Le privatizzazioni spiegate alla casalinga di Treviso

Su questo blog ci siamo occupati svariate volte di privatizzazioni, tra l’altro ne ha scritto autorevolmente Luciano Barra Caracciolo nel suo blog , articolo un po’ lungo sul quale vale la pena di riflettere, tuttavia in questa occasione vorrei spendere due parole per provare a fornire degli argomenti finalizzati a spiegare i problemi sottesi alle privatizzazioni al bar o a persone che, magari, intuiscono che sotto c’è la fregatura, ma non sanno bene capire dove stia.

Molti di noi vivono in condominio, provate a pensare se il vostro amministratore vendesse senza chiedervi nulla le scale e l’androne del vostro palazzo e, per entrare a casa vostra, doveste chiedere permesso e pagare a un terzo.

Se un brivido di terrore vi corre sulla schiena vi tranquillizzo, perché le parti che vi ho citato sono essenzialmente comuni (art.1117 C.C.), però spero vi faccia riflettere sul fatto che altrettanto gli amministratori pubblici dispongono di cose non loro, ma nostre e vincolano l’esercizio di diritti non loro, ma nostri.

Certo, il mandato politico è diverso dal mandato gestorio/civilistico, ma nella sostanza solo perché non c’è un vero e proprio strumento giuridico per la resa del conto, a parte le fattispecie penali contro la personalità dello Stato  su cui ci sarebbe molto da dire, e perché comprende già in sé stesso i poteri di straordinaria amministrazione (primo fra tutti l’alienazione), tra cui quello di poter privatizzare.

Penso che se vi dicessero che per entrare a casa vostra doveste pagare un terzo e chiedergli anche per favore, la cosa più gentile che fareste sarebbe prendere una mazza ferrata, ma al lato pratico non è che i processi di privatizzazione siano poi così diversi: viene venduto qualcosa (beni, aziende, cespiti…) che è un po’ vostro e che voi usate in parte e assieme ad altri per la vostra quotidianità e, una volta che ciò avviene, voi non solo non siete più proprietari ma dovete chiedere il permesso, ovviamente dietro congruo corrispettivo, per usare ciò che vi spetta.

Sottolineo peraltro che non avete nessuna voce in capitolo nella determinazione del prezzo…  Non so a voi, ma a me non sembra proprio un grande affare…

Passiamo oltre, perché il punto è proprio questo: alla casalinga di Treviso interessa cucinare, quindi che il gas glielo fornisca Tizio privato o Caio pubblico, cosa le cambia? Lo stesso dicasi per l’energia per far andare la lavatrice, l’asporto rifiuti, l’utenza telefonica o il servizio postale (su Poste segnalo anche questo)…e il panettone (per gli amici indimenticati che ‘i panettoni di Stato’).

Beh, provo a rispondere:  credo che difficilmente se qualcuno ci invita a cena a casa sua, fosse anche un amico con il quale abbiamo molta confidenza, ci presentiamo in tuta, a mani vuote e fuori dall’orario concordato. A casa nostra, invece, possiamo cenare all’ora che vogliamo, vestiti come vogliamo e se vogliamo evitare di sparecchiare, possiamo farlo senza che nessuno si metta a sindacare.

La differenza è tutta qui, un conto è casa nostra, un conto è casa degli altri. E la sfera pubblica è più o meno la stessa cosa: più è larga più noi possiamo entrare senza chiedere ‘permesso’, più è ristretta più saremo vincolati alle regole del ‘padrone di casa’, con la differenza che possiamo evitare di andare a cena da qualcuno che non ci garba, stare senza luce, acqua, telefono, posta, ferrovia etc… è già più difficile.

Se ciò che ci serve è un pochino anche nostro, non dobbiamo chiedere permesso e per favore a nessuno per usarlo e per trarne utilità, né serve a un terzo per trarne profitto, ma se il profitto c’è dovrebbe in teoria tornare ai proprietari, cioè noi.

Detto questo vi sottopongo questa sintetica notazione… per i meno addentro, quello in fotografia è Pinochet… lascio a voi ogni opportuna riflessione:

…La casalinga di Treviso è meno famosa di quella di Voghera, tuttavia per tenere fede alla linea glocalista che portiamo avanti, tributiamo a lei il titolo…(al minuto 1,50)

Alberto Leoncini

PS. Su Napoli abbiamo già scritto  ( qui e qui )  e questo blog non è in grado di spostare granché in termini elettorali, nondimeno non posso non rilanciare questa interessante analisi anche in vista del ballottaggio del 19 giugno prossimo

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