Di canzone in canzone/di casello in nazionalizzazione

Allora, intanto il galateo: vi invito alla VI assemblea nazionale di Indipendenza il 24 marzo a Roma e vi posto anche la locandina perché…c’è tutto.

roma 24 marzo

In quell’occasione sarà in distribuzione il ‘foglio di lotta’ con un mio scrittarello su infrastrutture, trasporti e privatizzazioni (chi fosse interessato a copie, mi scriva).

Il tema è particolarmente attuale anche, e non da ultimo, alla luce del dibattito in corso in Gran Bretagna sulle nazionalizzazioni. Il motivo è presto detto, perché noi e la Gran Bretagna abbiamo compiuto un percorso in scia riguardo le privatizzazioni: le privatizzazioni di massa (tutto e subito) della Thatcher anticipano di pochi anni il medesimo fenomeno negli anni ’90 in Italia, quindi se loro invertono la rotta forse è il caso che ci diamo da fare anche noi, per la cronaca: si chiamerebbe inter/nazionalismo, ma che non si sappia in giro.

Proprio a questo proposito, e parlando sempre di infrastrutture, il 26 febbraio ci sarà la prima assemblea del comitato romano di opposizione al referendum dei Radicali su ATAC.  Ovviamente darò conto di tutti gli aggiornamenti, ma spero che il buon giorno si veda dal mattino…e i più attenti dovrebbero aver intuito il perché: il 26 febbraio è il compleanno di questo blog e quindi mi pare la data giusta per iniziare.

Alberto Leoncini

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Privatizzazioni, nazionalizzazioni e campagna elettorale

Avevo pensato di scrivere questo post prima della notizia-bomba di oggi, cui francamente non avrei creduto, cioè la candidatura di Alberto Bagnai con la Lega di Salvini. Qui la conferenza stampa fresca di caricamento

è l’epilogo di un trentennio di fideistica adesione all’unionismo euroatlantico da parte delle forze progressiste e del loro scollamento dalla realtà. Triste, ma sinceramente non mi sento di biasimarlo. Come noto ho sempre pensato che lui e il suo gruppo di lavoro siano la punta più avanzata e intellettualmente attrezzata di contestazione del modello unionista, certo c’è Indipendenza, figuratemi se me ne scordo, ma al momento non abbiamo la legittimità accademica e gli spazi mediatici che ha saputo conquistare lui. Questo è un fatto di cui prendere atto serenamente: la lotta continua e si tratta comunque di istanze che definire minoritarie sarebbe eufemistico, quindi ogni convergenza va portata a maturazione, fermo restando che per chi scrive il leghismo sia qualcosa di culturalmente e ideologicamente inaccettabile per un numero imprecisabile di motivi.

E adesso posso parlare dell’altra candidatura di cui vi avrei voluto parlare, quella di Giorgio Cremaschi per Potere al popolo , a questo link trovate un’intervista che spiega molte cose con chiarezza. Anche qui, il fatto che Napoli sia l’esperienza di governo progressista più avanzata in Italia, l’abbiamo detto in tutte le salse (qui, qui etc…) quindi non mi stupisce che da lì prenda le mosse quel progetto politico, perché non potrebbe essere altrimenti. In tale fenomeno vedo diversi aspetti di interesse:  questioni come le nazionalizzazioni, per dire, erano anni che non passavano nemmeno nella ‘sinistra radicale’, riportarli come tema di dibattito è un fatto importante e non scontato;  viene mandato in cortocircuito, credo per sempre, il meccanismo ‘appellistico’ e unitaristico che si trascinava ormai grottescamente in tutte le ultime tornate elettorali, difatti le varie sinistre apericena non appoggiano la cosa (provate a cercarne traccia su MicroMega, se ci riuscite…) e che i media l’abbiano completamente oscurata, è sicuramente un segnale interessante, per noi.  Molto ci sarà da definire e declinare, ma quello che sta succedendo è un fatto di significativa importanza politica. Il dato di partenza importante è, secondo me, la presa d’atto che, come sempre nella storia politica dell’umanità, si ottiene sono quello che ci si va a prendere, il meccanismo della concessione non ha mai funzionato né mai funzionerà.

