Lavorare per vivere e vivere per lavorare

Giorni fa ho visto su twitter una vignetta che faceva: “Sharing economy, zio, praticamente io coltivo il campo e in cambio do una parte del raccolto” “Fico! Anche mio nonno faceva il mezzadro”. Sulla sharing economy non mi dilungo perché ne ho già parlato qui , più che altro riflettevo su quanto diventerà attuale l’impresa pubblica, come già ho detto nell’ultimo post, certo magari non lo chiameremo più ‘acciaio di Stato’, ma tanto lì torneremo.

D’altra parte, se avete visto com’è andata in questi giorni con il terremoto e il maltempo,  con paesi e frazioni isolati dalla rete elettrica per giorni e giorni, comprenderete agevolmente il perché i socialisti hanno voluto la nazionalizzazione dell’elettricità e perché tornare nelle mani dei monopoli non sia una grande idea, visto che nessun privato avrà mai voglia di gestire le aree in perdita e impervie, che sono, en passant, una fetta consistente del territorio italiano. Naturalmente se poi riusciamo a capirlo senza doverci assiderare, meglio ancora.

Per arrivare dove dobbiamo arrivare, sarà fondamentale intrecciare le rivendicazioni e porre fine alla settorializzazione delle stesse. Ad esempio, un fatto gravissimo come l’accorpamento del Corpo Forestale ai Carabinieri, ha arrecato danni ai terremotati all’ambiente e non è molto dissimile dall’abolizione della polizia municipale varata in Grecia nel 2013 . Ah, se volete sapere come sta andando da quelle parti, leggetevi questo.

Con Indipendenza è esattamente quello che stiamo cercando di fare, a tal proposito occorre ri/portare il lavoro (non fesserie tipo reddito della gleba, per capirci) al centro del dibattito politico, ma fuori dalla retorica perché anche problemi come la scarsità di sangue nei centri trasfusionali  non sono imputabili né ‘al freddo e all’influenza’ come pretenderebbe di fare l’articolo né alla congiura plutomassonica, quanto al fatto che, siccome tutti i lavoratori sono ricattabili per le ben note ‘riforme’, si sono ridotte le richieste di permesso per effettuare le donazioni perché chi ha la fortuna (eh, si, un po’ come quando ti sorteggiano per le casette) di avere un lavoro, di certo non si vuol mettere in cattiva luce, d’altra parte se rompi c’è un comodo licenziamento disciplinare che ti aspetta, il commento lo fa Bagnai e quindi vi rinvio lì.

Ancora, come avrete visto dall’ottimo servizio/inchiesta di Presadiretta, ‘Vite h24’  il modello egemone impone ritmi di vita sempre più allucinanti e insostenibili, quindi invece che baloccarsi con fesserie tipo ‘family day’, sarà imprescindibile lavorare per una rivendicazione organica sulla conciliazione lavoro/vita famigliare, per una politica dei redditi e della genitorialità, così come per l’ampliamento delle iniziative imprenditoriali al di fuori delle logiche di mercato, come questo maglificio confiscato che ha creato la sciarpa di Libera  .

In questi giorni sta partendo la campagna della CGIL per i due referendum abrogativi sul lavoro (voucher e appalti), sarà importante non farsi prendere in contropiede (c’è il quorum, perché sono referendum abrogativi), perché la porcata governativa sulla fissazione della data è sempre dietro l’angolo, quindi occorre sin d’ora seguire la campagna sui social facebooktwitter e sensibilizzare amici e conoscenti nella vita reale.

Alberto Leoncini

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