Una solitudine troppo rumorosa

Chi incrocia a queste latitudini sa bene che non si trova davanti a un prodotto ‘di moda’: qui non c’è niente di attraente, di fiammante e di nuovista. Questo spazio è, come noto, un’isoletta dispersa nell’oceano del pensiero unico. Non è neanche ‘vintage’ perché per esserlo occorre presentare dei tratti di spendibilità rientrando a qualche titolo nel perimetro del modello dominante. Fuori su tutta la linea: come il telex nell’epoca delle email, poi capita che vi salti internet (o che lo smartphone si scarichi) e tutto sommato si rivaluta anche il telex. Un po’ come quando dovete scappare da un terremoto e vi chiedono di pagare il biglietto: tutto è inutile e superato, fintanto che non succede qualcosa che, improvvisamente, lo fa tornare assolutamente essenziale, un po’ come quando si riaffacciano malattie come la malaria e, d’improvviso, si torna a parlare di Chinino di Stato.

Viviamo in un’epoca strana, equivoca, priva di punti di riferimento, in cui capitano gli incontri i più strani e le convergenze più impensate. Mai avrei pensato di trovarmi a condividere un articolo di Paola Binetti, e meno ancora che fosse lei a parlare di Chinino di Stato in termini sostanzialmente affini ai miei.  Ormai la ‘sinistra radicale’ è superata a sinistra anche dai conservatori, con l’unica specificazione che il ‘Chinino di Stato’ non fu una iniziativa ‘dello Stato’, come dice lei, ma dei mazziniani e dei socialisti, cioè di quella parte dello spettro politico che da centocinquanta anni si batte per l’elevazione delle condizioni morali e materiali della classi subalterne, sfruttate e oppresse, a favore dei diritti e contro i privilegi.

Capita anche questo nell’Italia in cui si torna a morire di malaria, in cui cala l’aspettativa di vita ,  in cui ambiti come il commercio al dettaglio continuano a soffocare  e la sola Toscana ha 7.500 posti di lavoro a rischio. D’altra parte avrete sentito anche delle cancellazioni massive di RyanAir: a questo proposito c’è un bell’intervento di Cremaschi  che spiega una cosa molto semplice, cioè che o si torna a una logica di ‘servizio pubblico’ oppure non si può aspettare altro che questo stato di cose.

Nei prossimi tempi sarò parecchio preso con iniziative sul ‘referendum bidone’ e non so quanto potrò incrociare a queste latitudini, a questo proposito vi linko il sommario del numero 42 di Indipendenza con un mio intervento sulle autorità indipendenti e, appunto, una versione leggermente ampliata di quello sul referendum ‘autonomista’ in Veneto e Lombardia 

Alberto Leoncini

indi 42

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