Secondo compleanno: timeo danaos et dona ferentes

Si, insomma, ci siamo capiti. Quelli fighi direbbero ferentis… Comunque, sono due anni che ci si incrocia a queste latitudini (quelle di Pitcairn come si diceva l’anno scorso per il primo compleanno ), guidati sempre dall’ottimismo della volontà e dal pessimismo della ragione (Gramsci) e dalla neanche tanto remota speranza che, seppur siamo, una piccola fiammella in un oceano di uniformità intellettuale e rassegnazione, questa possa essere prima o poi la scintilla che incendia il campo del neoliberismo. Beh, oddio, l’immagine non è che abbia portato fortuna visto che è di Tsipras prenormalizzazione, ma mi piaceva lo stesso. D’altra parte sempre di danai si tratta… Peraltro l’immagine della vestale che tiene acceso il fuoco viene usata anche da Naomi Klein in Shock economy quando parla dei cenacoli liberisti negli, ormai lontani, anni dell’avanzata progressista.

Poi, appunto, siccome ci occupiamo di partecipazioni statali, ci piacciono le operazioni in perdita… (in realtà l’auspicio sarebbe quello di essere nella fase dei costi di impianto prodromica a quella degli extraprofitti, ma che non si sappia in giro…)

In fondo l’esperienza di Syriza in termini di organizzazione collettiva, costruzione e attualizzazione della forma-partito ed elaborazione di un elenco di rivendicazioni condiviso (i 40 punti del programma di Salonicco ) è, comunque, una tappa importante per chiunque voglia porsi la sfida del governo. Anzi, a dir la verità hanno fatto il 90% della strada, perché il restante 10% è uscire dall’UE.

Comunque sia, è chiaro che nessuno verrà a salvarci, quindi dal sommo casino in cui siamo dovremo tirarci fuori da soli, che ci piaccia o no. Toccherà a noi e solo a noi, cioè alle forze che in Italia come all’estero stanno lottando per rovesciare i rapporti di forza oggi egemoni. Un’iniziativa molto bella è quella del vino ‘NO TRIV’ il Kurdistan e il ritorno di Genuino Clandestino al Django con le arance di SOS Rosarno, sempre domani invece avrà luogo questa bella iniziativa di Indipendenza  con gli amici di Apareco, i patrioti del Congo.

Simbolicamente, quindi, si tratta di intessere quell’alleanza trasversale fra le componenti della società e fra il Nord e i(l) Sud, insomma fra i territori, di cui parla Bagnai nel video che trovate dopo. A questo proposito sarà essenziale capire bene quali alleanze intessere e come.

Occorre quindi capire chi sono i portatori di doni da temere: per chi come me è nato in un comune leghista di una provincia leghista di una regione a trazione leghista con governi nazionali con la Lega negli anni cardine della propria formazione politica (in realtà io ero nato pompiere e probabilmente morirò incendiario, ma questo è un altro discorso) trovarsi per l’ennesima volta quel movimento, fondato su un’identità nazionale che non esiste (la Padania) e sull’odio per il diverso (meridionali, stranieri…), che rialza la testa è una bella iattura. Eppure, vedete, non credo che il problema principale sia Salvini, il problema principale è la classe dirigente che la Lega porta avanti nel vuoto pneumatico attorno. Insomma, se noi non ci occupiamo di nazionalizzare le banche, non possiamo mica prendercela con Salvini perché fa la passarella ad Arezzo con i risparmiatori di Banca Etruria. No?

Oppure, come opportunamente ricorda Bagnai, se non si fanno più le Frattocchie, non è colpa di Salvini se fa le ‘Frattocchie verdi’…

Un video da vedere per capire che loro si stanno attrezzando per diventare maggioritari e si stanno ponendo la sfida del governo.

Sono tuttavia i dona ferentes di oggi: perché le ricette politiche che sostengono sono le stesse che a parole dicono di voler combattere. Prova ne sia che Zaia vuole vendere il patrimonio della Regione e che lo stesso Borghi, tutto sommato, non si dissocia dall’idea.

 

 

E quindi, se pretendi di risolvere una crisi di domanda con politiche di offerta, se non capisci (non vuoi capire) che le privatizzazioni sono il miglior combustibile per malaffare e rendite parassitarie e se non capisci che sul patrimonio pubblico si sta giocando una partita cruciale per fare politica (quindi tu, caro leghista, stai segando il ramo su cui sei seduto), vuol dire che fai parte del problema e non della soluzione. Cosa che tutti noi sappiamo, ma, visto che compiamo gli anni, ai doni bisogna starci attenti, tanto più che le scadenze che ci vedranno impegnati sono tante: il referendum contro le trivellazioni il 17 aprile, le amministrative dove ci saranno, il referendum costituzionale contro la riforma P(2)D oltre al monitoraggio della situazione internazionale a partire dal Sud America, il referendum sul Brexit e, se vogliamo, anche l’evoluzione di Sanders non come ‘motore di cambiamento’ quanto come strumento per far deflagrare le contraddizioni del mondo statunitense.  Meglio soli che male accompagnati, insomma.

Ancora, in Toscana contestano il PD sui treni Swing e  poi li accettano qui in Veneto. Indicativo perché il problema è lo stesso (aperta parentesi: l’ideale per la nostra aria pulita un treno a diesel, non trovate?) e non sono mancate critiche, per esempio quella molto significativa della FIAB (amici della bicicletta): alla faccia della promozione del cicloturismo e dell’intermodalità.

A Indipendenza si dice, appunto, una sovranità non qualunque

Come da tradizione, comunque, cerchiamo di lasciarci con una buona notizia, come ad esempio la nuova edizione del TrenoVerde di Legambiente, che quest’anno toccherà anche Treviso (6/8 marzo 2016). Questo per dimostrare, una volta di più, che l’impresa pubblica ha tutte le potenzialità per direzionare e modificare in termini positivi le azioni e le opzioni economiche. Da questa consapevolezza occorre ripartire, ed è un treno che non possiamo perdere, altrimenti ci aspetta il cavallo di troika lasciato dai nuovi danai!

Alberto Leoncini 

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