Dicevo che parlare di nazionalizzazioni non è un fatto scontato, chi segue questo blog lo sa, come non è un fatto scontato la nascita di noprivatizzazioni , un laboratorio di contrasto ai processi di privatizzazione in atto. E’ stato presentato al Senato il 19/1, ho ravanato-come si dice in latino- un po’ in rete per trovare il video, ma sinceramente non l’ho trovato, comunque se poi fosse reso disponibile, lo condividerò, come sempre, con tutti voi, visto che, come noto, lo spirito di questo blog è prima di tutto quello di combattere una battaglia delle idee  e quindi di mettere in relazione chi lavora su determinati temi. Vi riporto una breve sintesi dei miei rilievi dopo aver sentito la conferenza di presentazione trasmessa da SenatoTV:  sono stati diffusamente sovrapposti due concetti che vanno tenuti secondo me distinti, cioè da un lato la privatizzazione dei servizi sociali (come p.es. sanità, previdenza, scuola etc…) per fornire agli oligopoli privati nuove catene del valore e dall’altro l’abdicazione a una politica industriale pubblica con la privatizzazione delle grandi compagini societarie (Finmare, Finmeccanica, Alitalia, ENI, Stet, Italaerei etc…), il punto in comune è che entrambi i versanti vedono lo Stato (o, meglio, l’apparato pubblico) come un concorrente strutturale del privato e dei suoi appetiti ma si tratta di fenomeni diversi: il primo fenomeno intacca la struttura ‘solidaristica’ dello Stato, il secondo la sua capacità di crescita economica e di produzione di benessere e sviluppo ma si tratta di aspetti diversi che coinvolgono profili fra loro non omogenei, in termini di rivendicazioni questo sarà un punto da chiarire.

Un altro profilo da tener presente e spiegare con chiarezza è che occorre riprendersi determinate leve di politica industriale come fatto strutturale e non ‘emergenziale’, cioè per ‘salvare’ x o y. Posto che a tutti piace ricordare l’IRI e tutte le belle cose che sono state fatte, si tratta ora di ricostituire quel patrimonio e bisogna farlo non solo dicendo ‘no privatizzazioni’, che va benissimo, ma bisogna articolare, ed essere chiari, sul fatto che, ad esempio, se ci sono fallimenti, confische di aziende etc… lo Stato o gli enti locali devono poter operare per entrare in quel segmento/comparto, bisogna cioè articolare anche delle proposte positive su questi temi.
C’è poi un terzo profilo che va esplicitato con chiarezza: in più punti è stato criticato ‘l’azionariato diffuso’, ovviamente sono d’accordo perché il risultato di fatto di trovi con la capogruppo multinazionale di turno che con il 4% controlla colossi industriali, ma attenzione, bisogna distinguere con chiarezza tra ‘azionariato diffuso’ nell’ accezione neoliberista/thatcheriana da ‘azionariato popolare’, che fra l’altro è previsto dall’art. 47 Cost.
Sono due fenomeni molto diversi e anzi, proprio forme di azionariato autenticamente popolare potrebbero servire per svuotare i fenomeni di privatizzazione in un’ottica di democrazia economica. Io, per esempio, non vedo niente di male se il 51% delle ferrovie, per dire, è dello Stato e il 49 dei cittadini mediante quote, chessò, di massimo 500 euro, con vincoli di ingresso per finanziatori istituzionali (no banche, no assicurazioni, no private equity, no fondi di investimento etc…)… : potrebbe essere un buon modo per finanziare le imprese e custodire i risparmi dei cittadini con rendimenti sicuri e a basso rischio.
Cose di cui discutere, certo, quando saremo fuori dalla tonnara e potremo serenamente tornare a vivere in un mondo normale discutendo del merito dei problemi, con cose tipo stipendi che ti fanno arrivare alla fine del mese, visite mediche senza mesi di attesa, mezzi pubblici funzionanti… cose che oggi sono oggettivamente fuori dalla possibilità di essere pensate e desiderate. Per arrivare lì, l’assioma e il primo passo è far sparire dalla carta geografica della politica il PD e tutta la sua costellazione, quindi il dogma deve essere anzitutto e sopra ogni cosa quello, solo da una radicale destabilizzazione dello scenario si possono aprire dei varchi di rovesciamento del blocco di potere dominante, quindi meditate bene sul cosa fare in questo mesetto abbondante che ci separa dal quattro marzo, perché vale il principio ‘one shot, one kill’…Sinceramente non so se farò pubblicamente la mia dichiarazione di voto, certo è che sicuramente ho chiaro contro chi votare e spero ce l’abbiano anche i lettori di questo blog.
In cinque anni, per fare una sintesi, hanno privatizzato Poste, Enav, GrandiStazioni, quote di Eni ed Enel e molto altro, abolito la Forestale, approvato il jobs act, fatto quella nefandezza della ‘buona scuola’, messo a rischio la Costituzione e potrei continuare l’elenco, sulla sudditanza per non dire il servaggio a USA e Unione Europea, credo di non dover spendere parole. Direi che anche basta, come si dice sempre in latino.
Alberto Leoncini
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9 gennaio: incontro con il giudice Italo Franco

