L’ordine nuovo

Siamo all’inizio di un nuovo anno, quindi pur nella consapevolezza delle difficoltà del momento e delle tante incognite che popolano l’oggi, occorre guardare anche con un moto speranza al futuro.

Non so se il 2017 sarà l’anno della capitolazione del regime euroatlantico, certo è che ‘l’ordine nuovo’, per dirla con Gramsci, non è ancora sorto e in questi momenti di passaggio occorre arrivare preparati e attrezzati a ogni evenienza, perché è dalla gestione della fase di transizione che si possono governare i fenomeni nel lungo periodo.Tutte cose dette da Indipendenza già due anni fa e che vi invito a riprendere.

Certo, magari Gramsci per i ben noti e condivisibili motivi non sarebbe contento di essere citato a Capodanno, tuttavia la speranza con la quale inizio quest’anno è che mi sono convinto di una cosa: eliminato questo tappo, il succitato regime e la relativa egemonia culturale, si apriranno praterie immense per l’impresa pubblica, ma non un ritorno al passato, quanto qualcosa di inedito rispetto a ciò che abbiamo oggi: nonostante la rimozione culturale, gli sberleffi, la decostruzione; sotto la cenere l’impresa pubblica continua ad affermare la propria esistenza.

Come sapete, penso che il mondo stia cambiando, non sono ottimista ma credo che i semi della trasformazione siano stati piantati: vi cito quattro esempi.

Il primo è particolarmente caro a noi di chininodistato perché riguarda la cannabis di Stato prodotta a Firenze nello stesso stabilimento del Chinino. Una storia che continua e che non si interrompe.

Il secondo è, in continuità con la nostra prospettiva municipalista, cronaca trevigiana riguarda le sinergie fra ATS (la società del servizio idrico trevigiana) e Contarina (la società incaricata di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani)  , a tal proposito particolarmente importante è un passaggio dell’econotiziario n.12, oggi non disponibile in rete ma che potrete credo a breve scaricare a questo link  (pag.5).

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Il terzo, da la Repubblica di ieri è questo articolo: invitandovi a leggerlo per intero, vi riporto il solo incipit: “Si potrebbe definire la rivincita dello Stato padrone”

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risposta mia: e non avete ancora visto niente! D’altra parte siamo nel centenario della rivoluzione russa, quindi qualche spettro che si aggira lo dovete pur mettere in conto…

Il quarto riguarda Acque Vicentine e la scelta di operare con Banca Etica. Un fatto interessante, perché l’impresa pubblica del XXI secolo non potrà prescindere dalle forme di mutualità e auto organizzazione affermatesi nel frattempo.

 

Siamo nei giorni della crisi Monte Paschi Siena, quel che dovevo dire l’ho sostanzialmente detto  , il dato di fatto è che la nuova stagione dovrà essere qualcosa di molto diverso dall’operazione MPS, eppure anche in questo caso dovrà essere compiuta una battaglia perché quella banca torni a essere lo zoccolo duro delle nuove BIN. Come già ci siamo detti c’è molto da fare, ed è con questo spirito che condivido con voi i ‘buoni propositi’ per il 2017 di Mimmo Porcaro , un sentiero sicuramente sul quale riflettere per prepararsi e strutturarsi alle grandi e complesse sfide che, comunque sia, dovremo affrontare in quest’anno agli esordi.

Per concludere un augurio all’inizio del nuovo anno: che quello appena trascorso sia l’ultimo Natale senza i panettoni di Stato. Una battuta, ma neanche troppo.

Alberto Leoncini

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Dopo il referendum costituzionale: fra rinnovamento e restaurazione europea

Dall’ultima volta che ho scritto è un passato un po’ di tempo, ma, come dicevo, ci sono stati un po’ di impegni, non da ultimo il referendum che fortunatamente ha avuto l’esito sperato. Ovviamente la guerra continua, anzi si alzerà il livello dello scontro, come spiega Grigoriou Panagiotis  : chi si illudesse di aver sconfitto la filiera che ha voluto la riforma, incorrerebbe in un grossolano errore, occorre quindi attrezzarsi con strumenti culturali e politici, senza pretesa di esaustività segnalo un paio di cosette questo e questo  sempre dall’ottimo vocidallestero che vi consiglio di seguire e monitorare.

Il dato, tuttavia, è che c’è stata un’importante eterogenesi dei fini: si è tornato a parlare di Costituzione e dell’assetto di valori e idealità che tratteggia nel suo insieme: è il primo passo per riportarla al vertice della gerarchia delle fonti e, quindi, necessariamente per uscire dalla UE, il cui diritto oggi prevale anche sulla Costituzione.

