Chininotizie-1

Con la fine dell’anno è tempo di cambiamenti di prospettive e di proposte nuove, per cui inauguro ‘chininotizie’, un nuovo modo di predisporre i postati in questo blog: accanto cioè agli articoli tematici/monografici (tempo permettendo…), ci saranno delle rassegne periodiche, che cercherò di fare almeno mensilmente (i buoni propositi per l’anno nuovo) con brevi e approfondimenti. Alcune cose le ritrarrò dal mio profilo fb personale perché mi sono reso conto della difficoltà a reperire posizioni, postati e interventi risalenti nel tempo che, per vari motivi, tornano di attualità, quindi ho deciso di strutturare questa sorta di ‘archivio telematico’ per recuperare, almeno in parte, il tempo perso. Per chi frequenta certe latitudini informative è un po’ come fa Messora con LightBlue , le rassegne come questa (che è l’ultima uscita, mentre scrivo), che affiancano appunto gli approfondimenti tematici:

  1. Intanto condivido con voi notizia, indice e copertina dell’uscita dell’ultimo numero di Indipendenza, in cui trovate, di mio: un articolo sui dieci anni dalla ‘grande crisi’ (2008-2018) e un altro mio intervento sul referendum civico su Atac/trasporto pubblico locale a Roma (v.sotto). Vale il solito discorso…chi è interessato, scriva…

indi 45

2.  Su Atac, appunto… La mobilitazione continua. A tal proposito abbiamo ridenominato il sito internet della campagna  e la correlata pagina facebook in ‘Per Atac servizio pubblico’. Stiamo lavorando in seno al coordinamento di realtà già impegnate per il no al fine di ‘portare a casa’ un progetto ambizioso…su cui sarete aggiornati a tempo debito.

3. Qui un mio intervento a un anno dal ‘referendum autonomista’ in Veneto con i riconnessi risvolti;

4. “Il ragionamento è molto semplice: a me sembra che ad alcuni fra i miei tanti illustri colleghi non sia esattamente chiaro quanto catastrofica sia la situazione del nostro paese. […]Quello che è successo nel 2008, a causa del modo in cui è stato gestito a partire dalla fine del 2011, resterà visibile come una cicatrice nella serie storica del Pil italiano per i secoli a venire.[…]L’austerità non è solo una politica di taglio dei redditi: è soprattutto una politica di redistribuzione dei redditi.Ma questo voi lo sapete, e chi nel 2018 non l’ha ancora capito lo capirà, purtroppo, senza bisogno che ci sforziamo di insegnarglielo”

viaggio ai confini della surrealtà

(da goofynomics)

5. Condivido con voi questo appello di Oipa Treviso relativo alla ricerca di un nuovo spazio per alloggiare i tanti trovatelli in attesa di famiglia… diffondetelo anche voi e, se conoscete qualche ipotesi logisticamente fattibile… battete un colpo:

6. Qualche settimana fa è andata in onda una puntata di Report intitolata Pulp Fashion, dedicata al costo etico e ambientale della moda. Ci sarebbe molto da dire, a partire dall’intelligente idea di deindustrializzarci a favore della ‘fabbrica del mondo’ (l’Asia), fatto questo che riguarda non solo la moda ma, ad esempio, anche l’agroalimentare . Sorridevo-amaramente- pensando a quello che ci diceva Sankara, di cui fra l’altro ricorreva l’anniversario della nascita, quando, nel suo forse più celebre discorso parlava della ‘cottonade’ come alternativa ai tessuti importati simbolo della dipendenza (post)coloniale (min. 15,50). “Non c’è un solo filo che venga dall’Europa o dall’America”

E conclude con “La patria o la morte, vinceremo!”. Ovviamente guai a fare questi discorsi negli ambienti ‘di sinistra’, che diventi subito rossobruno. Al di là di questo, ancor più paradossale è ‘il filo’ che ci porta a Gandhi, universalmente riconosciuto come una sorta di santino laico buono per tutte le occasioni (salvo omettere il dettaglio che lui è battuto una vita per l’INDIPENDENZA dell’India dal dominio coloniale). Riporto questo stralcio:

Per rispondere alla crescente povertà degli indiani ed alla schiavitù economica imposta dagli inglesi, egli propone alla nazione la produzione casalinga del tradizionale khadi, tessuto filato a mano con l’arcolaio (charka). Ogni indiano dovrà indossare solo abiti di tessuto fatto a mano prodotto in India. Il filatoio a mano è per Gandhi la soluzione alla povertà causata dalla disoccupazione invernale dei contadini indiani.

tratto da peacelink…non certo da qualche sito della galassia sovranista. L’aspetto incredibile è che di tutta questa elaborazione teorica e pratica, non è rimasto assolutamente nulla. Se volete continuare a tessere questo filo, anche se ormai Natale è troppo vicino (ma poi ci sono i saldi…), vi consiglio comunque una visitina alla fanpage di Rat Tail, un progetto di artigianato/recupero ideato e promosso da Federica Betteti, una mia cara amica oltre che una promettente stilista. Come dico sempre: da qualche parte bisognerà pur partire.

Alberto Leoncini

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