Vi segnalo e invito a questo evento di cui trovate di seguito la locandina, si tratta della presentazione del testo Viaggio semiserio tra la burocrazia e la società in trasformazione del giudice Italo Franco, cui interverremo io e la collega Anna Rita Freda  , è un testo a mio parere di grande pregio perché affronta tutti i temi di cui ci occupiamo qui con un’ottima accessibilità generalista e una approfondita padronanza tecnica, un connubio non comune. Ci vediamo lì! italo franco locandina_foto

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Indipendenza 43 e auguri natalizi

Come già anticipato è uscito il numero 43 di Indipendenza, con due miei interventi, uno su responsabilità sociale di impresa, corporate crime e ‘sovranità del consumatore’, l’altro sui risvolti del referendum autonomista lombardo e veneto.

Di seguito anche la copertina, al link sopra trovate indice e modalità di richiesta per chi fosse interessato.

indi 43 copertina

Se invece volete letture più natalizie, vi rinvio a questa, che è conseguenza di questo

L’anno che sta per terminare è anche quello del trentesimo anniversario dell’assassinio di Thomas Sankara… Un titano da ricordare specie in questi giorni di dibattito fra ‘aiutiamoli a casa loro’ e ‘portiamogli la zuppa calda in stazione’, le due facce del medesimo problema, cioè l’assenza di analisi sulla base dei rapporti di forza storicamente dati e sui tratti delle politiche imperialistiche.

Per archivio, vi segnalo questo passaggio di Minenna su IRI e Alitalia. Nulla di nuovo, ma quando al ‘canale unico euroatlantico’ passa qualcosa di vero, è bene darne conto.

Alberto Leoncini

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Cronache da un Natale dadaista

Siccome l’erba cattiva non muore mai, sono di nuovo a incrociare da queste parti, dopo alcuni mesi piuttosto intensi… Anzitutto per il referendum autonomista, nel quale sono intervenuto in varie occasioni, di seguito trovate l’ultima maratona a ‘Focus’ di ReteVeneta

convincendomi del fatto che manchi ancora molto, molto tempo perché le cose cambino. D’altra parte, se questo modello economico-politico non è stato sconfitto in Grecia, che sta notevolmente peggio di noi che già non ce la passiamo benissimo, qualcosa vorrà pur dire. Perché lì, a differenza di qui, si era concretata una risposta ideologizzata, cioè basata su categorie di analisi del reale e dei rapporti di forza storicamente dati, e di massa a questo modello, sto parlando di Syriza, se non si fosse capito. Quindi gli emeriti imbecilli che continuano a baloccarsi con scemenze del tipo: “eh ma vedrai che quando toccano x,y,z,w le cose cambieranno” (con x=sanità pubblica, y=previdenza pubblica, z=scuola pubblica, w=servizi pubblici locali), non sono sono fuori strada nell’analisi di merito, ma continuano a non comprendere come la Grundnorm del nostro ordinamento sia il principio della rana bollita, o dei capponi di Renzo, se preferite. Quindi anche quando la rana si accorge di x,y,z, o w è già tramortita,  (con rana=laggente).