Un dettaglio che mi fa particolarmente piacere, avendo scritto dell’importanza del CNEL nel 2012, quindi prima che l’oscenità della riforma fosse stata partorita, è che anche tale istituzione è stata oggetto di dibattito, segnalo in proposito questo e questo sulla genesi storica  riscoprendone significato e ruolo, a questo punto mi auguro che ci sia chi abbia il coraggio di porre tali istanze come concreta rivendicazione politica, valorizzando quella sede di confronto intercategoriale e utilizzando davvero il ‘diritto di tribuna’ dato dal CNEL per avanzare proposte e istanze per un nuovo modello economico, in particolare da parte del sindacato ma non solo.

Poi c’è MPS, con gustosissime prese di posizione, come quella del Sole24Ore, sull’intervento dello Stato nel rispetto del mercato . Sempre per tornare ai Pooh: “il mio amore si potrebbe svegliare, chi la scalderà”. Certo, dopo aver preso quel che c’era da prendere. Insomma, il classico ‘testa vinco io, croce perdi tu’.

Come stiano le cose con riferimento alla crisi bancaria, lo spiega benissimo Bagnai . Aggiungo solo che qualsiasi ipotesi di intervento statale sganciata da una prospettiva di rilancio dell’impresa pubblica sarà solo l’ennesimo favore a speculatori e delinquenti con il colletto bianco, nulla di più, e contribuirà a far perdere in misura ancor maggiore credibilità e prestigio alle istituzioni che, senza batter ciglio, aprono il portafogli per 20 miliardi di euro (per ora…) quando si tratta di banche e, invece, quando si tratta di urgenze per la collettività (sanità, scuola, dissesto idrogeologico, prevenzione sismica, trasporti pubblici e chi più ne ha più ne metta)….eh, no, c’è la crisi. Non parliamo poi di ipotesi di controllo pubblico di imprese in crisi, perché guai a violare le sacre regole del mercato!

Naturalmente parlo a ragion veduta di criminalità economica, perché già nel 2007 c’era chi, come Fabrizio Zampieri, spiegava esattamente cosa si nascondesse dietro l’operazione MPS/Antonveneta. certo, poi come ha ricordato Claudio Borghi su MPS non abbiamo nemmeno visto un processo.

Certo, in confronto ai valori in gioco con la crisi bancaria si tratta di noccioline, ma vi comunico che, digerito il panettone, le poste aumenteranno le tariffe  (dal 10 gennaio), questo perché, come noto, con le privatizzazioni i servizi migliorano e i costi per l’utente scendono. E le marmotte, come da copione, incartano la cioccolata. Che, poi, portando un beneficio a tutta l’economia, le privatizzazioni faranno anche crescere i vostri redditi. Che infatti sono cresciuti, o no?

In questi giorni esce anche il nuovo numero di Indipendenza , in cui viene pubblicato il mio già annunciato lavoro sul municipalismo, con la recensione all’ultimo lavoro di Paolo Maddalena  in seno a un percorso di lettura che abbraccia anche il testo di Paolo Berdini ‘Le città fallite’. Si tratta di un articolo di cui sono particolarmente contento, non solo perché costituisce una prima sintesi sul municipalismo, quanto anche perché tale tema assumerà un’importanza vieppiù crescente nella prospettiva di organizzare politicamente il malessere di questo periodo pertanto vorrei, nel mio piccolo, cercare di fornire un contributo al dibattito. Chi saprà cogliere tale sfida nei termini in cui la tratteggio, iscriverà un’importante ipoteca sul futuro politico dell’alternativa.

C’è anche un mio lavoro su regimi alimentari, scelte di consumo e sovranità alimentare, temi sui quali reputo importante intervenire per fare un po’ di chiarezza, cercando di dare una prospettiva di direzione politica alle istanze emergenti in questo periodo su alimentazione vegana/vegetariana, scelte di consumo e ‘sovranità’ del consumatore.

Alberto Leoncini 

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Il NO di Loredana Cannata

Condivido con voi il post di Loredana Cannata sul NO al referendum costituzionale, che qui trovate sul suo profilo facebook. Un sincero grazie a questa figura della nostra scena culturale, politica e sociale che ho definito ‘La Franca Rame dei giorni nostri’, dopo uno scambio su twitter in esito all’articolo ‘questo è il mio paese’ per l’incessante impegno nei confronti del Sud del mondo e delle lotte sociali contro la globalizzazione, lo strapotere degli oligopoli finanziari e il sistema di rapporti economici in essere. Proprio nella prospettiva della costruzione di un ‘NO sociale’ vi indico anche il volantino elaborato da Indipendenza, da scaricare, diffondere e postare accanto a quelli elaborati dal Comitato per il NO.  

Perché voterò NO alla DEforma della Costituzione al referendum del 4 Dicembre.

