I dieci comandamenti del 07/03/2014/ Mivar, made in Italy e intervento pubblico

Oggi è una bella giornata perché ho avuto nuove ragioni e nuove motivazioni per questo progetto della cui bontà e necessità sono sempre più convinto.  Vi consiglio caldamente di vedervi questa bella puntata de ‘I dieci comandamenti’ andata in onda ieri; anche la storia sull’ILVA di Taranto nella seconda parte è struggente ma ciò su cui vorrei concentrarmi nel mio commento è la prima parte, dedicata alla fine della Mivar.

Se non avete tempo o voglia di vederla per intero, andate al minuto 21,50. A parlare è il fondatore dell’ultima azienda a produrre televisioni in Italia. E’ una storia d’altri tempi, a prima vista, eppure io credo che in questa vicenda ci sia un pezzo di futuro da mettere in piedi, prima con le idee, poi con l’azione politica. Sentire un imprenditore disposto a dare gratis una fabbrica pronta per l’utilizzo a chi voglia di nuovo produrre televisori e dare lavoro, potenzialmente, a 1200 persone, ha fatto sorgere in me, una volta di più, l’esigenza di raccogliere quel testimone perché come diceva Allende- scusate se è poco- “ci sono vecchi giovani, e giovani vecchi”. Teniamolo sempre a mente quando sentiamo sproloquiare sui ‘quarantenni’ che miracolosamente dovrebbero rimettere sulla linea di galleggiamento questo disgraziato Paese. Disgraziato perché un Paese che rinuncia al manifatturiero e all’interrogarsi sul cosa produrre, come produrre e quanto produrre è una società morta, destinata solo alla marginalità e all’indigenza permanenti. Storie così sono una delle migliori risposte a quelli che deridono progetti di intervento pubblico diretto- certo poi si parlerà del ‘come’- in casi come questo, perché dobbiamo essere orgogliosi di ciò che rivendichiamo e perché dobbiamo tutti, io per primo, assumere piena consapevolezza che la testa, quando si parla di progresso, sovranità e sviluppo dei talenti di una Nazione, va tenuta alta!

Chissà quanti Vichi ci sono in Italia, oggi, e non è neppure quantificabile il patrimonio di talenti e capacità che stiamo gettando alle ortiche con la scusa della globalizzazione e del TINA (there is no alternative). Urge, evidentemente, invertire la rotta. Chininodistato è qui per questo, e spera di poter far proprie le parole di Vichi:

“Il mio sogno è poter dire a coloro cui ho detto ‘è finita’, dire ‘ricominciamo’”. Alla Mivar, in ogni paese, in ogni città.

Alberto Leoncini

I dieci comandamenti del 07/03/2014.

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