Ciò detto, è passato quasi un anno da questo, però non posso che sottolineare come la realtà si incarichi sempre di superare la fantasia. Fin dal manifesto di questo blog  ho inserito il mio ironico riferimento ai ‘panettoni di Stato’ come bersaglio polemico dei libbberisti con tre b e come plastica rappresentazione, da parte loro, di un mondo fuori dal tempo e fuori dallo spazio. Sinceramente, però, credo sia un’opera di dadaismo postmoderno quel che sta accadendo in questi giorni sul ‘caso Melegatti’. Ferma e premessa la solidarietà umana ai lavoratori di quella società, sono a dir poco sconcertato dalla campagna sui social di questo periodo e dall’adesione di esponenti  vari in particolare della sinistra

perché, vedete, se siamo nelle condizioni di dover elemosinare l’ossigeno a un fondo maltese per produrre uno dei dolci natalizi più noti al mondo, sotto Natale è qualcosa che oggettivamente urta non dico ‘una prospettiva politica sulle cose e sulla realtà’, quanto proprio l’intelligenza. Sto osservando nel più assoluto sconcerto gruppi di sinistra, organizzazioni sindacali etc…dedite ad acquistare all’ingrosso i pandori, con due conseguenze: la prima è quella di accettare in toto il modello economico dominante e il raggio di azione che concede, la seconda è quella di accettare come dato di natura una crisi permanente, indotta e sostanzialmente espansa a macchia d’olio in ogni comparto, rispetto alla quale il massimo dei palliativi proponibili sono i selfie col pandoro.

Ora, come la pensi io sui ‘panettoni di Stato’ lo si sa, altrimenti non starei qui, ma che nemmeno si discuta non dico di nazionalizzazioni, socializzazioni ma nemmeno di linee di credito pubbliche, azionariato popolare o cose del genere è qualcosa di oggettivamente pazzesco dopo quasi dieci anni-dicasi dieci anni- da una crisi sistemica che forse dovrebbe far capire che questo modello presenta alcuni difettucci. D’altra parte che si debba passare per i temi di questo blog, lo ha detto a chiare lettere l’houseorgan di casa PD , quindi veramente stiamo parlando del segreto di Pulcinella, il tema vero è che da questa banale analisi occorre passare poi a una strutturazione dei rapporti di forza conseguenti per supportare tali istanze, cosa decisamente meno scontata.

Che dire, con Indipendenza stiamo per uscire con un nuovo numero, nel quale continuare la battaglia delle idee su questi e altri temi, l’invito è quindi di prenotare le copie, diffonderle e, se potete, sottoscrivere.  Sul come muoversi per le elezioni, avremo modo di parlarne.

Alberto Leoncini

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Una solitudine troppo rumorosa

Chi incrocia a queste latitudini sa bene che non si trova davanti a un prodotto ‘di moda’: qui non c’è niente di attraente, di fiammante e di nuovista. Questo spazio è, come noto, un’isoletta dispersa nell’oceano del pensiero unico. Non è neanche ‘vintage’ perché per esserlo occorre presentare dei tratti di spendibilità rientrando a qualche titolo nel perimetro del modello dominante. Fuori su tutta la linea: come il telex nell’epoca delle email, poi capita che vi salti internet (o che lo smartphone si scarichi) e tutto sommato si rivaluta anche il telex. Un po’ come quando dovete scappare da un terremoto e vi chiedono di pagare il biglietto: tutto è inutile e superato, fintanto che non succede qualcosa che, improvvisamente, lo fa tornare assolutamente essenziale, un po’ come quando si riaffacciano malattie come la malaria e, d’improvviso, si torna a parlare di Chinino di Stato.

Viviamo in un’epoca strana, equivoca, priva di punti di riferimento, in cui capitano gli incontri i più strani e le convergenze più impensate. Mai avrei pensato di trovarmi a condividere un articolo di Paola Binetti, e meno ancora che fosse lei a parlare di Chinino di Stato in termini sostanzialmente affini ai miei.  Ormai la ‘sinistra radicale’ è superata a sinistra anche dai conservatori, con l’unica specificazione che il ‘Chinino di Stato’ non fu una iniziativa ‘dello Stato’, come dice lei, ma dei mazziniani e dei socialisti, cioè di quella parte dello spettro politico che da centocinquanta anni si batte per l’elevazione delle condizioni morali e materiali della classi subalterne, sfruttate e oppresse, a favore dei diritti e contro i privilegi.