1. E’ un ulteriore passo verso la privatizzazione del potere e la perdita dei diritti a cui assistiamo da anni, espressione della volontà dei poteri forti finanziari e autoritari che sempre più fanno soccombere la politica e la democrazia al dominio economico ed élitario.
2. Insieme alla nuova legge elettorale già approvata (Italicum), espropria la sovranità al popolo e la consegna ad una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri, mettendo in quelle poche mani gli organi di garanzia di cui si arroga l’elezione (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale).
3. Considerato che in Italia abbiamo tendenzialmente 3 blocchi politici che raccolgono ognuno il 25-30% dei voti e che a votare è circa il 50% degli aventi diritto, tale minoranza parlamentare pluripotenziata sarà l’espressione del 15% della popolazione.
4. Sono 47 gli emendamenti che andranno a modificare la seconda parte della Costituzione, quindi un vero e proprio stravolgimento di quest’ultima, ma ciò intaccherà anche i principi fondanti della prima parte, dato che impoverirà due concetti vitali, la democrazia (Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”) e la rappresentanza (Art. 2 “La sovranità appartiene al popolo”).
5. Questo Parlamento, che intende così pesantemente modificare la Costituzione, è stato eletto con una legge elettorale (Porcellum) che è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Inoltre, è una DEforma frutto non della volontà autonoma del Parlamento, ma scritta sotto dettatura del governo.
6. Il Senato non sarebbe più eletto dal popolo, ma da un meccanismo nebuloso che comprende i consigli regionali e i sindaci e che renderebbe ancora più confusionaria la sua elezione.
7. I costi del Senato sarebbero ridotti solo di un quinto. Maggiori risparmi potrebbero semplicemente derivare da tagli di stipendi e privilegi ai politici e dall’eliminazione delle assurde pensioni d’oro. Il governo usa questo tasto come uno specchietto per le allodole verso chi non avrà la pazienza di indagare a fondo le reali conseguenze e finalità di questa DEforma.
8. Non produce semplificazione, ma moltiplica fino a 10 i procedimenti legislativi e incrementa la confusione. L’unica semplificazione che comporta è quella di accentrare il potere in poche mani.
Quando c’è la volontà politica, sono molto rapidi ad approvare una legge, come è successo con il Jobs Act.
9. Triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare.
10. E’ una DEforma scritta intenzionalmente in modo da creare confusione (andate a dare un’occhiata a come è scritto l’Art. 70!).
11. La nostra Costituzione, che ancora rimane un orizzonte, non essendo mai davvero stata attuata, è l’unico baluardo e garanzia che ci difende dall’accentramento di troppo potere in poche mani.
12. Dicono che votare NO sia un restare fermi al passato, ma è il SI’ a riportarci al passato, cioè al tempo dei totalitarismi che negano partecipazione, sovranità popolare e democrazia. 
13. Certo che si può aggiornare la Costituzione rispetto ai cambiamenti sociali e tecnologici avvenuti in questi anni, ma si può farlo con emendamenti chiari e onesti e con modalità e finalità coerenti con la Costituzione stessa.

E’ importante una massiccia affluenza al referendum, non solo per difendere la Democrazia nel vero senso della parola, ma anche per contrastare l’illegittimo invio, da parte del governo, di lettere per la promozione del SI’ agli Italiani residenti all’estero.

Il giorno dopo, con la vittoria del NO, non ci sarà nessun caos, ma l’occasione di ripartire con la riconquista dei Diritti, della Libertà e della Dignità che da diversi anni i poteri forti finanziari ci hanno, di fatto, rubato!

Loredana Cannata

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28 ottobre-4 dicembre: i giorni del NO

Il 28 ottobre 1940 inizia la campagna di Grecia del regime fascista, cui il governo prima e il popolo greco poi rispondono ‘NO’ (OXI), un NO che ha impedito alle truppe italiane di penetrare efficacemente nella penisola ellenica e che ha costretto Mussolini a chiedere l’ausilio di Hitler, dimostrando in modo definitivo la propria subalternità all’alleato tedesco.

Celebrare questa data è, da un lato,  un momento di vero inter/nazionalismo e dall’altro un bel modo di avvicinarsi a un altro giorno in cui dovremo rispondere NO, il 4 dicembre al referendum costituzionale. La roboante tracotanza del regime renziano dovrà inciampare in quello che il nostro ducetto considera il proprio capolavoro politico e quella che appare a prima vista come una cavalcata trionfale dovrà diventare l’inizio di un rovinoso declino.

