L’economia della torta

Lo studio economico, per quanto complesso si basa su dei principi abbastanza intuitivi (il debito di qualcuno è il credito di qualcun altro, la svalutazione di qualcuno è la rivalutazione di qualcun altro per citare i più noti esempi di Bagnai), come già ci siamo detti in ‘L’economia della passata al pomodoro’ .

Il recente allagamento al Pastificio Rummo  di Benevento ha innescato una gara di solidarietà sulla rete (#saverummo) che  ha  avuto  contorni  del  tutto trasversali  nell’invito  a  sostenere  quell’azienda  comprando  un pacco  di  pasta  per  sostenerne  la  ripresa.  Ora,  la  faccenda  ci  dà  lo  spunto  per  spiegare  una  cosa abbastanza  semplice  e  intuitiva,  cioè  che  qualsiasi  attività  economica  funziona  se  qualcuno  compra i suoi prodotti e se i ricavi superano i costi per tutti i fattori della produzione ivi  compresi  quelli  a  fecondità  ripetuta  (p.es.  macchinari). Quello che resta in più va in tasca al padrone come ‘premio’ per il rischio di impresa.

Siccome  abbiamo  un  presidente  del consiglio che ama ricordare i suoi trascorsi da scout vi faccio questa semplice domanda: a tutti sarà capitato di dover comprare (per simpatia, per sfinimento, per solidarietà…) una torta che gli scout (le loro mamme, di prassi…) fanno per finanziarsi. Quelli imparati lo chiamerebbero un finanziamento di  natura commutativo-corrispettiva, perché di prassi i reparti scout non hanno potestà impositiva. Ora, siccome  lui (o Lui?)  fa della  banalità uno stile  e  della  semplificazione  ai  limiti  del  mononeuronale  un  marchio  d’origine,  verrebbe  da domandarsi se, per caso, lo abbia mai sfiorato il concetto che si possa vendere anche qualcos’altro rispetto alle torte. Vi cito a caso petrolio (ENI vi dice niente?), elettricità (ENEL vi dice niente?), biglietti aerei o navali (Alitalia e Tirrenia vi dicono niente?), navi (Fincantieri vi dice niente?), panettoni (potevano mai mancare i panettoni di Stato? Tra l’altro ho messo il ‘manifesto’ di chininodistato anche in pdf…). Insomma, diciamo che gli scout non hanno scoperto niente di particolare, è chi ci governa che sembra ignorare il banale dato per cui il finanziamento pubblico può essere di tipo fiscale (le tasse!!1!11, poi ci sono anche le imposte…) o commutativo corrispettivo (i panettoni di Stato, e diamola questa soddisfazione ai libberisti de noantri). Sempre quelli fichi e anche Bagnai ci dicono che confessio est regina probationum e chi ci confessa che giammai venderemo torte? Naturalmente il ministro Guidi, figlia di Guidalberto Guidi, attuale ministro dello sviluppo economico (si, dopo anni di recessione tecnica ce lo teniamo ancora, un po’ come le associazioni combattentistiche di guerre di due secoli fa) e approdata al MISE direttamente da Confindustria. Che ci dice la Guidi? Adesso ve lo screenshotto sotto

guidi confindustria

chiaro il concetto? vi invito a leggervi l’intervento completo per capire in che mani siamo e a quali interessi risponda il governo. Quindi, cari amici, sappiate una cosa, i panettoni di Stato non si vendono più non perché non convengano o perché siano una cosa vecchia o perché c’è la Cina, non si vendono più perché venderli significa che la torta dei privati (padroni privati) diventa più piccola. Ed è per quello che, non so se ve ne siate accorti, è in atto la grande battaglia a favore della previdenza complementare, della sanità privata e della scuola privata, perché vuol dire aprire nuove ‘fette’ di acquisizione di liquidità per gli operatori privati. E se la liquidità nun ce l’hai perché sei ‘partita IVA’, ‘stage che fa CV’, ‘garanzia giovani’, ‘esodato’…. ? La risposta è di seguito:

Per chiudere due note: la prima è che vi volevo segnalare questa recensione (dopo appena due anni dall’uscita… I tempi di reazione della sinistra sono un po’ questi…) a Il territorio bene comune degli italiani di Paolo Maddalena nel quadro di un bell’articolo sulle politiche sempre del nostro beneamato governo rispetto ai beni pubblici. La seconda è che vi posto il video di ‘Scala Mercalli’ dedicato al ‘modello Treviso’ nella gestione dei rifiuti. Ogni tanto una bella notizia cerchiamo di concedercela anche perché ‘a munnezza’ è uno dei più appetitosi business per gli ‘imprenditori cui lo Stato non deve fare concorrenza’… Non so se rendo.

 

Alberto Leoncini

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