Capita anche questo nell’Italia in cui si torna a morire di malaria, in cui cala l’aspettativa di vita ,  in cui ambiti come il commercio al dettaglio continuano a soffocare  e la sola Toscana ha 7.500 posti di lavoro a rischio. D’altra parte avrete sentito anche delle cancellazioni massive di RyanAir: a questo proposito c’è un bell’intervento di Cremaschi  che spiega una cosa molto semplice, cioè che o si torna a una logica di ‘servizio pubblico’ oppure non si può aspettare altro che questo stato di cose.

Nei prossimi tempi sarò parecchio preso con iniziative sul ‘referendum bidone’ e non so quanto potrò incrociare a queste latitudini, a questo proposito vi linko il sommario del numero 42 di Indipendenza con un mio intervento sulle autorità indipendenti e, appunto, una versione leggermente ampliata di quello sul referendum ‘autonomista’ in Veneto e Lombardia 

Alberto Leoncini

indi 42

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Arriva la ripresa e non ho niente da mettermi

Come avrete immaginato, ho avuto un po’ di cose da fare ultimamente, e altre ne avrei, ma ho trascurato troppo queste latitudini per non tornarci. Per scusarmi, cari lettori, mi sembra giusto aggiornarvi un po’ nella speranza di poter presto scrivere qualcosa di più denso sul piano contenutistico. Sono stato invitato, ancora a giugno, come relatore per questa tavola rotonda in Umbria, di cui vi linko il resoconto,  su sovranità alimentare e scelte di consumo…

Nel frattempo, come saprete, arriva la ripresa, certo restano 148.000 lavoratori coinvolti nelle sole crisi aperte al MISE  senza contare indotto e senza contare comparti come il bancario, che come noto sta benissimo.

Ero in montagna e mi godevo la vicenda STX-Fincanteri ,  cui si aggiunge quest’altra simpatica mossa dei tedeschi, di cui se notate nessuno parla più, perché ci hanno fatto ‘er buono’, e quindi come spiega Verdone finisce così:

Poi c’è il Tesoro che controlla MPS e Alitalia, che mentre ci affanniamo a voler vendere, aumenta i ricavi del 3%, ( 2% secondo il Sole )da ultimo i radicali che promuovono il referendum sulla privatizzazione dell’ATAC, patetici come i giapponesi nel Pacifico, ma estremamente pericolosi perché anche se hanno un caricatore nel mitra, niente vieta che ce lo scarichino addosso e dopo vagli a spiegare che la guerra è finita da vent’anni. Fuor di metafora, questi vogliono far danni fino alla fine e il loro braccio operativo, i radicali appunto, si attivano in questa direzione. E il perché lo trovate qui , un articolo che dice l’ovvio, cioè che le imprese a partecipazione pubblica vanno meglio di quel che i nostri piccoli Goebbels ci raccontano.

Sempre per aggiornarvi su quel che ho combinato ultimamente, vi segnalo che ho creato questa pagina per promuovere le ragioni del NO al referendum-bidone sull’autonomia promosso da Zaia e Maroni per il 22 ottobre prossimo. Presto arriverà anche il comunicato ufficiale di Indipendenza, da me scritto, che enuncerà le ragioni per le quali tutta l’organizzazione si schiera per il NO. Vi invito già da ora alla nostra V assemblea nazionale che si terrà a Roma il 16 settembre prossimo, di seguito vi linko i riferimenti e vi posto la locandina

v assemblea nazionale indipendenza

Come vedete, ci sono parecchie faccende aperte… Il numero in uscita vedrà un mio intervento su autorità indipendenti e privatizzazioni: ve lo anticipo, ma vi aggiorno non appena sarà stampato (a ridosso dell’assemblea…quindi, venite!).

Prima di venire a Roma, però, ricordatevi di votare goofynomics quale migliore sito di politica ai mia2017 (e se non venite a Roma-male- votatelo da casa, comunque).