Se non l’avete ancora fatto, rinnovo l’invito a votare goofynomics come miglior sito di economia ai MIA2016 e l’articolo sulla Brexit come miglior articolo. Tutte le info al link che segue, con spiegazioni ‘for dummies’.  Anche questo è un modo per prepararsi al 4 dicembre. Sempre nella prospettiva di comprendere ‘perché’ votare NO, vi incollo anche l’articolo di D’Attorre il cui titolo dice già molto: “La sinistra chieda scusa per l’euro”. Fra non molti anni dovranno inginocchiarsi come Brandt al ghetto di Varsavia, speriamo solo di evitarci dieci milioni di morti (6 di ebrei, 4 di vari altri gruppi), cui vanno ovviamente sommati militari e civili.

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Ieri tuttavia era un altro importante anniversario, quello dell’assassinio di Enrico Mattei, una delle più importanti figure politico/imprenditoriali del secondo dopoguerra in Italia, di seguito trovate la puntata di wikiradio dedicata al suo ricordo. Mi sembra ben fatta perché emerge chiaramente la dimensione ‘nazionale’ delle sue istanze, tanto con riferimento all’Italia quanto con riferimento ai paesi in via di sviluppo e decolonizzazione, insomma, come diciamo a Indipendenza: “senza indipendenza nazionale, nessuna rivoluzione sociale”. A questo proposito non posso che ri/proporvi il bel documentario su Sankara, di cui ricorreva l’anniversario dell’assassinio lo scorso 15 ottobre.

Vi posto anche la tavola rotonda di Alternativa per l’Italia a Treviso, lo scorso sabato 22/10, al II minuto dopo la III ora (in chiusura) un mio breve intervento su cose che sapete già. Interventi di Paola De Pin, Antonio Maria Rinaldi, Giuseppe Palma, Nino Galloni.

 

 

 

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Piantare del grano, far bambini

Nel pieno di un periodo abbastanza pieno ho giocoforza trascurato questo blog, non perché manchino le cose da scrivere, quanto perché manca il tempo per farlo. E anche questo post non sarà nulla di speculativo. Ero partito dall’intenzione di postare su facebook un video dell’ultimo concerto dei Pooh all’Arena di Verona, poi ho pensato che ci fosse qualcosa di più dell’affetto e della passione per quella che è un’istituzione della musica italiana del secondo dopoguerra. Mi sono sorte alcune riflessioni: la prima è che vorrò vedere i bimbiminkia che affollano i vari talent fra cinquant’anni dove saranno, la seconda è che parecchio tempo che non sento da capo a fondo un loro album. Fra cose da fare, articoli da scrivere, attività politica e tentativi poco riusciti di collocamento professionale, va così. Naturalmente con chi ci ha ficcato qui facciamo tutto un conto. Però sapete, sempre per quel discorso che ‘il personale è politico’, volevo sottoporvi questo articoletto dal blog di Bagnai. In sostanza ci dice sintetizza i vari ‘treni persi’ per il nostro sviluppo… Beh, persi… Diciamo che alcuni ce li hanno fatti perdere.

Tra l’altro giusto ieri il canale yt delle ferrovie ha postato questo video sul Settebello, sempre per la storia de ‘l’italietta della liretta e delle partecipazioni statali’

certo, all’epoca non c’era il ponte sullo Stretto, comodità che oggi noi possiamo vantare, o no?

E la morale qual è? La morale è che qualsiasi cosa vogliamo fare nella vita, se vogliamo poterla fare dobbiamo abbandonare la tonnara in cui siamo. Perché, vedete, tanto per tornare ai Pooh, per ‘piantare del grano e far bambini’, con buona pace della Lorenzin, ci vuole un contesto diverso da quello attuale. Quali sono gli elementi discretivi di ‘prima’, senza voler mitizzare ma analizzando storicamente i fatti, con ‘adesso’?

Due, essenzialmente: l’economia mista- forse è per questo che siete qui- e la repressione finanziaria, cioè il controllo sui movimenti di capitale, oltre la flessibilità del cambio ma quello è un presupposto anche per un sistema puramente ‘capitalista’. O si affrontano, insieme, questi due nodi o non se ne esce.

Detto ciò, cosa si deve fare al referendum del 4 dicembre (votare NO), l’ho già spiegato qui. Cercherò, compatibilmente con tutto, di essere presente a queste latitudini. I prossimi mesi saranno pienissimi, quindi portate pazienza. Purtroppo non è vero che ‘non siamo in pericolo’…

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Indipendenza 40 e macchianera awards 2016

Cari lettori, presto arriveranno contenuti nuovi, intanto vi indico l’indice del numero di ‘Indipendenza’ con due miei interventi: il primo sul NO al referendum costituzionale e il secondo su alcune proposte di rivendicazione politica segnatamente su autogestione e imprenditorialità, genitorialità e lavoro, patrimonio pubblico e spazi collettivi e rapporto nelle retribuzioni/forbice retributiva. Oltre a tanti altri pezzi, come sempre, di grande interesse.

