Abolizione del CNEL: ennessimo errore di Renzi

Un presidente del consiglio che vuole abolire le province dopo aver iniziato la propria carriera politica come presidente della Provincia di Firenze. Questo il quadro entro il quale va letta la proposta di abolizione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) avanzata da Renzi. Nel furor vandalico di decostruzione delle strutture della convivenza, come neanche Berlusconi al massimo del suo fulgore avrebbe potuto ambire, il Nostro dichiara di voler far piazza pulita di quella che dovrebbe essere una vera e propria ‘terza camera’ nella quale dovrebbero trovare sintesi e confronto gli interessi economici contrapposti di associazioni di categoria, associazioni datoriali, sindacati, cooperative, liberi professionisti, tutti coadiuvati da esperti in materie lavoristiche e delle relazioni industriali. Buon senso vorrebbe che un organo del genere fosse valorizzato al massimo del suo potenziale in un momento di grave crisi economica come l’attuale. Una riforma, si, ma nel senso di potenziarne ruolo e funzioni. Esattamente l’opposto di quello che vuole fare il rottamatore. Per lui conta solo la distruzione, l’abolizione, con un disprezzo per le istituzioni che fa quasi rimpiangere Monti e i suoi loden.

Altra questione:  il CNEL è previsto dalla Costituzione, all’art. 99, quindi per abolirlo mi risulta si debba cambiare la Costituzione stessa con relativo procedimento aggravato.  A parte questo, come potete leggere voi stessi dall’art. 99, il CNEL ha l’iniziativa legislativa nelle materie (lavoristico/economiche che, mi dicono, hanno una certa importanza oggidì) di competenza, quindi il tanto evocato e sbandierato ‘dialogo’ tra forze economiche e sociali per tradursi in legge dovrebbe trovare nel CNEL uno snodo assolutamente privilegiato nonché la strada migliore per fornire al parlamento un ‘semilavorato’ legislativo in grado di essere potenzialmente molto rapido in termini di approvazione inquanto già oggetto di mediazione e confronto fra interessi contrapposti e quindi rispondente a un consenso già in nuce nel Paese.

Ripeto, nell’attuale funzionamento ci sono degli aspetti da correggere, visto che nei fatti si è tramutato in una carica onorifica, ma l’abolizione è un errore madornale. Sarebbe molto più semplice correggere la legge che ne disciplina l’ordinamento ma, specialmente, i regolamenti parlamentari imponendo una calendarizzazione alle leggi provenienti dall’elaborazione del CNEL.

Nulla di tutto questo sembra essere nelle mire del Nostro.

Alberto Leoncini

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