Alberto Leoncini

 

 

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Vi porteremo ovunque

Vi dice niente questo titolo? Alla gran parte di voi, credo di no. Si tratta del vecchio slogan dell’Alitalia, quello ‘storico’, prima del ‘piano Prato’ del 2007, che lo sostituì in ‘Volare nella tua vita’, poi sono arrivati i ‘patrioti’ di Berlusconi,  poi le Poste con MistralAir, poi Ethiad e poi arriviamo all’oggi. Era da tempo che stavo preparando i materiali per un post sui trasporti, come sarà questo e vi devo confessare che della vicenda Alitalia, oggi, mi interessa relativamente poco. Mi interessava molto di più parlare di nazionalizzazione dieci anni fa, cosa che feci e che all’epoca era davvero impopolare, quasi quanto criticare l’euro. Non mi fermai lì, scrissi molte altre cose su Alitalia  (forse ce ne sono delle altre di seguito a quelle linkate a fine articolo, onestamente non mi ricordo), ovviamente nel silenzio generale. Ebbi delle attestazioni di stima che ancora gelosamente conservo, ma questa è un’altra storia.

Quindi, ricapitolando, adesso, nell’anno di grazia 2017…mi venite a parlare di nazionalizzazione? Ma esattamente, dieci anni fa, cosa stavate facendo? Io non è che fossi un pieccidì o master in bisnissamministrescionanlò all’epoca: facevo la matricola in una città di provincia, eppure se ci potevo arrivare io a certe conclusioni, magari ci si poteva arrivare anche un po’ più in alto.

Come sia finita, ce lo racconta icasticamente anche il superallineato Corriere , colonizzati a terra, colonizzati in cielo. Usque ad sidera, usque ad inferos, come ci spiegano quelli che amano i brocardi.

In tutto ciò le ‘associazioni dei consumatori’ sono da sempre il terminale delle politiche deflazionistiche made in UE e nascono proprio perché alla dimensione politica della cittadinanza viene sostituita, dall’ordinamento UE, quella economica del consumo, quindi non è un caso che in questi giorni vengano intervistati esponenti delle stesse sull’operatività di Alitalia. A parte che non è dato sapere con quali qualifiche tecniche i suesposti soggetti parlino (abilitazioni? Specializzazioni?), tanto per tornare al noto dibattito sulle ‘fake news’, tuttavia siccome stiamo andando verso il trimestre estivo è pressoché certo che non ci saranno problemi di operatività: la cassa acquisita con l’aumento di domanda di posti e i prezzi relativamente più alti rispetto al resto dell’anno saranno sufficienti per coprire le spese operative (quelli che hanno studiato economia sanno che si tratta di una quasi  rendita  ), ma l’operazione è, chiaramente, quella di abbattere i ricavi nel breve/brevissimo termine, creando quindi una sofferenza nell’operatività dei voli e permettendo all’avvoltoio di turno di prendersi i residui asset attivi o comunque interessanti. Vediamo se mi sbaglio.

Detto questo, comunque, meglio tardi che mai: c’è stato un bel convegno sulla nazionalizzazione di Alitalia, di seguito vi posto i video di Bagnai e Paolo Maddalena, se poi vi interessano gli altri li trovate qui 

E la morale qual è? La morale è che l’impresa pubblica è come l’aria: ci si accorge di quanto serva solo quando manca. Beh, un po’ come tutte le cose essenziali, peraltro… La mattina mica vi svegliate e misurate la percentuale di ossigeno nell’aria, no?

Ne volete una riprova? Leggete qui : ci sono un tram, degli imprenditori (negozianti) e un quartiere di periferia. Sembra una storiella, ma è la semplice realtà.  Naturalmente se poi i tram e gli autobus ce li producessimo anche, sarebbe meglio come già ci dicevamo. Ancora una volta, anche su questo tema occorre guardare con enorme interesse a quello che si sta facendo a Napoli:

E quindi che si fa? Occorre  muoversi, appunto, perché qui stanno scappando con l’argenteria : i conti correnti e libretti ce li hanno già svuotati, ma evidentemente non basta, visto che al governo stanno preparando la privatizzazione 2×1 (paghi uno prendi due, come al supermercato) quella con l’integrazione ANAS/Ferrovie. Qui trovate un quadro più chiaro delle cifre di cui si parla, quando si discute di privatizzazioni. Questo come prelevamento occulto di ricchezza aggregata, poi c’è la vostra personale, di ricchezza, cari lettori: per esempio quando vi arrivano le bollette.  Volete sapere come finisce? Finisce così: a meno che non si inizi, seriamente, a rimettere in piedi un’idea di impresa pubblica e politica economica alternativa a quella dominante.

