E’ stato tanto tempo fa…

Una delle cose che più mi lasciano perplesso di internet, e beninteso senza voler sputare nel piatto dove si mangia perché, evidentemente, quando uno decide di aprire un blog decide di stare alle regole del gioco, è tanto la quantità enorme di informazioni qualificate, articolate e gratuite che è possibile trovare quanto la modestia della loro fruizione. Rispetto alla scemenza dell’ultimo esponente dello show business certi articoli o studi non raccolgono neanche un centesimo della visibilità. Ora, io per primo non riesco a stare dietro a tutto (cioè, mi piacerebbe molto almeno nel mio sotto- sottosettore, ma diciamo che ci sono delle impellenti esigenze di vita che mi costringono a tagliare impietosamente l’approvvigionamento informativo e il vaglio critico delle informazioni stesse) però diciamo che ho sempre cercato di usare questo spazio per attivare un dibattito, ancora preembrionale a dire il vero, ma anche per far circolare idee, contenuti e materiali già presenti nel web specialmente cercando di darvi una linea interpretativa riassumibile, in fondo, in alcuni caposaldi: l’intervento pubblico nel mercato tutela anzitutto la libertà d’impresa ed è quindi imprescindibile in un sistema capitalista, un sistema di capitalismo misto unito alla repressione finanziaria è, nel contesto storicamente dato, la soluzione che permette il punto più avanzato di democrazia economica e la più elevata possibilità di essere concretamente realizzato. Non voglio dunque scoprire nulla, perché quello che serve sapere già lo sappiamo, vorrei da un lato fornire una ‘tribuna’ in più per mettere in circolazione la ‘caffeina delle idee’ e, dall’altro, mettere a sistema il materiale secondo un filo logico/argomentativo.

Ora, guardando alla pazzesca esperienza del governo Renzi, in piena continuità con Monti e Letta, non si può che restare perplessi nel vedere come si continui a perseguire un modello di relazioni industriali non solo iniquo, ingiusto, vessatorio- in altri tempi avremmo detto ‘filopadronale’- ma, specialmente, drammaticamente dannoso per il tipo di tessuto imprenditoriale italiano. Una delle sempiterne critiche che vengono mosse al nostro capitalismo è che ‘è poco avanzato’, ‘investe poco’, ‘innova poco’. Ora, si tratta di discorsi ovviamente generici e molto da bar, c’è però un dato: perseguendo strutturalmente l’idea che il costo del lavoro vada compresso in ogni maniera (vi devo citare: stage, tirocini, lavoro atipico, intermediazione lavorativa, cioè, caporalato…?) si ottengono due risultati piuttosto perniciosi: anzitutto si demolisce la domanda aggregata (nessuno domanda beni e servizi, banalmente perché nun c’ha ‘na lira), poi si spinge a incentivare il lavoro sul capitale perché non viene remunerato, precipitandoci verso un modello da terzo mondo nel cuore della vecchia Europa. Cioè, come calcolo costi/benefici, conviene spremere la manodopera più che si può pagandola il meno che si può anziché investire nell’ innovazione incrementale. Niente di particolarmente lungimirante. Francamente non capisco perché si debba promuovere un sistema di relazioni industriali sul modello ‘sudest asiatico’ quando questo contravviene alla nostra natura, che funziona quando riusciamo a fare  delle cose che gli altri non sono capaci di fare e ci riusciamo sviluppando al massimo l’individualità del lavoratore e non la sua fungibilità, che invece serve molto ai vari gruppi multinazionali che arrivano, spremono e gettano. Ora, non voglio dilungarmi su temi che non c’entrano direttamente con il focus di questo blog, voglio però riproporre alcuni materiali che possono risultare utili per spiegare come opzioni politiche di interventismo economico (nel caso del ‘centrosinistra’ la nazionalizzazione dell’elettricità con la creazione dell’ENEL che, casualmente, l’attuale governo vuole privatizzare) vadano di pari passo a istanze di civilizzazione e avanzamento anche in campi collaterali come l’istruzione (vedasi WikiRadio sulla nascita della ‘scuola media unica’) o di progressiva estensione dei diritti democratici e sindacali anche nei luoghi di lavoro. Per chiudere e per tornare a quanto detto in principio: spero di contribuire almeno in parte all’aumento del numero di visualizzazioni per questi due bei documentari caricati dalla Fondazione Brodolini nel proprio canale YT, certo è che, non dico numeri da PSY, ma se due filmati del genere in 6 mesi non raggiungono neanche qualche centinaio di visualizzazioni, allora vuol dire che qualche problema c’è anche dal lato della ‘domanda’ di cambiamento…  Aspetto, quest’ultimo che sarebbe sciocco sottovalutare…

http://www.radio.rai.it/podcast/A45698002.mp3

Alberto Leoncini

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