vengono sinteticamente riassunte delle ovvietà per chi abbia esperienze anche modeste di militanza politica…ma il punto è proprio questo: avvicinare e interloquire con persone alle prime armi che, in assenza di un ‘partito educatore’ (Togliatti), decidono di spendersi a qualche titolo per un progetto. E sapete perché ciò è importante? Perché a molte persone- in particolare fra quelli ‘studiati’, ‘attenti’, ‘informati’ e che ‘hanno capito tutto’- sfugge un dettaglio: cioè che i tempi per la realizzazione del partito perfetto, con i candidati perfetti e l’equilibrio giusto tra nutrimento e gusto non sono compatibili con la, mi pare neanche troppo velata, intenzione della troika di raderci al suolo. E non lo dico io che sono cattivo, euroscettico e malpensante, lo dice Federico Fubini sul Corriere della Sera , quindi ecco, che ognuno si faccia i suoi conti. Chi non votare è chiaro, chi votare, quasi altrettanto.

Davvero: non si era mai visto niente del genere nella storia del nostro Paese, un popolo che si solleva e dal nulla va a giocare in serie A, sfidando i colossi della politica. E tutto questo non per noi, ma per un ideale, per interrompere la barbarie, per far sì che le classi popolari riprendano parola, che inizino a ribaltarsi i rapporti di forza! […] Perché – lo ribadiamo per l’ennesima volta –andiamo avanti in ogni caso, però è evidente e umano, soprattutto per molti di quelli che ci guardano, che non tutti i risultati sono equivalenti. Non solo non è la stessa cosa fare lo zero virgola o superare il 3 e mandare qualcuno in Parlamento, ovviamente, ma non è uguale nemmeno fare l’1,5, il 2, o il 2,5.Per noi conta ogni voto. Perché ogni voto è una persona. Ogni voto è qualcosa che si riattiva, che conosce, che si interroga, che comincia o ricomincia a sognare. Ogni voto è una storia e un allargamento della comunità che stiamo creando. […] Quello che è certo è che, se fino a un mese fa non esistevamo nei sondaggi, ora ci segnalano tutti e ci danno tutti in crescita. C’è chi dice 1,6%, chi 2%, chi 2,7%, e chi addirittura 3%. Questo vuol dire due cose:1. la partita ce la stiamo giocando per davvero e fino in fondo. Per cui in questi ultimi giorni bisogna dare il massimo, fare l’impossibile. Perché davvero sarebbe una rivoluzione in Italia.    […] COME FARE UNA BUONA LISTA?Prendete carta e penna e fate mente locale. Iniziate a scrivere i nomi partendo dalla vostra famiglia. Poi dedicate un’altra pagina agli amici. Poi un’altra ancora ai colleghi di lavoro. Quindi ai conoscenti (sport, vicini di casa etc). Infine l’ultima dedicata alle reti sociali (facebook, twitter, mailing list [dimenticano il preclaro Whatsapp… che io non uso, ma che un suo peso ce l’ha, NdR]). Chiamate personalmente, incontrate, scrivete a ognuno di questi contatti. Informateli dell’esistenza di “potere al popolo!”. Ricordate: non dovete chiedere qualcosa, ma offrire qualcosa: un’informazione che non hanno avuto, un ragionamento diverso, il senso di una possibilità. […]Una volta incassata la risposta, segniamola. Se la persona è stata particolarmente convinta, coinvolgiamola. Facciamo fare anche a lei una lista. Portiamole del materiale elettorale.Se è indecisa, non insistiamo. Diamo modo di informarsi e di riflettere. E facciamoci sentire a qualche giorno dalle elezioni. Sempre meglio parlare da vicino. Invitiamola a qualche iniziativa dove possa conoscere anche altri, dove si discuta o si facciano azioni. […] Inoltre, le persone convinte possono organizzare piccoli incontri, magari con il candidato del vostro collegio. Andate a casa della gente, prendete un caffè, anche con gruppi di 5 persone, non disdegnate nulla! Le persone vogliono conoscere i loro candidati, li vogliono guardare negli occhi, li vogliono interrogare, e hanno ragione! Non vi sottraete. Ricordate ovviamente di avere sempre materiale elettorale a portata di mano, e di verificare i vostri SI la settimana prima del voto.A chi viene agli incontri o a chi vi ha detto sì, cercate di fare capire il senso della sfida, del fatto che ognuno di noi può fare qualcosa. Perché se passa questo concetto, la persona ce la possiamo ritrovare anche dopo il momento elettorale!