Nel frattempo segnalo le nomination per i Macchianera Awards fino al 30 settembre. L’invito è a votare e far votare ovviamente goofynomics come sito economico- questo articolo di Bagnai come il migliore – voci dall’estero come miglior sito politico – vegolosi come sito di cucina – hashtag #IoVotoNO-  PresaDiretta come trasmissione televisiva , questi i miei suggerimenti. E’ importante che se ne parli, perché i mesi che ci stanno innanzi saranno durissimi, economicamente, politicamente e socialmente.

Sommario n. 40 luglio-agosto 2016:

Editoriale/ Disunione Europea e accanimento terapeutico

Le ragioni del NO di “Indipendenza” al referendum costituzionale

Immigrazione in Italia. Profili legislativi e loro effetti

Il “Manifesto di Ventotene” e il federalismo atlantico (2 ^ parte)

Resoconto della II assemblea nazionale dell’associazione “Indipendenza”

Per un nuovo orizzonte di rivendicazioni

La dipendenza dell’Italia dal dopoguerra ad oggi (7^ parte)

Barroso, dalla CE a Goldman Sachs: le porte girevoli euroatlantiche

Gran Bretagna/ Le lezioni della Brexit

Corsica/ FLNC avverte Daesh e responsabilizza il colonialismo francese

Turchia/ Un Golpe come prova generale per la transizione?

Recensione “Capitalismo globalizzato e scuola” (autori: Massimo Bontempelli e Fabio Bentivoglio)

Gennaio – Agosto 2016. Iniziative di “Indipendenza”

Associazione “Indipendenza”

Abbonamento annuo (6 numeri, quale che sia la loro cadenza d’uscita): 25 euro; sostenitore ed estero: 50 euro; “benemerito”: senza limiti!
Il prezzo di copertina di ogni singolo numero è di 5,00 €.

Abbonarsi a Indipendenza è abbastanza semplice, sottoscrivendo sul
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Il Sud e noi: lezioni dopo 150 anni

Sapete, non solo sono nato in una città medaglia d’oro alla Resistenza (Treviso), mi sono laureato in una Università medaglia d’oro alla Resistenza (Padova) e il mio quartiere è quello di Porta Santi Quaranta, che ai non trevigiani dirà poco, ma è una delle porte della cinta muraria rinascimentale, quella da cui passarono le truppe del Regno d’Italia il 15 luglio 1866, cioè 150 anni fa giusto ieri, entrando nella città liberata dagli austriaci. Quindi, come dire, niente succede a caso e se mi occupo di questione nazionale è perché credo che non potrei fare diversamente.

Parlare di Sud in questi giorni vuol dire andare con la mente alla tragedia ferroviaria in Puglia. Certo, la Puglia sta a Sud ma la Baviera sta a Nord, eppure tu guarda che caso, gli ultimi due frontali ferroviari in Europa hanno riguardato due società private. Certo, la colpa sarà anche stavolta del capostazione e dei pokemon ma se ci credete poco, datevi una letta quel che ci dice Luciano Barra Caracciolo. 

Voglio però parlare e raccontare anche qualcosa di positivo. In fin dei conti dobbiamo pur festeggiare, anche se non è sicuramente il periodo migliore, il fatto che 150 anni fa ci liberavamo dagli austriaci. Questo ovviamente senza nulla togliere alla vicinanza e al cordoglio per le vittime dell’incidente ferroviario e, altrettanto, per le vittime dirette e indirette delle politiche egemoni.

La prima cosa che vi voglio sottoporre è questo sito dedicato curato dalle Ferrovie e dedicato alla mobilità sostenibile. Una realtà da tenere d’occhio.

La seconda sono due dibattiti, di beni comuni e proprietà collettiva abbiamo già parlato, così come di municipalismo ( quiqui, e in vari altri posti…) fra l’altro di quest’ultimo tema dirò prossimamente anche su Indipendenza. Volevo tuttavia segnalare ai cultori di questi temi questa utile raccolta normativa su beni comuni, con in particolare la delibera napoletana, che non ero prima riuscito a trovare e atti amministrativi di altre amministrazioni.

A proposito di Napoli, condivido i video sempre con lo spirito già espresso i video delle due recenti iniziative con De Magistris in Veneto, a Marghera con Ada Colau e allo Sherwood Festival di Padova.

