Camere di Commercio, assalto alla diligenza

Quando avevo sentito le notizie relative al riordino del sistema camerale (le Camere di Commercio Industria e Argianato, CCIA) proposto da Renzi e dai suoi accoliti, sinceramente avevo prestato un’attenzione relativa alla cosa. Non che non consideri il suo governo una sorta di calata dei Lanzichenecchi- con il dovuto rispetto per i Lanzichenecchi, ovviamente- che faccia danni ovunque metta le mani, ma, diciamo così, mi ero concentrato più che altro su situazioni più urgenti come le riforme istituzionali di taglio marcatamente piduista o l’abolizione del CNEL, reo di permettersi di fare rapporti sgraditi al Caro Leader in salsa tricolore http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/02/lavoro-cnel-licenziare-piu-facile-che-in-germania-deregulation-come-in-grecia/1139671/

http://www.cnel.it/213?shadow_documenti_fldtipologiaattach=Rapporto , bene, devo dire che si trattava di leggerezza. La partita sulle camere di commercio è ben più complessa di quanto appaia a prima vista, non solo per chi ci lavora, ovviamente, quanto perché quello che al Governo interessa davvero non è ‘l’efficienza’ delle imprese, la riduzione dei costi e tutta l’arcisentita tiritera sui ‘lacci e laccioli’. Nossignore, i nostri mirano alla poca polpa che ancora c’è attorno all’osso. Nello specifico la polpa sono le partecipazioni detenute dalle Camere di Commercio in infrastrutture e società più o meno strategiche. Sia chiaro, molte delle società che figurano fra le partecipate sono degli emeriti poltronifici privi di qualsiasi giustificazione imprenditoriale, ma è altrettanto indubbio che, per un governo alla disperata ricerca di soldi e credibilità per traccheggiare qualche mese e finanziare i suoi spot- fra un po’ saremo davvero alla batteria di pentole alle prime cento telefonate- poter mettere le mani su quote di autostrade, aeroporti, porti, centri intermodali è cosa troppo ghiotta, unendo l’utile (nel vero senso della parola…), al dilettevole potendo presentare la faccenda come l’ennesimo spot sulla ‘semplificazione’ per il cittadino e l’impresa.

In proposito vi segnalo un paio di articoli piuttosto interessanti- in particolare quello su ItaliaOggi- che inquadrano molto bene il problema:

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/10/06/news/se_non_cambiano_in_fretta_meglio_chiuderle_subito_e_che_non_sia_un_maquillage-97440298/

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1903649&codiciTestate=1

Sia chiaro, nessuno difende il sistema camerale per principio, sicuramente ci sono inefficienze e clientelismo, ma bisognerebbe tenere a mente un dato di base: l’economia è una scienza che si occupa della scelta sull’ottima allocazione delle risorse (corollario: se non c’è ‘scelta’ non c’è economia. Corollario del corollario: quando vi dicono ‘non c’è scelta, non c’è alternativa’, sappiate  che quella NON è economia. Questo giusto per mettere qualche puntino sulle i), quindi va indagata in concreto quale sia l’opzione più efficace e intelligente da perseguirsi. Con la stessa logica abbiamo liquidato l’IRI e oggi si riprende a parlare di ‘acciaio di Stato’ per la vertenza AST (Acciai Speciali Terni). E non lo fa qualche idealista votato alla minorità come chi scrive, lo fa Alberto Statera in prima pagina de ‘la Repubblica’ (domenica 2 novembre 2014):

“Nell’ansia iconoclasta del “mercatismo”, del liberismo senza regole che incedeva nella scena globale e che da noi trovò improbabili emuli, le privatizzazioni degli anni Novanta furono operazioni fatte spesso in modo sgangherato, con troppa fretta e superficialità, per gratificare un’opinione pubblica affascinata dal montante liberismo [montante grazie a organi di informazione compiacenti, senza fare nomi, NdR] come panacea per la politica e l’economia in affanno. I risultati sono evidenti e proprio l’acciaio è un caso di scuola. Emilio Riva, pace all’anima sua, comprò vent’anni fa l’llva dall’Iri presieduto da Romano Prodi per 1.460 miliardi di lire. Ripulita di 7 mila miliardi di debiti a spese nostre, la nuova società cominciò a produrre utili al ritmo di 100 miliardi al mese. «L’età del ferro non è mai finita», diceva Riva gonfiando il petto, mentre per lui incedeva l’età dell’oro e per Taranto quella della rovina […] Nostalgia dell’Iri dopo un ventennio di scandali e fallimenti “privati”, mentre in mezzo mondo torna di moda Keynes?”