D’altra parte, che ripensare a un coordinamento delle politiche di intervento pubblico nei settori economici sia un passaggio ineludibile e ineliminabile, come abbiamo già detto, e come prova anche questa notizia: che le utility siglino un protocollo per le sinergie operative, significa solo che l’unica strada sensatamente percorribile è quella dell’holding, cioè l’IRI.

Visto che si parla di mobilità, vi segnalo che il 7 maggio  il comitato che si batte contro la Pedemontana organizza una biciclettata sui luoghi dello scempio, perché, appunto, non tutti i modi di muoversi sono uguali…

Oggi, peraltro, sarebbe anche il Primo Maggio. Settant’anni fa Portella della Ginestra, e prima ancora i ‘martiri di Pietrarsa’: senza agire sugli snodi di cui ci occupiamo, l’unica prospettiva possibile è questa … Quindi, insomma, auguri. Non so voi, ma io credo di averne bisogno.

 

Alberto Leoncini

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Terzo compleanno: a Canossa con la faccia di quelli che l’avevano sempre detto

Eh, si, passa il tempo: sono tre anni che esiste questo blog. Il primo anniversario l’abbiamo celebrato così, il secondo così e il terzo, che sarà domani ma non so se avrò il tempo di scriverci, quindi il post lo pubblico oggi, lo celebriamo intanto con l’invito alla quarta assemblea nazionale di Indipendenza  che sarà fra un mese…Per i più pigri incollo anche la locandina:

iii-assemblea-nazionale-indi

Io parlerò, per la cronaca, di radicamento territoriale e strutturazione di un’alternativa politica, quindi vi aspetto…Naturalmente, per chi non avesse associato la cosa, il 25/3 a Roma ci sarà il vertice europeo per rilanciare in pompa magna la retorica unionista in occasione del sessantennale dei Trattati di Roma, istitutivi della CEE, divenuta ora UE. Sarà un’occasione importante per contestare il modello egemone e le relative politiche, quindi invito chi può/vuole a scendere in piazza. Diversi saranno i cortei, come Indipendenza dobbiamo ancora sciogliere la riserva sul quale partecipare, tuttavia troverete le info sul sito, ma anche qui, per i più pigri vedrò di darne conto qui.

Bene, ora veniamo al merito: che saremmo tornati da dove siamo partiti, solo con trent’anni di deindustrializzazione, quasi dieci di recessione tecnica e un tessuto istituzionale ridotto a un colabrodo, questo l’abbiamo sempre saputo, e detto qui, qui e in molti altri post, ma quello che vi propongo oggi le supera tutte: avete presente HFarm? Si, questa:

Ecco, gira gira, tutto questo smart, duepuntozero, nuovismo variamente declinato dove arriva? Ma al caro vecchio IRI, amici miei!

Esattamente come l’acqua per lessare le patate: vi giuro che non credevo ai miei occhi, ma vedere che CDP nel suo sito ufficiale, cioè di fatto il braccio pubblico di investimento che ha sostituito (parzialmente e male, perché dovrebbe fare altro) l’IRI sia partner di HFarm con dichiarazioni del genere:

Abbiamo dato vita insieme a Cattolica ad un pool di investimento – ha commentato Aldo Mazzocco, Head of Group Real Estate del Gruppo Cdp  con l’obiettivo di sostenere una importante realtà italiana del mondo dell’innovazione. L’investimento è coerente con la vocazione del nostro fondo FIA2, dedicato alle nuove forme dell’abitare, degli ambienti di lavoro e dell’educazione”.

è qualcosa di incredibile. Ora, per arrivare qui, a prescindere dalla bontà o meno della scelta, che non è mio interesse sindacare…anche perché non c’è assolutamente niente di male nell’attivare una partnership con un soggetto sostanzialmente pubblico, il punto è che, mediaticamente, il mondo ‘start up’, digitale, e-tutto viene descritto come qualcosa di radicalmente ‘nuovo’ e ‘diverso’ dalle vecchie logiche politiche, economiche e sociali.Ora, a parte il fatto che si tratti in molti casi di tecnologia militare, come internet che è la base di tutto e che quindi deriva direttamente dal ‘bene pubblico’ per definizione da manuale, cioè la difesa, appunto (e quindi la sovranità come monopolio dell’uso della forza…). Questa narrazione va smentita e va invece indagato come e in che termini debba concretarsi l’intervento pubblico nel frangente attuale, che è quello che facciamo qui. Il punto, quindi, non è se debba esserci un intervento pubblico nell’economia ma come, quindi si rassegnino quelli che ‘eh ma non siamo più negli anni ’60’.