Gli spunti sono ovviamente interessanti e sono sempre più convinto che la vera sfida per quel tipo di esperienza inizi ora: nel primo mandato il problema era ‘stabilizzare il paziente’ e tamponare le emergenze, ora invece è dare una sterzata politica, occorrerà tracciare una linea d’azione non solo di movimentismo e ‘ribellione’ quanto e soprattutto di costruzione di un’alternativa al modello egemone che ne metta in discussione la filiera (NATO/FMI/UE-BCE). Gli esiti protestatari non avranno un grande futuro, o meglio non hanno un futuro all’altezza delle sfide e delle urgenze dell’oggi. I miei più sinceri auguri per quell’esperimento, la storia è sempre stata fatta di tentativi ed errori, quindi lungi da me voler dare lezioni.

Non mancano le contraddizioni in quanto è stato in quella sede detto, nondimeno occorre partire dal presupposto che quella sia la sponda con cui dialogare per la costruzione dell’alternativa. E se fossi in Virginia Raggi coglierei l’antifona…

Qui a Marghera:

Qui a Padova:

Alberto Leoncini

 

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Ditelo a tutti, l’IRI è tornato. Ed è solo l’inizio.

Si, sono emozionato. Il motivo è semplice: torna l’IRI, certo solo sul web ma come scrivo, forse è la fine dell’inizio. Grazie a Federico De Nardi per l’aiuto tecnico.

Oltre a quelli elencati lì, c’è un altro motivo per cui ho deciso di far ‘tornare’ l’IRI, diciamo che è la mia risposta al ‘mito della start up’: i giovani devono inventarsi impresa e lavoro? Bene, raccogliamo la sfida posta dal modello imperante con una nuova soggettività economica potenzialmente in grado di incrinare il modello oggi egemone ‘dell’economia gratta e vinci’ e ‘dell’uno su mille ce la fa’. Poi, insomma, se proprio dobbiamo darci al ‘do it yourself’, tutto sommato è meglio prendersi una realtà con 70 anni di avviamento, non ne convenite?

Mi consola sapere che non sono l’unico a pensare che il ritorno dell’IRI sia una necessità non più rinviabile e anche l’ultraliberista Zingales di recente ha espresso appoggio al piano del governo  per salvare le banche in difficoltà al fine di evitare una crisi sistemica del comparto creditizio. Ovviamente il fatto che si parli di intervento diretto del capitale pubblico nelle banche, smentisce in termini autoevidenti la bontà delle politiche governative in fatto di privatizzazioni.

Occorre ora rispondere al ‘per fare cosa’: che una soggettività pubblica di questo tipo serva è un’evidenza conclamata, ma come organizzarla, quali meccanismi di controllo democratico e partecipativo avviare, quali finalità collettive porre come scopo della compagine, per dare risposta a tutti questi interrogativi occorrerà continuare a lavorare politicamente e a studiare. Quello che l’IRI non dovrà essere è la stampella del sistema capitalistico interno mitigandone le storture, quanto appunto la forza motrice di una nuova stagione, come scrivo nella presentazione. Ci vediamo a Roma per la III assemblea di Indipendenza, per chi vuol esserci, avremo modo di parlarne:

III assemblea indi

Alberto Leoncini

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Le privatizzazioni spiegate alla casalinga di Treviso

Su questo blog ci siamo occupati svariate volte di privatizzazioni, tra l’altro ne ha scritto autorevolmente Luciano Barra Caracciolo nel suo blog , articolo un po’ lungo sul quale vale la pena di riflettere, tuttavia in questa occasione vorrei spendere due parole per provare a fornire degli argomenti finalizzati a spiegare i problemi sottesi alle privatizzazioni al bar o a persone che, magari, intuiscono che sotto c’è la fregatura, ma non sanno bene capire dove stia.

Molti di noi vivono in condominio, provate a pensare se il vostro amministratore vendesse senza chiedervi nulla le scale e l’androne del vostro palazzo e, per entrare a casa vostra, doveste chiedere permesso e pagare a un terzo.

Se un brivido di terrore vi corre sulla schiena vi tranquillizzo, perché le parti che vi ho citato sono essenzialmente comuni (art.1117 C.C.), però spero vi faccia riflettere sul fatto che altrettanto gli amministratori pubblici dispongono di cose non loro, ma nostre e vincolano l’esercizio di diritti non loro, ma nostri.

Certo, il mandato politico è diverso dal mandato gestorio/civilistico, ma nella sostanza solo perché non c’è un vero e proprio strumento giuridico per la resa del conto, a parte le fattispecie penali contro la personalità dello Stato  su cui ci sarebbe molto da dire, e perché comprende già in sé stesso i poteri di straordinaria amministrazione (primo fra tutti l’alienazione), tra cui quello di poter privatizzare.

Penso che se vi dicessero che per entrare a casa vostra doveste pagare un terzo e chiedergli anche per favore, la cosa più gentile che fareste sarebbe prendere una mazza ferrata, ma al lato pratico non è che i processi di privatizzazione siano poi così diversi: viene venduto qualcosa (beni, aziende, cespiti…) che è un po’ vostro e che voi usate in parte e assieme ad altri per la vostra quotidianità e, una volta che ciò avviene, voi non solo non siete più proprietari ma dovete chiedere il permesso, ovviamente dietro congruo corrispettivo, per usare ciò che vi spetta.

