Fronte Italia

Premetto che questo è un non-articolo perché, più che dipanarsi su una linea argomentativa di fondo, vuole semplicemente ragionare su alcuni nodi politico-culturali. Non vorrei peccare di ottimismo ma nel nostro Paese le forze civiche, sociali e democratiche sono abbastanza vive: dalla battaglia referendaria del 2011, alla sostenuta serie di vittorie del centrosinistra negli enti locali spesso con candidati fuori dall’organigramma dei politburo, fino alla diffusa presenza di movimenti anche piuttosto radicati, di cui tra gli altri, si occupa Fulvio Grimaldi in un recente documentario ‘Fronte Italia’, di seguito il trailer. Sarebbe un errore, tuttavia, limitare tale vitalità alle sole forze antagoniste o della sinistra perché ci sono un sacco di ‘brave persone’ che operano, militano, lavorano senza etichette e senza riflettori. Tenendo peraltro presente che i veri cambiamenti si realizzano solo quando la maggioranza della popolazione acquisisce come proprie istanze precedentemente fatte proprie da piccoli nuclei. Non dimentichiamo peraltro il ruolo svolto anche da significative porzioni della Chiesa, specie nella base. Registro, inoltre, una diffusa sensibilità sui temi dell’ambiente, della distribuzione delle risorse e della creazione di nuove strategie di sviluppo, spesso già sperimentate nella ‘pratica’ (cfr. http://www.italiachecambia.org/ ). Peraltro ormai è ampiamente diffusa una letteratura e strumenti di riflessione su queste esperienze, una su tutte http://www.altreconomia.it/site/ o la campagna http://www.nonconimieisoldi.org/ .
Molte volte e ancor oggi mi sono interrogato sulle ragioni per le quali tale ‘massa critica’ non riesca davvero a incidere sull’indirizzo politico-economico del Paese. Non so se la mia analisi sia corretta ma secondo me due sono le ragioni: manca anzitutto una prospettiva di una società alternativa. Cioè l’azione collettiva non è concatenata in vista di un obiettivo superiore, quello appunto della trasformazione della società nel suo complesso e nel modo di essere dei rapporti socioeconomici pertanto anche istanze meritorie rischiano di tramutarsi nel classico ‘orticello’ più o meno curato. Secondariamente è assente anche per chi opera nel senso poc’anzi detto la riflessione sui temi di cui questo blog cerca di occuparsi, cioè l’intervento pubblico in economia e il suo inscindibile legame con la sovranità intesa quale controllo sulle determinazioni democratiche. Questa è sul piano dell’elaborazione la vera critica che muovo a tali movimenti perché, questa è chiaramente la mia analisi, il neoliberismo ha vinto e continuerà a farlo perché ha colonizzato il panorama economico ed è riuscito a relegare in un angolo l’intervento pubblico in economia. Ciò, ovviamente, vuol dire mettere contestualmente in discussione anche i vincoli della dipendenza nazionali, anzitutto derivanti dal fronte comunitario e, anche qui, l’area più o meno antagonista o di opposizione è mostruosamente indietro.
Alberto Leoncini

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