A questo punto, dovevamo proprio sottoporci a questo calvario economico? E se no, chi dobbiamo ringraziare? Quei personaggi, senza riferimenti, che ci hanno imbottito le prime serate sulle magnifiche sorti progressive delle privatizzazioni? O con la storia dei panettoni di Stato?  O con l’italietta della liretta? Vogliamo poi parlare del dogma dell’indipendenza della banca centrale? E, per quanto qui direttamente ci interessa, il conto di aver raso al suolo una delle più grandi conglomerate industriali pubbliche del mondo, esattamente, a chi lo dobbiamo mandare?

Beh, Borghi ci ha già detto nel 2012 come finirà:

Spero vivavamente che questo sia l’ultimo compleanno che ho tempo di festeggiare qui, perché, sapete, ho in cuor mio la speranza che fra un anno il regime sia caduto e avremo iniziato la, lunga e non meno faticosa, ricostruzione che sarà economica ma riguarderà anche la ricomposizione delle fratture (umane, personali, famigliari e politiche) create da questo modello. In tale contesto spero di poter dare il mio contributo e di avere poco tempo per le analisi perché il tempo dovrebbe essere assorbito dalle cose da fare, potendole fare. Questo è il mio augurio e la mia speranza, un po’ come il bellissimo discorso di Nord che trovate al minuto 1h 56 min, da Il partigiano Johnny di Fenoglio. Se non l’avete visto, regalatevi due ore per guardarlo integralmente.

Io, per parte mia, cercherò di non rimanerci nell’ultimo mese di guerra, poi ognuno faccia come crede.

 

Alberto Leoncini

PS: è ripartito il trenoverde2017 di Legambiente/Trenitalia

il governo non ha ancora fissato la data dei referendum su voucher e appalti, voi intanto seguite la campagna. 

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Vivere per lavorare: here we go again

Mentre stavo scrivendo questo avevo visto la promo di PresaDiretta ‘Salari da fame’, ovviamente sapevo che sarebbe stato interessante ma il post era già stato predisposto. Naturalmente provvedo ora a postarvi la puntata completa  invitandovi a visionarla. Come dicevo, è indubbio che il tema del lavoro diventerà sempre più centrale, tuttavia vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che se i salari sono ormai polverizzati e il lavoro è svalutato, questo non significa che la ‘sinistra’ ne abbia compreso le ragioni, tant’è che in questi giorni si è alleata con i grandi operatori (google, Starbucks etc…) contro le politiche (sbagliate) di Trump, il perché lo trovate qui. Tanto è vero che anche nella stessa puntata di Iacona, fatta molto bene, è andato in Svezia ma non è stato dato il giusto risalto al fatto che…. la Svezia ha potuto riallineare il cambio dopo la crisi del 2008. Come ricorda PalombiPiù che con Spagna e Irlanda, in realtà, sarebbe preferibile comparare la Finlandia con un Paese simile, la Svezia: fino al 2008 le economie delle due nazioni crescono più o meno in modo simile, poi crollano dopo la crisi finanziaria negli Usa e da lì si salutano. Oggi a Stoccolma il Pil è dell’8% superiore a quello del 2008: fa una differenza di 20 punti percentuali coi cugini. La Svezia, però, non ha l’euro: tra il 2008 e il 2009 ha lasciato svalutare la corona di circa il 20% restaurando per questa via la sua competitività.

Ah, per i più attenti dei miei lettori, questo articolo io l’ho già citato nel mio pezzo  sulla riduzione dell’orario di lavoro, sperimentata in Svezia.  Peraltro anche lì c’è chi, a sinistra, lavora per uscire dalla UE. 

Per chi volesse il bignamino, il succo lo spiega Fassina qui:

Per chi volesse invece la ‘versione estesa’, c’è Bagnai. 

Nella II parte della puntata trovate anche il tema dell’acqua pubblica con una bella intervista a Luigi de Magistris, uno dei più importanti risultati concretati dalla sua amministrazione come ho ricordato nel mio pezzo sul municipalismo. 

Alberto Leoncini

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