Sottolineo peraltro che non avete nessuna voce in capitolo nella determinazione del prezzo…  Non so a voi, ma a me non sembra proprio un grande affare…

Passiamo oltre, perché il punto è proprio questo: alla casalinga di Treviso interessa cucinare, quindi che il gas glielo fornisca Tizio privato o Caio pubblico, cosa le cambia? Lo stesso dicasi per l’energia per far andare la lavatrice, l’asporto rifiuti, l’utenza telefonica o il servizio postale (su Poste segnalo anche questo)…e il panettone (per gli amici indimenticati che ‘i panettoni di Stato’).

Beh, provo a rispondere:  credo che difficilmente se qualcuno ci invita a cena a casa sua, fosse anche un amico con il quale abbiamo molta confidenza, ci presentiamo in tuta, a mani vuote e fuori dall’orario concordato. A casa nostra, invece, possiamo cenare all’ora che vogliamo, vestiti come vogliamo e se vogliamo evitare di sparecchiare, possiamo farlo senza che nessuno si metta a sindacare.

La differenza è tutta qui, un conto è casa nostra, un conto è casa degli altri. E la sfera pubblica è più o meno la stessa cosa: più è larga più noi possiamo entrare senza chiedere ‘permesso’, più è ristretta più saremo vincolati alle regole del ‘padrone di casa’, con la differenza che possiamo evitare di andare a cena da qualcuno che non ci garba, stare senza luce, acqua, telefono, posta, ferrovia etc… è già più difficile.

Se ciò che ci serve è un pochino anche nostro, non dobbiamo chiedere permesso e per favore a nessuno per usarlo e per trarne utilità, né serve a un terzo per trarne profitto, ma se il profitto c’è dovrebbe in teoria tornare ai proprietari, cioè noi.

Detto questo vi sottopongo questa sintetica notazione… per i meno addentro, quello in fotografia è Pinochet… lascio a voi ogni opportuna riflessione:

…La casalinga di Treviso è meno famosa di quella di Voghera, tuttavia per tenere fede alla linea glocalista che portiamo avanti, tributiamo a lei il titolo…(al minuto 1,50)

Alberto Leoncini

PS. Su Napoli abbiamo già scritto  ( qui e qui )  e questo blog non è in grado di spostare granché in termini elettorali, nondimeno non posso non rilanciare questa interessante analisi anche in vista del ballottaggio del 19 giugno prossimo

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E sarà stato inutile avere ragione

Questa frase è, come i più attenti ricorderanno, di Indro Montanelli intervistato da Curzio Maltese sulla fine del berlusconismo fra scandali e malcostume. Ovviamente è andata così, seppur ‘l’operazione Monti’ sia stata filoguidata dalle forze euroatlantiche interessate a sbarazzarsi dell’inaffidabile ex cavaliere e tenere al contempo assieme i cocci dell’euro, fatto questo che emerge con sempre maggiore nitore.

Devo dire che vi è, invece,  una gravissima sottovalutazione del renzismo, visto tutto sommato come un ragazzotto un po’ spaccone e velleitario ma in fin dei conti promotore di istanze tutto sommato condivisibili.

I problemi del renzismo non sono una questione di bon ton.  Renzi, al contrario, rappresenta il peggior rigurgito delle pulsioni autocratiche e violentemente autoritarie mai sopite di questo Paese, quelle che Pasolini definisce ‘veleni antichi’ e ‘metastasi invincibili’.

Vero è che lui si trova dov’è grazie a una manovra di palazzo e grazie alla complicità, più o meno consapevole, della ‘minoranza’ del suo partito che, fra un ruttino e l’altro, mai manca di accordargli la fiducia di cui ha bisogno.

Le abilità di Renzi sono oggettivamente straordinarie: riuscire a farsi rappresentare come ‘l’unica possibilità’ per un ‘Paese senza alternative’, quando il suo governo rappresenta solo una raccogliticcia pletora di affaristi e mezze figure catapultate, è un capolavoro politico come non se vedevano da anni.

Proprio per questo è pericolosissimo, perché non ha nulla da perdere. Ha sempre vissuto di politica, come il più scafato politico vecchio stile, sa perfettamente che deve continuamente alzare la posta dei servigi da rendere alle forze economiche che lo sostengono dosando bastone (job act, alternanza scuola lavoro, privatizzazioni…) e carota (gli 80 euro, mirabolanti investimenti promessi a destra e manca, i 500 euro agli insegnanti, bonus bebè…). Sa che la sua parabola politica è destinata a concludersi in un orizzonte temporale sicuramente più breve di quello della sua vita, è troppo intelligente per considerarsi uno statista. Proprio la piena consapevolezza della sua assoluta mediocrità, tratto comune a tutti i dittatori, peraltro, è il suo più grande atout, e come le grandi star, esalta il suo difetto fino a farlo sembrare desiderabile e affascinante.