Io, che qualche campagna elettorale l’ho fatta, mi permetto di aggiungere anche questo:

  1. Non solo tenere a portata di mano i materiali elettorali, ma portarli sempre in tasca/borsa;
  2. Decorare con scritte, adesivi e cartelloni le biciclette e, se possibile, anche le auto, questa per esempio era la mia bici ai tempi del referendum del 4/12;
  3. Se nel vostro Comune c’è il porta a porta per la raccolta dei rifiuti, scrivere il proprio messaggi politico sul retro dei bidoni stessi (in grande);
  4. Mettere bandiere fuori di casa;
  5. Girare sempre con la spilletta del partito/movimento (fatto quest’ultimo enormemente sottovalutato ma di un’importanza capitale!);
  6. Se si conoscono persone impossibilitate a votare (anziani, in particolare) organizzare passaggi auto e telefonate nei giorni precedenti al voto, nelle telefonate accertarsi sempre che le persone abbiano a disposizione la tessera elettorale;

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Di canzone in canzone/di casello in nazionalizzazione

Allora, intanto il galateo: vi invito alla VI assemblea nazionale di Indipendenza il 24 marzo a Roma e vi posto anche la locandina perché…c’è tutto.

roma 24 marzo

In quell’occasione sarà in distribuzione il ‘foglio di lotta’ con un mio scrittarello su infrastrutture, trasporti e privatizzazioni (chi fosse interessato a copie, mi scriva).

Il tema è particolarmente attuale anche, e non da ultimo, alla luce del dibattito in corso in Gran Bretagna sulle nazionalizzazioni. Il motivo è presto detto, perché noi e la Gran Bretagna abbiamo compiuto un percorso in scia riguardo le privatizzazioni: le privatizzazioni di massa (tutto e subito) della Thatcher anticipano di pochi anni il medesimo fenomeno negli anni ’90 in Italia, quindi se loro invertono la rotta forse è il caso che ci diamo da fare anche noi, per la cronaca: si chiamerebbe inter/nazionalismo, ma che non si sappia in giro.

Proprio a questo proposito, e parlando sempre di infrastrutture, il 26 febbraio ci sarà la prima assemblea del comitato romano di opposizione al referendum dei Radicali su ATAC.  Ovviamente darò conto di tutti gli aggiornamenti, ma spero che il buon giorno si veda dal mattino…e i più attenti dovrebbero aver intuito il perché: il 26 febbraio è il compleanno di questo blog e quindi mi pare la data giusta per iniziare.

Alberto Leoncini

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Privatizzazioni, nazionalizzazioni e campagna elettorale

Avevo pensato di scrivere questo post prima della notizia-bomba di oggi, cui francamente non avrei creduto, cioè la candidatura di Alberto Bagnai con la Lega di Salvini. Qui la conferenza stampa fresca di caricamento

è l’epilogo di un trentennio di fideistica adesione all’unionismo euroatlantico da parte delle forze progressiste e del loro scollamento dalla realtà. Triste, ma sinceramente non mi sento di biasimarlo. Come noto ho sempre pensato che lui e il suo gruppo di lavoro siano la punta più avanzata e intellettualmente attrezzata di contestazione del modello unionista, certo c’è Indipendenza, figuratemi se me ne scordo, ma al momento non abbiamo la legittimità accademica e gli spazi mediatici che ha saputo conquistare lui. Questo è un fatto di cui prendere atto serenamente: la lotta continua e si tratta comunque di istanze che definire minoritarie sarebbe eufemistico, quindi ogni convergenza va portata a maturazione, fermo restando che per chi scrive il leghismo sia qualcosa di culturalmente e ideologicamente inaccettabile per un numero imprecisabile di motivi.

E adesso posso parlare dell’altra candidatura di cui vi avrei voluto parlare, quella di Giorgio Cremaschi per Potere al popolo , a questo link trovate un’intervista che spiega molte cose con chiarezza. Anche qui, il fatto che Napoli sia l’esperienza di governo progressista più avanzata in Italia, l’abbiamo detto in tutte le salse (qui, qui etc…) quindi non mi stupisce che da lì prenda le mosse quel progetto politico, perché non potrebbe essere altrimenti. In tale fenomeno vedo diversi aspetti di interesse:  questioni come le nazionalizzazioni, per dire, erano anni che non passavano nemmeno nella ‘sinistra radicale’, riportarli come tema di dibattito è un fatto importante e non scontato;  viene mandato in cortocircuito, credo per sempre, il meccanismo ‘appellistico’ e unitaristico che si trascinava ormai grottescamente in tutte le ultime tornate elettorali, difatti le varie sinistre apericena non appoggiano la cosa (provate a cercarne traccia su MicroMega, se ci riuscite…) e che i media l’abbiano completamente oscurata, è sicuramente un segnale interessante, per noi.  Molto ci sarà da definire e declinare, ma quello che sta succedendo è un fatto di significativa importanza politica. Il dato di partenza importante è, secondo me, la presa d’atto che, come sempre nella storia politica dell’umanità, si ottiene sono quello che ci si va a prendere, il meccanismo della concessione non ha mai funzionato né mai funzionerà.

