Cronache da un Natale dadaista

Siccome l’erba cattiva non muore mai, sono di nuovo a incrociare da queste parti, dopo alcuni mesi piuttosto intensi… Anzitutto per il referendum autonomista, nel quale sono intervenuto in varie occasioni, di seguito trovate l’ultima maratona a ‘Focus’ di ReteVeneta

convincendomi del fatto che manchi ancora molto, molto tempo perché le cose cambino. D’altra parte, se questo modello economico-politico non è stato sconfitto in Grecia, che sta notevolmente peggio di noi che già non ce la passiamo benissimo, qualcosa vorrà pur dire. Perché lì, a differenza di qui, si era concretata una risposta ideologizzata, cioè basata su categorie di analisi del reale e dei rapporti di forza storicamente dati, e di massa a questo modello, sto parlando di Syriza, se non si fosse capito. Quindi gli emeriti imbecilli che continuano a baloccarsi con scemenze del tipo: “eh ma vedrai che quando toccano x,y,z,w le cose cambieranno” (con x=sanità pubblica, y=previdenza pubblica, z=scuola pubblica, w=servizi pubblici locali), non sono sono fuori strada nell’analisi di merito, ma continuano a non comprendere come la Grundnorm del nostro ordinamento sia il principio della rana bollita, o dei capponi di Renzo, se preferite. Quindi anche quando la rana si accorge di x,y,z, o w è già tramortita,  (con rana=laggente).

Ciò detto, è passato quasi un anno da questo, però non posso che sottolineare come la realtà si incarichi sempre di superare la fantasia. Fin dal manifesto di questo blog  ho inserito il mio ironico riferimento ai ‘panettoni di Stato’ come bersaglio polemico dei libbberisti con tre b e come plastica rappresentazione, da parte loro, di un mondo fuori dal tempo e fuori dallo spazio. Sinceramente, però, credo sia un’opera di dadaismo postmoderno quel che sta accadendo in questi giorni sul ‘caso Melegatti’. Ferma e premessa la solidarietà umana ai lavoratori di quella società, sono a dir poco sconcertato dalla campagna sui social di questo periodo e dall’adesione di esponenti  vari in particolare della sinistra

perché, vedete, se siamo nelle condizioni di dover elemosinare l’ossigeno a un fondo maltese per produrre uno dei dolci natalizi più noti al mondo, sotto Natale è qualcosa che oggettivamente urta non dico ‘una prospettiva politica sulle cose e sulla realtà’, quanto proprio l’intelligenza. Sto osservando nel più assoluto sconcerto gruppi di sinistra, organizzazioni sindacali etc…dedite ad acquistare all’ingrosso i pandori, con due conseguenze: la prima è quella di accettare in toto il modello economico dominante e il raggio di azione che concede, la seconda è quella di accettare come dato di natura una crisi permanente, indotta e sostanzialmente espansa a macchia d’olio in ogni comparto, rispetto alla quale il massimo dei palliativi proponibili sono i selfie col pandoro.

Ora, come la pensi io sui ‘panettoni di Stato’ lo si sa, altrimenti non starei qui, ma che nemmeno si discuta non dico di nazionalizzazioni, socializzazioni ma nemmeno di linee di credito pubbliche, azionariato popolare o cose del genere è qualcosa di oggettivamente pazzesco dopo quasi dieci anni-dicasi dieci anni- da una crisi sistemica che forse dovrebbe far capire che questo modello presenta alcuni difettucci. D’altra parte che si debba passare per i temi di questo blog, lo ha detto a chiare lettere l’houseorgan di casa PD , quindi veramente stiamo parlando del segreto di Pulcinella, il tema vero è che da questa banale analisi occorre passare poi a una strutturazione dei rapporti di forza conseguenti per supportare tali istanze, cosa decisamente meno scontata.

Che dire, con Indipendenza stiamo per uscire con un nuovo numero, nel quale continuare la battaglia delle idee su questi e altri temi, l’invito è quindi di prenotare le copie, diffonderle e, se potete, sottoscrivere.  Sul come muoversi per le elezioni, avremo modo di parlarne.

Alberto Leoncini

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