http://www.astampa.rassegnestampa.it/GruppoTotoAc/View.aspx?ID=2014110228740802 qui trovate il testo completo del pezzo.

Non contento, perché, sapete com’è, non mi piace vincere, voglio stravincere, vi riporto, cari lettori, un intervento di Del Vecchio, un padroncino che ha una fabbrichetta che fattura qualcosina meno di 5 miliardi di euro: lui, sicuramente il prototipo dell’elettore di sinistra, ci parla della necessità di una struttura simile all’Iri.

http://www.corriere.it/economia/14_settembre_02/del-vecchio-la-mia-luxottica-4096b1b4-327d-11e4-8a37-758af3cd4875.shtml

Che fare, quindi? Da un punto di vista politico occorre concentrare sforzi e intelligenza anzitutto sulla Cassa Depositi e Prestiti e sul risparmio postale, visto che lì pare siano dirottate anche le partecipazioni di cui sopra. Lì si sta giocando una partita cruciale e di primaria importanza per la vita del Paese ma soprattutto è la linea del fronte sulla quale, bene o male, con molte contraddizioni e perplessità, si sta concentrando e aggregando il più significativo coagulo di iniziative politiche (www.perunanuovafinanzapubblica.it ). Enti locali, direttamente interessati a potersi finanziare con tassi agevolati, comitati, associazioni (penso ad ATTAC, per dirne una), ma, ancor di più, imprese recuperate e autogestite, specie se confiscate alla criminalità organizzata, sviluppando sinergie con realtà come Libera. Lì è l’unico varco e il più significativo livello di unità possibile che, ad oggi, vedo come realistico per ricominciare a costituire un sentiero di opzioni economiche alternative al mainstream liberista. Sarà necessario compiere un passo anche di consapevolezza; prendere cioè coscienza che, per incassare un risultato di questa portata, occorre sapere trovare quello che unisce anche fra realtà con finalità, matrici politiche e prospettive parzialmente diverse. Diciamolo, anche mandare giù dei rospi; la politica funziona non solo se si pone la sfida del governo, che è un problema, ma anche se riesce a comporre un mosaico- o la ‘tela della vita collettiva’ per parafrasare Gramsci nel suo ‘Odio gli indifferenti’- con tessere o fili diversi e disomogenei fra loro, rendendo le differenze e le sensibilità un valore e non un limite.

Alberto Leoncini

PS: qui un breve estratto delle proteste recentemente tenutesi in Belgio, a cui diamo un caloroso benvenuto nel club dei PIGS. Sono francamente molto curioso di sapere cosa ci racconteranno i nostri ‘organi di informazione’ per giustificare le ‘colpe da espiare’. Noi, i greci, gli spagnoli e i portoghesi siamo lavativi, sporchi, bassi, corrotti, ladri etc.. Secondo me sarà colpa dell’abbinamento fra moules con le frites. In effetti un piatto così assurdo non poteva non avere della conseguenze macroeconomiche.

PS.2: A proposito di intervento pubblico…Segnalo questi bandi dedicati specialmente all’imprenditoria giovanile promossi dal Comune di Treviso per rivitalizzare il centro storico, favorire l’occupazione e l’insediamento di nuove attività in città. Fra gli enti coinvolti c’è anche l’orrendaterribile Camera di Commercio, che non lo sappia Renzi, mi raccomando.

http://www.comune.treviso.it/index.php?option=com_content&view=article&catid=12:news&id=9655:avviso-pubblico-per-lassegnazione-di-contributi-alle-start-up&Itemid=2

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