Dicevo che parlare di nazionalizzazioni non è un fatto scontato, chi segue questo blog lo sa, come non è un fatto scontato la nascita di noprivatizzazioni , un laboratorio di contrasto ai processi di privatizzazione in atto. E’ stato presentato al Senato il 19/1, ho ravanato-come si dice in latino- un po’ in rete per trovare il video, ma sinceramente non l’ho trovato, comunque se poi fosse reso disponibile, lo condividerò, come sempre, con tutti voi, visto che, come noto, lo spirito di questo blog è prima di tutto quello di combattere una battaglia delle idee  e quindi di mettere in relazione chi lavora su determinati temi. Vi riporto una breve sintesi dei miei rilievi dopo aver sentito la conferenza di presentazione trasmessa da SenatoTV:  sono stati diffusamente sovrapposti due concetti che vanno tenuti secondo me distinti, cioè da un lato la privatizzazione dei servizi sociali (come p.es. sanità, previdenza, scuola etc…) per fornire agli oligopoli privati nuove catene del valore e dall’altro l’abdicazione a una politica industriale pubblica con la privatizzazione delle grandi compagini societarie (Finmare, Finmeccanica, Alitalia, ENI, Stet, Italaerei etc…), il punto in comune è che entrambi i versanti vedono lo Stato (o, meglio, l’apparato pubblico) come un concorrente strutturale del privato e dei suoi appetiti ma si tratta di fenomeni diversi: il primo fenomeno intacca la struttura ‘solidaristica’ dello Stato, il secondo la sua capacità di crescita economica e di produzione di benessere e sviluppo ma si tratta di aspetti diversi che coinvolgono profili fra loro non omogenei, in termini di rivendicazioni questo sarà un punto da chiarire.

Un altro profilo da tener presente e spiegare con chiarezza è che occorre riprendersi determinate leve di politica industriale come fatto strutturale e non ‘emergenziale’, cioè per ‘salvare’ x o y. Posto che a tutti piace ricordare l’IRI e tutte le belle cose che sono state fatte, si tratta ora di ricostituire quel patrimonio e bisogna farlo non solo dicendo ‘no privatizzazioni’, che va benissimo, ma bisogna articolare, ed essere chiari, sul fatto che, ad esempio, se ci sono fallimenti, confische di aziende etc… lo Stato o gli enti locali devono poter operare per entrare in quel segmento/comparto, bisogna cioè articolare anche delle proposte positive su questi temi.
C’è poi un terzo profilo che va esplicitato con chiarezza: in più punti è stato criticato ‘l’azionariato diffuso’, ovviamente sono d’accordo perché il risultato di fatto di trovi con la capogruppo multinazionale di turno che con il 4% controlla colossi industriali, ma attenzione, bisogna distinguere con chiarezza tra ‘azionariato diffuso’ nell’ accezione neoliberista/thatcheriana da ‘azionariato popolare’, che fra l’altro è previsto dall’art. 47 Cost.
Sono due fenomeni molto diversi e anzi, proprio forme di azionariato autenticamente popolare potrebbero servire per svuotare i fenomeni di privatizzazione in un’ottica di democrazia economica. Io, per esempio, non vedo niente di male se il 51% delle ferrovie, per dire, è dello Stato e il 49 dei cittadini mediante quote, chessò, di massimo 500 euro, con vincoli di ingresso per finanziatori istituzionali (no banche, no assicurazioni, no private equity, no fondi di investimento etc…)… : potrebbe essere un buon modo per finanziare le imprese e custodire i risparmi dei cittadini con rendimenti sicuri e a basso rischio.
Cose di cui discutere, certo, quando saremo fuori dalla tonnara e potremo serenamente tornare a vivere in un mondo normale discutendo del merito dei problemi, con cose tipo stipendi che ti fanno arrivare alla fine del mese, visite mediche senza mesi di attesa, mezzi pubblici funzionanti… cose che oggi sono oggettivamente fuori dalla possibilità di essere pensate e desiderate. Per arrivare lì, l’assioma e il primo passo è far sparire dalla carta geografica della politica il PD e tutta la sua costellazione, quindi il dogma deve essere anzitutto e sopra ogni cosa quello, solo da una radicale destabilizzazione dello scenario si possono aprire dei varchi di rovesciamento del blocco di potere dominante, quindi meditate bene sul cosa fare in questo mesetto abbondante che ci separa dal quattro marzo, perché vale il principio ‘one shot, one kill’…Sinceramente non so se farò pubblicamente la mia dichiarazione di voto, certo è che sicuramente ho chiaro contro chi votare e spero ce l’abbiano anche i lettori di questo blog.
In cinque anni, per fare una sintesi, hanno privatizzato Poste, Enav, GrandiStazioni, quote di Eni ed Enel e molto altro, abolito la Forestale, approvato il jobs act, fatto quella nefandezza della ‘buona scuola’, messo a rischio la Costituzione e potrei continuare l’elenco, sulla sudditanza per non dire il servaggio a USA e Unione Europea, credo di non dover spendere parole. Direi che anche basta, come si dice sempre in latino.
Alberto Leoncini
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9 gennaio: incontro con il giudice Italo Franco

Vi segnalo e invito a questo evento di cui trovate di seguito la locandina, si tratta della presentazione del testo Viaggio semiserio tra la burocrazia e la società in trasformazione del giudice Italo Franco, cui interverremo io e la collega Anna Rita Freda  , è un testo a mio parere di grande pregio perché affronta tutti i temi di cui ci occupiamo qui con un’ottima accessibilità generalista e una approfondita padronanza tecnica, un connubio non comune. Ci vediamo lì! italo franco locandina_foto

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