Il mistero che oggettivamente non riesco a spiegarmi è quale sia il segreto che rende digeribili e accettabili le operazioni di Renzi quando le stesse venivano invece contestate a Berlusconi. Sinceramente non lo so, posso solo ipotizzare che la persistenza della crisi economica e la sensazione di generalizzata sfiducia unita alla massiccia svalutazione di scuola e cultura abbiano creato un mix micidiale in un Paese incline, per tare storiche, alla ricerca dell’uomo forte.

In tale di quadro è inutile nascondersi che dense nubi si addensino sul nostro futuro: il referendum costituzionale è una autentica roulette russa, nondimeno sarà fondamentale lavorare per la più estesa affermazione del NO, ben sapendo che la propaganda dispiegherà il suo potenziale- economico e mediatico- ai quattro venti e che la strada è fortemente in salita per il vento di antipolitica e qualunquismo che spira forte come non mai. Il ‘mah proviamo’ è un sentimento talmente diffuso da rendere verosimile che egli possa spuntarla ottobre, naturalmente la catastrofe che ne seguirebbe è di proporzioni neanche lontanamente quantificabili sia sul meccanismo di modifica dell’architettura dello Stato, sia sul significato politico che legittimerebbe Renzi praticamente a vita, sia per il combinarsi di riforma costituzionale e riforma elettorale da cui possono scaturire opzioni politiche mutanti ad oggi imprevedibili…o meglio, prevedibilissime.

Occorre anche chiarire un fatto: anche ad ammettere che Renzi stia facendo delle cose buone (esempi non sono in grado di farvene, ma facciamo che ci siano), questo non sposta di un millimetro la sostanza delle cose, perché con la stessa logica dovremmo rivalutare il nazismo perché ha fatto le prime importanti campagne antifumo. Poi, certo, ha incenerito qualche milione di persone, ma con i polmoni puliti.

Al momento non vedo ‘aiuti’ dall’esterno, seppure il referendum inglese e la situazione greca potrebbero portare a far detonare le sempre più forti contraddizioni dell’edificio comunitario ai cui comandi Renzi risponde. Per una questione statistica la struttura dell’UE crollerà: l’Austria ha escluso dal ballottaggio le forze tradizionalmente più filo UE, in Finlandia si discute in parlamento di uscita dall’euro, di Grecia e Gran Bretagna abbiamo detto, e noi, nel nostro piccolo abbiamo CasaPound che elegge tre consiglieri a Bolzano. Ora, siccome non vorrei dover scegliere fra un fascismo ‘storico’ e un fascismo duepuntozero, è bene darsi da fare per strutturare un’alternativa. Gli edifici pericolanti è meglio abbatterli, cercando di non restarci sotto.

Indipendenza lo ha detto in tutte le salse, uscire non basta e d’altra parte anche Bagnai parla di ‘condizione necessaria ma non sufficiente’. È fondamentale l’ora per l’allora, tornando a formulare rivendicazioni positive e disegnando un’altra idea di società e di politica.

A tal proposito vi propongo il mio intervento all’assemblea di Indipendenza a Roma lo scorso 9/4.

riassumo brevemente i passaggi che mi sembrano maggiormente urgenti oggi:

Costruire una comunità, il personale è politico: occorre ripartire da questa consapevolezza sia per gestire la fase di minorità e attutire la solitudine (l’oggi) sia per creare (domani) le condizioni per un’affermazione su vasta scala di una maggioranza politica prima, numerica poi, diversa. Questo primo punto è importante per un altro aspetto: votare con il portafoglio. Ne parlano Bagnai, Becchetti e Baranes in questa puntata che condivido con voi e anche con riferimento al tema del workers buyout su cui scriverò nel prossimo numero di Indipendenza:

Far circolare le idee, come già ci siamo detti  e ripetuti  . A tal proposito, riservandomi di tornare su questi punti che, comunque, gira gira sono quelli di cui ci occupiamo sempre, segnalo questa notizia sul buco dei derivati e sul come (chissà come…!?) il governo lo vuole tappare in uno al sito derivati.info curato dall’avv. Angiuli di Bari, che ho avuto modo di conoscere di persona alla sopraccitata assemblea.

Organizzare politicamente tali istanze in una soggettività…. E su questo, al lavoro!

Alberto Leoncini

PS: Ci vediamo alla 4passi con Movete

 

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